Un filmato recuperato dall’esercito israeliano durante le operazioni nella Striscia di Gaza mostra sei ostaggi israeliani mentre cercano di accendere le candele della festa di Hanukkah in un tunnel con scarso ossigeno. I sei ostaggi sono Hersh Goldberg-Polin, 23 anni, Eden Yerushalmi, 24 anni, Ori Danino, 25 anni, Alex Lobanov, 32 anni, Carmel Gat, 40 anni, e Almog Sarusi, 27 anni. Il filmato risale al dicembre 2023. Otto mesi dopo, il 29 agosto 2024, all’approssimarsi delle Forze di Difesa israeliane al tunnel sotto il quartiere di Tel Sultan, a Rafah (Striscia di Gaza meridionale), tutti e sei gli ostaggi furono assassinati con un colpo alla testa dai terroristi palestinesi.
Arabia Saudita: le donne menano gli oppressori Cronaca di Cecilia Zecchinelli
Testata: Corriere della Sera Data: 24 maggio 2010 Pagina: 15 Autore: Cecilia Zecchinelli Titolo: «Le botte delle saudite ai poliziotti anti vizio»
Riportiamo dal CORRIERE della SERA di oggi, 24/05/2010, a pag. 15, l'articolo di Cecilia Zecchinelli dal titolo " Le botte delle saudite ai poliziotti anti vizio ".
Donne saudite, come piacciono ai Commissari per la promozione della virtù e la prevenzione del vizio
Se qualcuno facesse un sondaggio tra i sauditi chiedendo «chi odiate di più» è probabile che a vincerlo, almeno nelle città, sarebbe la polizia religiosa. Ovvero la Commissione per la promozione della virtù e la prevenzione del vizio, nota come haia, commissione, o mutawwain, volontari, anche se molti suoi accoliti tali non sono. Un piccolo esercito di fanatici wahabiti in lotta continua contro promiscuità, omossessuali o veli inadeguati, mal sopportati soprattutto dalle donne. Che sempre più spesso, però, reagiscono: gli ultimi due episodi sono un segnale evidente. Nella città di Mubarraz, una coppia di ventenni è stata avvicinata in un luna park da un mutawwa. Che ha loro chiesto i documenti, sospettando che non fossero sposati o parenti. Normale routine in Arabia: nei pochi luoghi pubblici si vedono spesso controlli, o fughe di coppie clandestine all’avvicinarsi delle pattuglie anti vizio, gli uomini barbuti e in sandali, le donne tutte in nero, guanti compresi. Ma questa volta, scrive il quotidiano Okaz, è stato diverso. Il ragazzo, terrorizzato, è svenuto. L’amica ha preso a pugni e calci il guardiano, spedendolo in ospedale. Okaz non fornisce altri dettagli ma precisa che l’arrabbiatissima saudita rischia grosso: anni di carcere e varie frustate per aggressione a pubblico ufficiale. Nel centro del Paese, più puritano, una «sorella» si è spinta oltre: quando un’auto di mutawwain si è avvicinata a lei e al suo compagno, la donna ha estratto una pistola e ha sparato. In aria. «L’ha fatto per permettere all’uomo», ha spiegato Sheikh Al Nabet, portavoce del haia, senza dire che fine avesse fatto la signora.
«La gente non ne può più di questi fanatici che ora pagano il prezzo per averci umiliato per anni», commenta una nota femminista, Wajiha Huwaidar. «Questo è solo l’inizio, ci sarà più resistenza». In realtà l’ostilità al haia è diffusa, anche per i delitti da questa compiuti. Il più grave, nel 2002, fu la morte di 14 ragazze nell’incendio di una scuola alla Mecca: i mutawwain avevano loro impedito di uscire dall’edificio perché «non coperte adeguatamente». Dal 2006, per volere del Re, i poteri della polizia religiosa sono stati limitati, i capi più oltranzisti rimossi. Ma come sempre in Arabia il problema è soprattutto sociale: molti sauditi difendono la tradizione. E non sorprenda l’appello rivolto da 1.600 donne al re a favore del «divieto di promiscuità tra sessi». La haia, così, continua ad agire: due giorni fa ha annunciato l’arresto di dieci ragazze «emo» (post punk) a Dammam: vestite di nero come ogni saudita ma con frange sugli occhi, make-up scuri e pantaloni. Assolutamente haram, proibitissimi.
Per inviare la propria opinione al Corriere della Sera, cliccare sull'e-mail sottostante