martedi` 20 gennaio 2026
CHI SIAMO SUGGERIMENTI IMMAGINI RASSEGNA STAMPA RUBRICHE STORIA
I numeri telefonici delle redazioni
dei principali telegiornali italiani.
Stampa articolo
Ingrandisci articolo
Clicca su e-mail per inviare a chi vuoi la pagina che hai appena letto
Caro/a abbonato/a,
CLICCA QUI per vedere
la HOME PAGE

vai alla pagina twitter
CLICCA QUI per vedere il VIDEO

Luce nel buio del tunnel. Come gli ostaggi a Gaza celebravano Hanukkah 13/12/2025

Un filmato recuperato dall’esercito israeliano durante le operazioni nella Striscia di Gaza mostra sei ostaggi israeliani mentre cercano di accendere le candele della festa di Hanukkah in un tunnel con scarso ossigeno. I sei ostaggi sono Hersh Goldberg-Polin, 23 anni, Eden Yerushalmi, 24 anni, Ori Danino, 25 anni, Alex Lobanov, 32 anni, Carmel Gat, 40 anni, e Almog Sarusi, 27 anni. Il filmato risale al dicembre 2023. Otto mesi dopo, il 29 agosto 2024, all’approssimarsi delle Forze di Difesa israeliane al tunnel sotto il quartiere di Tel Sultan, a Rafah (Striscia di Gaza meridionale), tutti e sei gli ostaggi furono assassinati con un colpo alla testa dai terroristi palestinesi.



Clicca qui






Corriere della Sera Rassegna Stampa
04.10.2009 Cantautore condannato in Iran a 5 anni di carcere perchè 'blasfemo'
L'intervista di Viviana Mazza

Testata: Corriere della Sera
Data: 04 ottobre 2009
Pagina: 19
Autore: Viviana Mazza
Titolo: «Namjoo, il Bob Dylan d'Iran, canto la pazzia dei giovani»

Sul CORRIERE della SERA di oggi, 04/10/2009, a pag.19, con il titolo " Namjoo, il Bob Dylan d'Iran, canto la pazzia dei giovani ", Viviana Mazza intervista il cantaurore esule dall'Iran Moshen Namjoo, condannato nel suo paese a 5 anni di carcere perchè "blasfemo".

 Moshen Namjoo

TREVISO — Il setar è un deli­cato liuto persiano. La parola vuol dire «tre corde». Ma sono quattro. Il musicista ne pizzica tre, l’ultima risuona per le vibra­zioni delle altre. Mohsen Namjoo lo suona come una chi­tarra blues e canta influenzato da Jim Morrison e Kurt Cobain i versi dei poeti persiani misti ai propri sulla vita in Iran. Un gio­co, tra ribellione e amore per la tradizione, che non piace a tutti nel suo Paese. A luglio, mentre il cantautore era a Treviso per lavorare a un cd prodotto da Fa­brica, il laboratorio creativo di Benetton, un tribunale iraniano lo ha condannato a cinque anni di carcere per la canzone Shams , in cui recita un passo del Corano in versione rock. «Blasfema».

Mohsen ha 32 anni, ma il fisi­co esile, i gentili occhi scuri, i lunghi, crespi capelli grigi rac­colti in una coda arruffata gli danno l’aspetto di un uomo an­ziano e avvezzo alla solitudine. Il
New York Times lo definisce il «Bob Dylan iraniano» perché è riuscito a esprimere lo spirito del suo tempo. Seduto nella bi­blioteca di Fabrica, spiega che la sua priorità è la musica. In Shams voleva esplorare la musi­calità del Corano. Non si consi­dera un attivista, ma è diventa­to popolarissimo tra i giovani in Iran (il suo primo cd Toraj, che non ha passato la censura, è stato diffuso senza sua auto­rizzazione sul mercato nero ed è cliccatissimo su YouTube ).

Poi a giugno, dopo la vittoria di Ahmadinejad nelle contesta­te elezioni, è come se la quarta corda del suo setar abbia inizia­to a vibrare al suono della piaz­za. «Due milioni di persone in strada in silenzio. Mi sento par­te di questa nuova gioventù ira­niana », dice. «Sono i miei lea­der ». Oltre a Shams , ha incluso nell’album italiano, intitolato  Oy (espressione di dolore ma pure di gioia in farsi), canzoni influenzate dalle proteste. « Ave­vo scritto Gladiatori anni fa sui problemi del traffico in città. Ora i motociclisti hanno assun­to un’altra identità». « Gladiato­ri  — canta — che attaccate le nostre donne e coprite i loro vol­ti ... ». In Qashqai , l’espressione «polvere e spine» usata dal pa­dre della poesia persiana mo­derna Nima Yoshij coincide col termine colloquiale usato da Ahmadinejad per denigrare i manifestanti. Namjoo lo conte­sta: «Polvere e spine è chi proi­bisce e inibisce, non chi dice ciò che pensa». I giovani irania­ni sono andati oltre la depres­sione collettiva, vivono in uno «stato di euforica pazzia», dice il cantautore. «Vanno in strada sapendo che potrebbero non tornare ma girano video coi cel­lulari. Si tuffano nel caos e con­servano la speranza. Immagina un adolescente che se solo si av­vicina a una ragazza può essere punito come un criminale. Sai quanto ti fa innamorare di più? E’ impossibile fermarli».

Dopo un concerto gratuito giovedì al conservatorio di Mi­lano, Namjoo andrà a Stanford in America a fare ricerca, e inse­gnare forse. E l’Iran? Una malin­conia nuova lo invade, lo fa piangere a tavola davanti ai piatti tipici iraniani. La quarta corda continua a vibrare.

Pwer inviare al Corriere della Sera la propria opinione, cliccare sulla e-mail sottostante.


lettere@corriere.it

Condividi sui social network:



Se ritieni questa pagina importante, mandala a tutti i tuoi amici cliccando qui

www.jerusalemonline.com
SCRIVI A IC RISPONDE DEBORAH FAIT