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Luce nel buio del tunnel. Come gli ostaggi a Gaza celebravano Hanukkah 13/12/2025

Un filmato recuperato dall’esercito israeliano durante le operazioni nella Striscia di Gaza mostra sei ostaggi israeliani mentre cercano di accendere le candele della festa di Hanukkah in un tunnel con scarso ossigeno. I sei ostaggi sono Hersh Goldberg-Polin, 23 anni, Eden Yerushalmi, 24 anni, Ori Danino, 25 anni, Alex Lobanov, 32 anni, Carmel Gat, 40 anni, e Almog Sarusi, 27 anni. Il filmato risale al dicembre 2023. Otto mesi dopo, il 29 agosto 2024, all’approssimarsi delle Forze di Difesa israeliane al tunnel sotto il quartiere di Tel Sultan, a Rafah (Striscia di Gaza meridionale), tutti e sei gli ostaggi furono assassinati con un colpo alla testa dai terroristi palestinesi.



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Corriere della Sera - Libero Rassegna Stampa
18.11.2009 Donne italiane nell'harem di Gheddafi per pochi €. Perchè nessuno protesta?
In Marocco, invece, la donna è sempre più libera, anche di apparire nuda e incinta su una copertina

Testata:Corriere della Sera - Libero
Autore: Pierluigi Battista - Maria Giovanna Maglie
Titolo: «Tutti zitti sulle 'lezioni' di Gheddafi - Nudo islamico»

Riportiamo dal CORRIERE della SERA di oggi, 18/11/2009, a pag. 1-12, l'articolo di Pierluigi Battista dal titolo " Tutti zitti sulle «lezioni» di Gheddafi ". Da LIBERO, a pag. 23, l'articolo di Maria Giovanna Maglie dal titolo " Nudo islamico ". Ecco gli articoli:

CORRIERE della SERA - Pierluigi Battista : " Tutti zitti sulle «lezioni» di Gheddafi "

Un paio di domande su donne e potere. La prima: perché una ragazza non av­venente o di statura infe­riore al metro e 70 deve es­sere esclusa, e solo a causa di queste presunte «man­chevolezze » fisiche, dagli insegnamenti religiosi im­partiti dal colonnello Ghed­dafi nel suo tour romano?

La seconda: si ha per ca­so notizia di qualche peti­zione, di qualche protesta, di qualche indignata consi­derazione che voglia stig­matizzare questa palese of­fesa alla dignità delle don­ne, ragazze come gingilli da esibire al cospetto del satrapo in visita ufficiale? Le prescrizioni di Gheddafi sono state molto precise. I suoi collaboratori doveva­no contattare circa duecento ragazze attra­verso un sito specializzato per il reperi­mento di hostess da retribuire con una ses­santina di euro (tra l’altro: non esiste un sindacato delle hostess?). Il canone fissato prevedeva che le ragazze fossero di bel­l’aspetto, possibilmente bionde. Che dal metro e sessantanove centimetri in giù di statura sarebbe scattato implacabile l’ostra­cismo. Che fossero vestite di nero, vietate minigonne e scollature, il tacco di almeno sette centimetri, e la taglia, inderogabil­mente, 42. Solo a queste condizioni le ra­gazze sarebbero state meritevoli delle le­zioni di Gheddafi sul Corano e sensibili al­le istruzioni del Libretto Verde, distribuito come cadeaux dopo un paio di notti di in­fervorate diatribe religiose innaffiate, rac­contano le cronache, da dosi massicce di cappuccino.

Dicono inoltre le cronache che una ra­gazza è stata allontanata, perché giudicata troppo bassa e un’altra esortata a lasciare la compagnia (sarebbe meglio dire l’im­provvisato simulacro di un harem?) per­ché non del tutto compatibile con i canoni ideali della bellezza secondo il colonnello Gheddafi: in altre parole, perché bruttina. Ma c’è qualcosa di più feroce di un’esclu­sione dovuta esclusivamente per cause, per così dire, fisiche? Mica quelle ragazze erano state selezionate per un concorso di bellezza, o per il casting di una trasmissio­ne televisiva, o per allietare un evento mondano. No, erano state scelte per ascol­tare la parola di Gheddafi sull’Islam, sul crocifisso, sulle profezie, sulla virtù, sulla conversione. E allora che c’entrano la ta­glia 42 e il tacco di almeno sette centime­tri?

Ma se non c’entrano, come mai si è im­provvisamente inaridito il fiume di discor­si e petizioni che in questi mesi si è impo­sto sulla degradazione del corpo delle don­ne,
sulle ragazze ridotte e umiliate a stru­mento per allietare le serate dei sultani, al­l’imposizione di un canone convenzionale di bellezza che mortifica l’intelligenza del­le donne, che trasforma le ragazze in oche e veline sottomesse ai capricci dei potenti? E invece adesso c’è il silenzio. Il silenzio as­soluto.

