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Luce nel buio del tunnel. Come gli ostaggi a Gaza celebravano Hanukkah 13/12/2025

Un filmato recuperato dall’esercito israeliano durante le operazioni nella Striscia di Gaza mostra sei ostaggi israeliani mentre cercano di accendere le candele della festa di Hanukkah in un tunnel con scarso ossigeno. I sei ostaggi sono Hersh Goldberg-Polin, 23 anni, Eden Yerushalmi, 24 anni, Ori Danino, 25 anni, Alex Lobanov, 32 anni, Carmel Gat, 40 anni, e Almog Sarusi, 27 anni. Il filmato risale al dicembre 2023. Otto mesi dopo, il 29 agosto 2024, all’approssimarsi delle Forze di Difesa israeliane al tunnel sotto il quartiere di Tel Sultan, a Rafah (Striscia di Gaza meridionale), tutti e sei gli ostaggi furono assassinati con un colpo alla testa dai terroristi palestinesi.



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Corriere della Sera Rassegna Stampa
15.09.2009 Osama Bin Laden manda un messaggio agli Usa
Citando i libri di odiatori di Israele. Cronaca di Guido Olimpio

Testata: Corriere della Sera
Data: 15 settembre 2009
Pagina: 14
Autore: Guido Olimpio
Titolo: «Bin Laden manda un 'messaggio all’America'»

Riportiamo dal CORRIERE della SERA di oggi, 15/09/2009, a pag. 14, l'articolo di Guido Olimpio dal titolo " Bin Laden manda un 'messaggio all’America' ". Ecco come uno dei libri degli odiatori di Israele, e il più citato da chi ne contesta la legittimità, si scopre essere il libro amato da Bin Laden che lo consiglia a Obama.


La Israel Lobby e la politica estera americana, di John J. Mearsheimer e Stephen M. Walt e «Confessions of economic hit man» di John Perkins. Ecco i libri degli odiatori di Israele ai quali fa riferimento Osama Bin Laden

WASHINGTON — Forse è perché si rivolgeva al popolo americano. O forse perché non è lui a parlare. O ancora: chi lo consiglia, quasi fosse un blogger occidentale, ha più passione per gli autori di casa nostra che per quelli isla­misti. Ed è così che per l’anni­versario dell’11 settembre Osama è tornato a lanciare un messaggio virtuale con poca retorica jihadista. Un au­dio di 9 minuti diffuso via In­ternet con il quale Bin Laden sostiene che la soluzione del conflitto è molto semplice. Li­beratevi del rapporto con Israele smettete con le vostre guerre — dice — e tutto an­drà per il meglio. Se invece continuate — avverte — «noi siamo pronti a continua­re il conflitto d’attrito su tutti i fronti».
Nel messaggio la presunta voce di Osama sostiene che «il vero motivo delle nostre divergenze» è l’alleanza degli americani con Israele. E pun­ta il dito contro la lobby ebraica che tiene in ostaggio la Casa Bianca. Per dare forza alle sue parole Bin Laden ri­corda il famoso libro di John Mearsheimer e Stephen Walt — «The Israel lobby» appun­to — dove sono evidenziati i rapporti di potere. Quindi, con una seconda citazione a sorpresa, invita a leggere il saggio di «un ex agente della Cia» perché così si potranno capire le ragioni dell’attacco dell’11 settembre. Secondo gli esperti si tratta di «Confes­sions of economic hit man», un testo controverso scritto da John Perkins che denun­cia il controllo economico del Terzo Mondo da parte del­le corporazioni. C’è chi ha contestato la sua appartenen­za ai servizi segreti e lo ha ac­cusato di non aver fornito prove per documentare le sue accuse. Ma per la «voce» di Osama è sufficiente per di­mostrare la sua tesi. Non me­no significativo è il riferimen­to ai Kennedy. Il Califfo ritie­ne che Bush sia caduto «nella trappola» tesagli dai gruppi di pressione che lo hanno co­stretto ad andare in guerra. Ua passo obbligato perché «temeva che il suo destino fosse simile a quello di Ken­nedy e suo fratello». Quindi Bin Laden torna su Obama. Lo definisce un «debole» e lo accusa di aver mantenuto al­la Difesa gli uomini del suo predecessore, in particolare il segretario Gates.
Per gli analisti il testo del discorso è sulla linea di quel­li usciti negli ultimi anni. Non c’è il Saladino o Maomet­to, ma tanti riferimenti ameri­cani. Un insolito «on the road». Osama lo aveva inizia­to a fare un paio di anni fa parlando della crisi dei mu­tui ed ha proseguito su que­sta strada suscitando non po­chi interrogativi sulla sua at­tendibilità. Inoltre mancano
le tradizionali minacce. Osa­ma continua a presentare lo scontro come un atto di auto­difesa. E gioca la carta della lobby ebraica sapendo quan­to seguito abbia non solo ne­gli ambienti islamisti ma an­che in Occidente.
Resta la domanda di fon­do: è ancora vivo o gli audio sono prefabbricati? E’ strano che il «grande polemista» — perché questo è — non ribat­ta le indiscrezioni che lo dan­no per morto e sepolto. Il messaggio non è sufficiente. Altro aspetto è la capacità di al Qaeda di condurre l’azione propagandistica. Per alcuni le pubblicazioni appaiono più sofisticate e moderne, an­che se l’apparato media è in difficoltà. Non è stato più in grado di mostrare i video de­dicati ai kamikaze dell’11 set­tembre (li hanno finiti?), è sotto pressione ed è contra­stato da hacker e 007 che bloccano i siti in momenti chiave. Senz’altro vero. Ma ciò non ha impedito che l’au­dio di Osama fosse ripreso su scala mondiale. Un successo comunque per chi fa la pub­blicità alla Jihad.

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