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Luce nel buio del tunnel. Come gli ostaggi a Gaza celebravano Hanukkah 13/12/2025

Un filmato recuperato dall’esercito israeliano durante le operazioni nella Striscia di Gaza mostra sei ostaggi israeliani mentre cercano di accendere le candele della festa di Hanukkah in un tunnel con scarso ossigeno. I sei ostaggi sono Hersh Goldberg-Polin, 23 anni, Eden Yerushalmi, 24 anni, Ori Danino, 25 anni, Alex Lobanov, 32 anni, Carmel Gat, 40 anni, e Almog Sarusi, 27 anni. Il filmato risale al dicembre 2023. Otto mesi dopo, il 29 agosto 2024, all’approssimarsi delle Forze di Difesa israeliane al tunnel sotto il quartiere di Tel Sultan, a Rafah (Striscia di Gaza meridionale), tutti e sei gli ostaggi furono assassinati con un colpo alla testa dai terroristi palestinesi.



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Corriere della Sera Rassegna Stampa
14.12.2009 L’Eu­ropa, che per le vittime cri­stiane in Medio Oriente tace, è corsa al soc­corso dei mina­reti svizzeri virtuali
Analisi di Guido Ceronetti

Testata: Corriere della Sera
Data: 14 dicembre 2009
Pagina: 31
Autore: Guido Ceronetti
Titolo: «Minareti svizzeri, stupidario europeo»

Riportiamo dal CORRIERE della SERA di oggi, 14/12/2009, a pag. 31, l'articolo di Guido Ceronetti dal titolo " Minareti svizzeri, stupidario europeo ".

 Guido Ceronetti

Lo stupidario che si sfrena a ondate, con l’aggressività antironica della pe­nuria mentale, registra un paio di nuove opinioni. Os­servandole entomologica­mente non vedi che un po­co di vento che ha fame.

Deplorazioni strappave­sti per il risultato del refe­rendum svizzero sui mina­reti. Raramente un referen­dum svizzero viene notato, la partecipazione è bassa, le voci in campo fanno po­co rumore. Stavolta, eco mondiale. Ora, la confede­razione ospita già alcuni minareti (quattro, se non sbaglio) e la domanda agli elettori era se costruirne ancora. La risposta è stata un no al cinquantasette per cento. Tutto elvetica­mente ben poco traumati­co. Invece, è saltata la san­tabarbara opinionale. L’Eu­ropa, che per le vittime cri­stiane in vari Orienti non ha mai emesso gemiti, è corsa subito al soc­corso dei mina­reti virtuali, dei minareti fu­turi, affogati nei laghi sviz­zeri. Idem, e qui sfioriamo gli abissi di un oscuro sado­masochismo autopunitivo — il Vaticano.

Quanto ai no­stri intellettua­li, abituali for­nicatori col Be­ne, e bravi, co­me sempre, a sparare prediche contro l’intolleranza, il razzismo, la mentalità ossessiva dello scontro di civiltà. E Nazio­ni Unite... e cani randagi abbaianti... e associazioni agguerrite... e qua e là grin­te di minaccia... Tutto per quel fragile cinquantasette che escluderebbe da un pa­esaggio senza pianure, tut­to alpestre, con qualche palma soltanto dalle parti del lago Maggiore, l’assur­dità edilizia del minareto.

Vento che ha fame e per­dita crescente (lì vedo peri­colo al di là del caso in que­stione) della misura. E un Occidente, una Italia par­lante, una Italia predican­te, totalmente privi di quel minimo grano di saggezza che per lo più basta a spera­re di netto la ragione dal delirio dogmatizzante.

Un giro tra alcuni amici su come — cittadini svizze­ri loro stessi — avrebbero votato: le risposte che ho avuto sono state dei pacati, spontanei, per nulla xeno­fobici No ai minareti. Nes­sun leghismo tra loro! Nes­sun razzismo! Soltanto con­sapevolezza che un cittadi­no di libera repubblica, in­terpellato dal suo governo, vota come crede e non co­me vorrebbero i savonaro­leschi talebaneggianti eu­ro- italici ai quali sfugge del tutto il senso delle pro­porzioni. Se vogliamo la­sciare islamizzare l’Europa (Claude Lévy-Strauss la ve­deva sopraggiungere e la temeva fin da quando scris­se «Tristes Tropiques»), il voto svizzero è un modesto ostacolo. Ma è ugualmente un segnale di cristiana e na­zionale refrattarietà.

L’altra grossa crepitazio­ne dell’idiozia è quella di collocare, nel candore del tricolore patrio, una croce. Qui l’idiozia si colora di adulazione triviale (irricevi­bile per la Chiesa, cui si vuole ostentare il proprio maxizelo) e di ulteriore spre­gio, perché la geniale propo­sta viene dalla Lega Nord che nelle sue feste celtiche e radu­ni insubri non manca di cal­pestare e bru­ciare bandiere tricolori.

Dio mio, già per quasi cen­to anni il sim­bolo nazionale (di origine, va­le ricordarlo, giacobina, illu­ministica e re­pubblicano- rivoluzionaria, con addendi carbona­ri- massonici) è stato grava­to dalla croce di Savoia, in­congrua là come una scopa usata su un altare — ma di radici cristiane, nel tricolo­re, neppure l’ombra! La cro­ce che propone la Lega è soltanto un pretesto, abba­stanza cinico, di bestem­miare e di avvilire insieme, negli stadi come nelle mis­sioni militari, unità nazio­nale e croce, che l’aureola di
spes unica , in una Euro­pa che è un guazzabuglio di speranze, non circonda più.

Nelle aule scolastiche, in­vece, vedrei bene una cro­ce antropomorfa assunta dai reperti archeologici del­la Francia di sud-ovest, sim­bolo sovraconfessionale di perduti catari e bogomili. L’uomo-croce vola più alto di un Dio crocifisso mate­rialmente, libera e non co­stringe.

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