Un filmato recuperato dall’esercito israeliano durante le operazioni nella Striscia di Gaza mostra sei ostaggi israeliani mentre cercano di accendere le candele della festa di Hanukkah in un tunnel con scarso ossigeno. I sei ostaggi sono Hersh Goldberg-Polin, 23 anni, Eden Yerushalmi, 24 anni, Ori Danino, 25 anni, Alex Lobanov, 32 anni, Carmel Gat, 40 anni, e Almog Sarusi, 27 anni. Il filmato risale al dicembre 2023. Otto mesi dopo, il 29 agosto 2024, all’approssimarsi delle Forze di Difesa israeliane al tunnel sotto il quartiere di Tel Sultan, a Rafah (Striscia di Gaza meridionale), tutti e sei gli ostaggi furono assassinati con un colpo alla testa dai terroristi palestinesi.
Fatah al Islam attaccherà l'Europa L'analisi di Guido Olimpio
Testata: Corriere della Sera Data: 03 ottobre 2009 Pagina: 25 Autore: Guido Olimpio Titolo: «La via greca dei qaedisti libanesi decisi a semonare il terrore in Europa»
Come i terroristi islamici entrano in Europa. Sul CORRIERE della SERA di oggi, 03/10/2009, a pag.25, l'analisi di Guido Olimpio, dal titolo " La via greca dei qaedisti libanesi decisi a seminare il terrore in Europa ".
lo sceicco Shaker al Absit, fondatore di Fatah Al Islam
WASHINGTON — Il suo nome è Mohammed Musa, alias Abu Muslim. Dirigente del gruppo qaedista libanese Fatah Al Islam, si è trasferito da alcuni mesi in Grecia insieme ad un nucleo di militanti. I suoi capi gli hanno affidato un compito speciale: creare una base logistica dalla quale lanciare attacchi terroristici nel Paese e nel resto d’Europa.
L’operazione — secondo quanto rivelato da fonti libanesi — ha preso le mosse mesi fa. Gli estremisti di Fatah Al Islam, gruppuscolo formatosi nel 2006 e duramente represso, hanno deciso di rialzare le loro quotazioni e di sollecitare l’investitura di Al Qaeda con azioni fuori dal teatro tradizionale. La missione è passata nelle mani di Mohammed Musa, un terrorista che ha dimostrato le sue doti di pianificatore con uno spettacolare attentato contro il comando dell’intelligence a Damasco nel 2008.
L’emissario di Fatah ha quindi raggiunto la Grecia e affittato appartamenti sicuri dove si sono nascosti i primi mujaheddin. All’inizio figure di medio livello, quindi esperti in sabotaggio. Per favorire gli spostamenti, alcuni corrieri hanno portato in Libano e Siria passaporti greci e di altri Paesi europei. Documenti falsificati o rubati poi utilizzati nel viaggio di ritorno dagli estremisti. Alcuni di loro sono rimasti in Grecia, altri si sono sparpagliati in Europa e forse anche in Marocco. Una cellula, infine, si è mossa verso la regione scandinava, sfruttando la tradizionale accoglienza in favore degli immigrati e una vigilanza ridotta da parte delle autorità locali.
Stabilito l’avamposto, i terroristi – aggiungono le fonti libanesi – sono entrati nella fase della ricognizione. E per questo, sempre grazie a documenti «buoni», hanno viaggiato a lungo attraverso l’Europa. Tra gli obiettivi considerati: il trasporto aereo, uffici governativi e luoghi simbolo. E’ probabile che passeranno alla terza fase — l’attacco — una volta che sarà arrivato Abd Al Ghani Jawhar, considerato dall’intelligence di Beirut un mago delle bombe. L’artificiere sarebbe ancora in Medio Oriente, pronto a trasferirsi in Grecia.
Il «sentiero ellenico» non è stato scelto a caso dai dirigenti di Fatah. Uno dei suoi personaggi più in vista, il siriano Abu Adnan, ha vissuto a lungo nel Paese, dove ha stabilito una buona rete di contatti. La Grecia — ha suggerito — è il trampolino ideale: c’è instabilità politica, la polizia deve preoccuparsi del rinascente terrorismo interno, con un passo siamo in Oriente (Turchia) e con l’altro nel cuore dell’Europa. Adnan avrebbe forse dovuto partecipare alla campagna ma lo hanno catturato alla fine di giugno in Libano. Sottoposto a duri interrogatori ha fornito informazioni cruciali sul network realizzato dal suo gruppo e sui piani futuri. Se fino ad ora la rete non è stata ancora toccata – spiegano ambienti della sicurezza — è perché è molto «chiusa » e protetta.
Adnan ha rivelato che il Fatah vuole unire due fronti. Il primo è quello nel Vicino Levante (Siria-Libano) dove ha come bersagli l’Unifil e i cittadini stranieri. Il secondo è l’Europa. Un salto di qualità per dimostrare che l’oscura fazione merita la benedizione della casa madre — che l’ha sempre guardata con sospetto — e smentire quanti la considerano una banda di avventurieri, pronti a mille giochi. Una cautela giustificata dalle origini del micro-movimento. Il Fatah Al Islam è spuntato dal nulla nel nord del Libano, frutto di un patto di convenienza — poi naufragato — tra i servizi segreti siriani e integralisti di varia origine (molti sauditi, kuwaitiani, palestinesi).
A giudizio di altri esperti, invece, i terroristi sono uno strumento nelle mani dell’Arabia Saudita. Praticamente sconosciuti, hanno conquistato i titoli con una disperata rivolta, nel 2007, nel campo profughi libanese di Nahr El Bared. Spazzati via a colpi di cannone, hanno cercato di rinascere nonostante la perdita di pezzi importanti e del fondatore, lo sceicco Absi, fatto sparire dai siriani.
Rotti definitivamente i rapporti con Damasco — un distacco segnato da un’autobomba contro gli 007 — il gruppo ha trovato rifugio nel Libano sud sotto la guida di un nuovo «sheikh», Abd Al Rahman Awad. L’emiro ha attirato reclute e cercato finanziamenti puntando sulle attività criminali. Il traffico di clandestini, unito a quello di documenti, si è rivelato un formidabile mezzo per portare i mujaheddin in Europa.
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