L’imbarazzo ufficiale per le stravaganze di un sultano con cui è obbligatorio (e con­veniente) conservare eccellenti rapporti bi­laterali. L’imbarazzo civile di chi centellina con un po’ di cinismo (o di malafede?) la propria indignazione, azionandola solo in qualche occasione, imbavagliandola quan­do il bersaglio non è il solito Nemico di cui è persino superfluo fare il nome. Una festa dell’ipocrisia in cui a farne le spese sono un gruppo di ragazze ammassate su un tor­pedone. Taglia 42, tacco di sette centime­tri, abitino nero per regalare al colonnello la soddisfazione di una bella lezione di reli­gione.

LIBERO - Maria Giovanna Maglie : " Nudo islamico "

 
La copertina di Femmes, rivista marocchina

Te lo diamo noi l’Islam, colonnello Gheddafi, quello che ci piace che osserviamo con rispetto e attenzione, quello davvero moderato, che proprio perché è tale non si sogna neanche di venire in Italia a tenere lezioni di Corano alle ragazzotte affittate un tanto, un poco, al chilo. Due fotografie non fanno una teoria, ma a guardare l’immagine che viene dal Marocco e l’altra desolante scattata a Roma almeno un paragone si può ragionevolmente provare a fare: meglio là che qua, meglio il tentativo di emancipazione della donna che il re Mohammad VI, discendente diretto del Profeta, dunque difensore della fede e comandante dei credenti, invia da un Paese islamico, del teatrino volgare che a Roma è stato consentito di inscenare al dittatore della Libia. Gheddafi è partito per fortuna, la terza seratina con le signorine da convertire all’Islam finché sono giovani carine e disponibili non c’è stata, probabilmente si era già stufato del nuovo gioco; le ragazze, accorse per sessanta euro, restano, speriamo che qualcuna si sia pentita e si vergogni. Speriamo. In Marocco le notizie sono migliori. Non era mai accaduto che una donna completamente svestita posasse per la copertina di una rivista di un Paese islamico. Ora anche questo tabù è stato infranto. La presentatrice tv, Nadia Larguet, si è fatta riprendere infatti nuda e incinta . La donna, conduttrice di un programma per bambini, appare con il pancione in bella vista sull’ultimo numero della rivista Femmes du Maroc. La foto è di profilo, come potete vedere, lei addosso ha solo un anello. Non è una immagine nuova né originale: la posa ricorda il celebre scatto dell’agosto 1991 all’attrice americana Demi Moore per la copertina di Vanity Fair, negli anni l’hanno imitata e ripresa molti personaggi e molti fotografi famosi. Ma è una rivista marocchina, e il rischio era grande, le reazioni dei tradizionalisti sono state numerose e chiassose, la Larguet e la stessa redazione del mensile sono stati accusati di esaltazione della pornografia, di sfruttamento sessista della donna. La protagonista ha reagito compostamente: Nadia Larguet, in un’intervista ha ribadito di voler introdurre con questa sua scelta «un’aria di libertà e modernità» nel Paese. Il servizio, ha spiegato, è stato realizzato con discrezione, solo la fotografa e la sua stilista e giornalista, Myriam Jebbor, erano presenti. I responsabili di Femmes du Maroc e della casa editrice, Caracteres, hanno sostenuto di aver voluto porre al centro la donna e la sua forza, ma anche di voler ricordare il numero alto di figli illegittimi e di aborti nel Paese. In Marocco le donne crescono e si sposano secondo un nuovo ed evoluto diritto di famiglia, la poligamia è proibita, il divorzio consentito. Dai libri di scuola sono state tolte le immagini di donne velate, le impiegate degli uffici pubblici e le assistenti di volo della compagnia di bandiera vestono all’occidentale, perfino le interruzioni per la preghiera sono state rigorosamente regolate, la religione non è un pretesto per non lavorare. Le donne sono in Parlamento e nel governo grazie a una legge di “quote rosa”, è donna il sindaco di Marrakech. Naturalmente è una politica rischiosa, l’Iran è un nemico capitale dei moderati musulmani, e qualunque debolezza di troppo dell’Occidente verso gli ayatollah è un colpo per i moderati dell’Islam. In qualche grottesco modo lo è anche consentire ai Gheddafi di passaggio in città di inscenare spettacoli come quello appena per fortuna finito a Roma. Non dimentichiamo però che senza alcune centinaia di sciocchine italiane disponibili e scodinzolanti a un prezzo da ricarica di cellulare metterlo in scena sarebbe stato impossibile.

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