Un filmato recuperato dall’esercito israeliano durante le operazioni nella Striscia di Gaza mostra sei ostaggi israeliani mentre cercano di accendere le candele della festa di Hanukkah in un tunnel con scarso ossigeno. I sei ostaggi sono Hersh Goldberg-Polin, 23 anni, Eden Yerushalmi, 24 anni, Ori Danino, 25 anni, Alex Lobanov, 32 anni, Carmel Gat, 40 anni, e Almog Sarusi, 27 anni. Il filmato risale al dicembre 2023. Otto mesi dopo, il 29 agosto 2024, all’approssimarsi delle Forze di Difesa israeliane al tunnel sotto il quartiere di Tel Sultan, a Rafah (Striscia di Gaza meridionale), tutti e sei gli ostaggi furono assassinati con un colpo alla testa dai terroristi palestinesi.
La parola 'sanzioni' rieccheggia in Europa, basta che non sia un'eco La cronaca di Luigi Offeddu
Testata: Corriere della Sera Data: 13 febbraio 2010 Pagina: 21 Autore: Luigi Offeddu Titolo: «L'UE prepara le sanzioni economiche»
" L'UE prepara le sanzioni economiche ", titola il CORRIERE della SERA di oggi, 13/02/2010, a pag.21, nel servizio di Luigi Offeddu. Il quale scrive che la parola "sanzioni" rieccheggia sempre più forte in tutte le cancellerie d'Europa. Speriamo non sia solo un'eco. Ecco l'articolo:
BRUXELLES — Più di tutti, e interpretando il pensiero di tutti, ha forse parlato chiaro l’Austria, cioè il suo ministro degli Esteri Michael Spindelegger: «L’Iran deve capirlo, ha consumato la pazienza della comunità internazionale». E infatti, la parola «sanzioni» riecheggia sempre più forte in tutte le cancellerie dell’Occidente. Con una possibile scadenza già fissata per il via alle misure economiche contro Teheran: fine febbraio, inizio marzo. E con l’Europa che fa da apripista nello scegliere il linguaggio più netto, o più duro. Se n’è parlato l’altro ieri a Bruxelles, al vertice della Ue, fuori dai colloqui ufficiali. Era l’occasione giusta perché riuniva faccia a faccia i protagonisti della politica continentale: da Catherine Ashton, neo ministro degli Esteri della Ue, a Nicolas Sarkozy, ad Angela Merkel. Il risultato è quello che prima fonti svedesi, e poi il ministro finlandese degli Esteri Alexander Stubb, così sintetizzano: «Nel giro di giorni o settimane», la Ue potrebbe decretare «sanzioni molto dure» verso Teheran.
Una previsione che raccoglie il monito di Barack Obama («Stiamo preparando un significativo regime di sanzioni»), o l’annuncio del premier britannico Gordon Brown («Il mondo è pronto a colpire l’Iran con nuove sanzioni»). O ancora, il giudizio del ministro italiano degli Esteri, Franco Frattini, secondo cui «è tempo di sanzioni effettive e condivise che non abbiano l’effetto di strangolare il popolo iraniano».
Lady Ashton (Ue) con G.Westerwelle (D)
Su questa stessa linea, è la Francia che in Europa guida la volata, e per un motivo molto pratico: toccherà a lei la presidenza del Consiglio di sicurezza dell’Onu che presto dovrà discutere a New York la risoluzione sulle sanzioni. Parigi sta già lavorando a una «quarta risoluzione», dopo le tre già presentate in passato. Come ha ricordato il ministro degli Esteri Bernard Kouchner, sarà decisiva «l’intesa dei 5 membri permanenti e una maggioranza al Consiglio di sicurezza. Noi lavoriamo con i cinesi, i russi, gli americani, gli inglesi e un certo numero di Paesi che sono relativamente vicini, a volte pieni di ammirazione verso Ahmadinejad». Kouchner ha citato anche il Brasile e il Libano. «Occorre convincere questa gente, la Cina sicuramente». Ma sarà proprio la Cina l’interlocutore più difficile al Palazzo di Vetro. Per ragioni strategiche, ma anche di portafoglio: il suo interscambio con l’Iran sfiora i 30 miliardi di dollari. E forse, una parte di questi fondi sono serviti a finanziare le ultime novità tecnologiche adottate dagli ayatollah: per esempio i segnali di disturbo via satellite, che nei giorni della protesta hanno semi zittito le radio occidentali come la Bbc o la Voice of America.
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