Un filmato recuperato dall’esercito israeliano durante le operazioni nella Striscia di Gaza mostra sei ostaggi israeliani mentre cercano di accendere le candele della festa di Hanukkah in un tunnel con scarso ossigeno. I sei ostaggi sono Hersh Goldberg-Polin, 23 anni, Eden Yerushalmi, 24 anni, Ori Danino, 25 anni, Alex Lobanov, 32 anni, Carmel Gat, 40 anni, e Almog Sarusi, 27 anni. Il filmato risale al dicembre 2023. Otto mesi dopo, il 29 agosto 2024, all’approssimarsi delle Forze di Difesa israeliane al tunnel sotto il quartiere di Tel Sultan, a Rafah (Striscia di Gaza meridionale), tutti e sei gli ostaggi furono assassinati con un colpo alla testa dai terroristi palestinesi.
Milioni di $ di aiuti per i palestinesi mai distribuiti finiti nelle tasche dell'Anp Questo è il vero scandalo, altro che il video a luci rosse diffuso dalla Tv
Testata: Corriere della Sera Data: 11 febbraio 2010 Pagina: 21 Autore: Francesco Battistini Titolo: «Luci rosse sull’Anp. Esplode il sexgate Abu Mazen nei guai»
Riportiamo dal CORRIERE della SERA di oggi, 11/02/2010, a pag. 21, l'articolo di Francesco Battistini dal titolo " Luci rosse sull’Anp. Esplode il sexgate Abu Mazen nei guai ".
Il vero scandalo non è tanto quello del filmato a luci rosse, quanto, come scrive Battistini, " o il leader di Ramallah caccia finalmente Husseini o qualcuno mostrerà le prove di milioni di dollari che, donati dall’Europa e dai Paesi arabi e dagli Usa alla causa palestinese, sarebbero invece finiti nelle tasche dei vertici Anp ". Milioni di $ di aiuti per i palestinesi mai distribuiti alla popolazione finiti nelle tasche dell'Anp. Non è una novità, lo stesso accade anche a Gaza con Hamas. Ecco l'articolo:
Abu Mazen
GERUSALEMME — Fosse per lui, resterebbe in Giappone. Dall’altra parte del mondo. Abu Mazen sorseggiava il sake in un grande albergo di Tokyo, dov’è in visita ufficiale, quando gliel’hanno detto: a una tv israeliana, Canale 10, è arrivato quel famoso dvd. E si vede tutto. E i fotogrammi stanno per andare in onda. E c’è anche un’anonima intervista con un riconoscibilissimo intervistato. E sta per sgorgare un fiume di fango sull’Autorità palestinese. Perché, nell’ordine: 1) le immagini rivelano l’adulterio flagrante di Rafik Husseini, uno stretto collaboratore del presidente, ripreso nudo in un appartamento di Gerusalemme Est mentre fa sesso con una segretaria; 2) l’intervista, a un ex capo dell’intelligence palestinese, rivela che ci sono in giro «migliaia di documenti» come prova della «spaventosa corruzione ai vertici dell’Anp»; 3) il messaggio dell’operazione, neanche tanto velato, è che Abu Mazen deve far piazza pulita di chi lo circonda. Pena uno scandalo che travolgerà lui e tutta la sua dirigenza. Si riaccendono le luci rosse sulla Muqata. Riesplode il sexgate che, qualche mese fa, s’era faticosamente riusciti a insabbiare. È la vendetta di Tawfiq Tirawi e di Fahmi Shabana, i due ex capi del Mukhabarat, i grandi burattinai degli 007 palestinesi. Un intrigo d’intifada: la primavera scorsa, quando scattò la trappola dell’alcova a Husseini e il dvd dello scandalo arrivò ad Abu Mazen in persona, un giornale israeliano raccontò che a girare le immagini erano stati Tirawi e Shabana, arcinemici di Husseini, e che proprio per questo erano stati provvidenzialmente arrestati dalla polizia israeliana e, altrettanto provvidenzialmente, erano stati accusati dallo stesso Abu Mazen d’intelligence col nemico e perciò dimissionati. La faccenda sembrava chiusa lì. Finché dopo mesi di silenzio, sotto i riflettori di Canale 10, Shabana non è rispuntato dall’ombra in cui era finito. Con le immagini nude del rivale. E col pesante ricatto: o il leader di Ramallah caccia finalmente Husseini o qualcuno mostrerà le prove di milioni di dollari che, donati dall’Europa e dai Paesi arabi e dagli Usa alla causa palestinese, sarebbero invece finiti nelle tasche dei vertici Anp. La gola profonda non accusa direttamente Abu Mazen, né il premier Fayyad. Ma è come se lo facesse: «Hanno lasciato che queste cose accadessero, senza toccare i colpevoli». Cornuti e corrotti. Interessati più ai tradimenti che agl’insediamenti. Accuse del genere, a proposito dell’Autorità palestinese, le lanciano di solito da Hamas o dalla destra israeliana. Uno come il ministro Uzi Landau, per esempio: «Non c’è nessuna differenza tra Arafat e Abu Mazen — è stato il suo delicato commento di ieri —: uno è Jack lo Squartatore e l’altro è lo Strangolatore di Boston. Uno spargeva sangue, l’altro ammazza in silenzio. Ma il risultato è lo stesso». Ora però la grana è seria: Tirawi, fedelissimo di Arafat, per dieci anni depositario dei segreti di Ramallah, è disposto a dispensare altro sesso e a svelare altre bugie. Shabana è pronto a fornire nuovi videotape. In uno, si vedrebbe Husseini a letto con la signora che, per inciso, è pure un’amica di Abu Mazen: «Me l’hanno mandata apposta per incastrarmi», ha tentato di giustificarsi il fedifrago. Il capo gli aveva creduto, alla fine del primo tempo. E cerca di ricredergli, mentre va in onda il secondo: «Questa manovra è orchestrata dagli israeliani — dicono l’agenzia Maan e il sito Al Watani, entrambi vicini al leader dell’Anp —: vogliono colpire in alto». O in basso, a seconda dei punti di vista.
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