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Luce nel buio del tunnel. Come gli ostaggi a Gaza celebravano Hanukkah 13/12/2025

Un filmato recuperato dall’esercito israeliano durante le operazioni nella Striscia di Gaza mostra sei ostaggi israeliani mentre cercano di accendere le candele della festa di Hanukkah in un tunnel con scarso ossigeno. I sei ostaggi sono Hersh Goldberg-Polin, 23 anni, Eden Yerushalmi, 24 anni, Ori Danino, 25 anni, Alex Lobanov, 32 anni, Carmel Gat, 40 anni, e Almog Sarusi, 27 anni. Il filmato risale al dicembre 2023. Otto mesi dopo, il 29 agosto 2024, all’approssimarsi delle Forze di Difesa israeliane al tunnel sotto il quartiere di Tel Sultan, a Rafah (Striscia di Gaza meridionale), tutti e sei gli ostaggi furono assassinati con un colpo alla testa dai terroristi palestinesi.



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Il Foglio Rassegna Stampa
31.03.2010 Il G8 č contro il nucleare iraniano, ma non parla nč di sanzioni nč di opzione militare
Intanto gli ayatollah continuano indisturbati il loro piano

Testata: Il Foglio
Data: 31 marzo 2010
Pagina: 3
Autore: La redazione del Foglio
Titolo: «How do you say 'sanzioni' ?»

Riportiamo dal FOGLIO di oggi, 31/03/2010, a pag. 3, l'editoriale dal titolo " How do you say 'sanzioni' ? ".


M.Ahmadinejad

Il G8 ministeriale chiuso ieri in Canada chiede “misure forti e appropriate” contro il programma nucleare dell’Iran, ma ovviamente si guarda bene dal pronunciare all’unanimitą la parola “sanzioni”. E ancor pił si tiene al largo dalla definizione adottata da chi vuole sul serio una pressione efficace: “Crippling sanctions”, “sanzioni storpianti”, per bloccare il regime di Teheran sulla strada – sempre pił breve, e lo dicono le neutralissime agenzie Onu – della bomba atomica. Il punto č che gli otto Grandi per risolvere il problema Iran sono costretti a chiedere aiuto a un altro problema: la Cina. Il segretario di stato americano, Hillary Clinton, s’č detta ottimista di riuscire a convincere Pechino della necessitą di agire come un fronte unico. Ma l’ottimismo sulle sanzioni comuni non deve emanare dalla pur volenterosa Clinton, dovrebbe invece arrivare chiaro e netto da Pechino, e cosģ non č. Lą conservano la propria posizione impermeabile alle interpretazioni e assolutamente enigmatica sul futuro: il governo cinese non scoppia dalla voglia di vedere una potenza regionale dotata di atomiche nell’area del Golfo, ma per ora non ha alzato un ciglio per impedirlo. I G8 non hanno mai offerto grandi motivi di ottimismo, e anche per questo si prepara a svanire dal calendario degli appuntamenti. Quello del luglio 2009 deplorņ la repressione del regime iraniano contro gli oppositori scesi in strada a protestare contro i brogli elettorali, ma la repressione da allora si č soltanto fatta pił selvaggia e inumana. Lo stesso G8 fissņ pure una “deadline” atomica, un ultimatum: spiegateci entro settembre 2009 che intenzioni avete a Teheran con il vostro programma nucleare. Siamo a marzo dell’anno dopo e nulla č stato ancora chiarito. Resta un conforto residuale. Perseverare a invocare misure dure e severe contro l’Iran a ogni G8 e a ogni incontro ufficiale scandisce il conto alla rovescia per il tempo in cui, esperito ogni genere di manovre e pressioni diplomatiche, si potrą e si dovrą cominciare a parlare apertamente di opzione militare.

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