Un filmato recuperato dall’esercito israeliano durante le operazioni nella Striscia di Gaza mostra sei ostaggi israeliani mentre cercano di accendere le candele della festa di Hanukkah in un tunnel con scarso ossigeno. I sei ostaggi sono Hersh Goldberg-Polin, 23 anni, Eden Yerushalmi, 24 anni, Ori Danino, 25 anni, Alex Lobanov, 32 anni, Carmel Gat, 40 anni, e Almog Sarusi, 27 anni. Il filmato risale al dicembre 2023. Otto mesi dopo, il 29 agosto 2024, all’approssimarsi delle Forze di Difesa israeliane al tunnel sotto il quartiere di Tel Sultan, a Rafah (Striscia di Gaza meridionale), tutti e sei gli ostaggi furono assassinati con un colpo alla testa dai terroristi palestinesi.
Che cosa succede in Iran se non c’è la Guida Suprema. Tre scenari L'analisi di Carlo Panella
Testata: Il Foglio Data: 17 ottobre 2009 Pagina: 2 Autore: Carlo Panella Titolo: «Che cosa succede in Iran se non c’è la Guida Suprema. Tre scenari»
Riportiamo dal FOGLIO di oggi, 17/10/2009, a pag. 2, l'articolo di Carlo Panella dal titolo " Che cosa succede in Iran se non c’è la Guida Suprema. Tre scenari".
Roma. La Fars ha smentito in ritardo le notizie circa la morte dell’ayatollah Khamenei, ma si è riferita in modo solo indiretto alle sue reali condizioni di salute, là dove la notizia lanciata mercoledì di Michael Ledeen – “da fonte eccellente” – era non la morte, ma il collasso e il successivo coma della Guida Suprema. Non è la prima volta che la salute di Khamenei è al centro dell’attenzione mondiale, tanto che alcune componenti frondiste del clero iraniano ne avevano già chiesto la rimozione a causa delle sue precarie condizioni (si dice abbia un cancro). L’opacità del regime iraniano è comunque tale che non si riescono a decrittare neanche segnali secondari (come la lentezza nella smentita ) e l’intimazione da parte del potente ayatollah Ahmad Jannati che ieri, nel corso della preghiera del venerdì, ha avvertito che non saranno tollerate manifestazioni da qui al 4 novembre, 30° anniversario dell’occupazione dell’ambasciata americana di Teheran. Se Khamenei è realmente in coma, gli toccherà la sorte di Francisco Franco e del maresciallo Tito, costretti a dolorose agonie di mesi, con sfrenato accanimento terapeutico, per permettere ai loro regimi di pilotare la successione. In attesa di una smentita convincente – sempre possibile – si possono esaminare gli scenari che comunque si apriranno all’uscita di scena di Khamenei. A una lettura superficiale, il primo vedrebbe favorito Ali Akbar Rafsanjani, lo sponsor della componente riformista che fa capo a Moussavi. E’ lui infatti il presidente del Consiglio degli Esperti, che decide sulla successione e che, il giorno stesso della morte di Khomeini nel 1988, decise che il successore fosse proprio quel Khamenei che in seguito è divenuto suo avversario. Ma il quadro politico è totalmente cambiato e il controllo reale sul paese è scivolato via dalle mani della cerchia ristretta dei collaboratori di Khomeini come Rafsanjani e Khamenei ed è passato a un gruppo di potere composto da ayatollah oltranzisti e pasdaran, che hanno in Ahmadinejad non il leader, ma un capace speaker. Nella guerra per la successione sarà marginale l’influenza del clero sciita e dei grandi ayatollah, che lo stesso Khomeini aveva violentemente emarginato, mandando in galera prima di morire il più autorevole tra loro e suo successore designato: Ali Montazeri. Nessun ayatollah gode oggi di una rete di alleanze sufficiente a imporsi sugli avversari. Rafsanjani – che è solo hojatoleslam – per diventare Guida Suprema avrebbe dovuto sconfiggere il blocco che fa capo ad Ahmadinejad, invece è venuto a patti, da sconfitto; Ahmad Jannati, suocero di Ahmadinejad, è il potente capo del Consiglio dei Guardiani è sicuramente in pole position per succedere a Khamenei, perché rappresenta in pieno il blocco di potere formato da ayatollah oltranzisti e pasdaran e gode dell’appoggio dell’ayatollah Mezbah Yazdi (sponsor di Moqtada Sadr in Iraq), che controlla la minoranza del Consiglio degli Esperti (pare sia membro anche della potentissima Hojatjjeh, associazione segreta di ayatollah). A meno che non spunti una terza figura autorevole –di cui per ora non c’è traccia- non è però escluso che il confronto tra Rafsanjani e Jannati porti a una soluzione collegiale. La Costituzione iraniana prevede infatti che la successione possa passare a una struttura di 5 “esperti”. Soluzione che piacerebbe ai riformisti (che hanno già tentato di imporla destituendo Khamenei), ma che è fortemente osteggiata dagli oltranzisti, perché depotenzierebbe il controllo egemonico su tutti i gangli decisionali a loro favorevole, oggi esercitato da Khamenei.
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