Un filmato recuperato dall’esercito israeliano durante le operazioni nella Striscia di Gaza mostra sei ostaggi israeliani mentre cercano di accendere le candele della festa di Hanukkah in un tunnel con scarso ossigeno. I sei ostaggi sono Hersh Goldberg-Polin, 23 anni, Eden Yerushalmi, 24 anni, Ori Danino, 25 anni, Alex Lobanov, 32 anni, Carmel Gat, 40 anni, e Almog Sarusi, 27 anni. Il filmato risale al dicembre 2023. Otto mesi dopo, il 29 agosto 2024, all’approssimarsi delle Forze di Difesa israeliane al tunnel sotto il quartiere di Tel Sultan, a Rafah (Striscia di Gaza meridionale), tutti e sei gli ostaggi furono assassinati con un colpo alla testa dai terroristi palestinesi.
Erdogan imbavaglia la stampa libera E vorrebbe entrare in Europa ! Commento di Antonio Ferrari
Testata: Corriere della Sera Data: 19 febbraio 2010 Pagina: 1 Autore: Antonio Ferrari Titolo: «Il successo di Erdogan contro la stampa libera»
Riportiamo dal CORRIERE della SERA di oggi, 19/02/2010, a pag. 14, l'articolo di Antonio Ferrari dal titolo " Il successo di Erdogan contro la stampa libera ".
Erdogan
C’è chi esulta: «Vittoria laica». Chi si irrigidisce: «Cedimento del governo». Chi non sa dire, con prudente saggezza, chi abbia vinto e chi abbia perso tra il gruppo editoriale Dogan, gigante secolare dei mass media turchi, e l’esecutivo islamico moderato del premier Erdogan. Con lenti superficiali, si può dire che l’orgoglioso magnate della comunicazione (Aydin Dogan) ha ottenuto un importante risultato, quasi un trionfo: vedendosi cancellare, prima da un tribunale poi dal Consiglio di Stato, due gigantesche multe comminate per presunte irregolarità fiscali. Tanto grandi che avrebbero distrutto il gruppo editoriale; e tanto ingiuste da essere considerate una velenosissima vendetta politica, a causa delle aspre critiche che giornali e televisioni avevano lanciato proprio a Erdogan e al suo governo, dopo averlo appoggiato perché aveva restituito stabilità alla Turchia.
Tuttavia, guardando in profondità, si può dire che la più dura battaglia tra il premier e il suo roccioso avversario si è conclusa per adesso con un ruvido compromesso. Dogan, il patriarca della stampa democratica turca, si defila dalla prima linea, cede il timone alla figlia e a un gruppo di professionisti e accetta di vendere due quotidiani, tra cui il prestigioso Milliyet e la rete televisiva Star. Significa che il fronte dell’aperto dissenso nei confronti del governo si indebolisce. Ma questo era il prezzo, oltre alla rinuncia ad altre attività collaterali, che Dogan ha dovuto pagare pur di evitare il collasso del suo impero.
È pur vero che né i quotidiani né la rete televisiva, sacrificati sull’altare del compromesso, hanno ancora trovato un acquirente. Ma è altrettanto vero che adesso Erdogan, che direttamente o indirettamente già influenza il secondo gruppo editoriale del Paese, ha ridotto la potenza di fuoco del suo più ostinato oppositore. Per il premier, al di là della forma, è un indubbio risultato. Al duro Erdogan una stampa troppo libera dava molto fastidio.
Per inviare la propria opinione al Corriere della Sera, cliccare sull'e-mail sottostante