Un filmato recuperato dall’esercito israeliano durante le operazioni nella Striscia di Gaza mostra sei ostaggi israeliani mentre cercano di accendere le candele della festa di Hanukkah in un tunnel con scarso ossigeno. I sei ostaggi sono Hersh Goldberg-Polin, 23 anni, Eden Yerushalmi, 24 anni, Ori Danino, 25 anni, Alex Lobanov, 32 anni, Carmel Gat, 40 anni, e Almog Sarusi, 27 anni. Il filmato risale al dicembre 2023. Otto mesi dopo, il 29 agosto 2024, all’approssimarsi delle Forze di Difesa israeliane al tunnel sotto il quartiere di Tel Sultan, a Rafah (Striscia di Gaza meridionale), tutti e sei gli ostaggi furono assassinati con un colpo alla testa dai terroristi palestinesi.
Il viaggio 'segreto' di Netanyahu a Mosca L'analisi di Michael Sfaradi
Testata: Autore: Michael Sfaradi Titolo: «Netanyahu a Mosca per conto di Riyadh?»
Riportiamo da LIBERAL di oggi, 11/09/2009, a pag. 17, l'articolo di Michael Sfaradi dal titolo " Netanyahu a Mosca per conto di Riyadh? ".
Benjamin Netanyahu
Doveva essere una missione top secret quella di Netanyahu a Mosca. Tutto era stato preparato fin nei minimi particolari, al punto che per mantenere la riservatezza sulla vicenda anziché usare l'aereo governativo il premier israeliano ha viaggiato su un aereo privato, accompagnato solo da tre guardie del corpo. Qualcosa però è andato storto e la notizia di questo suo viaggio misterioso è apparsa, a distanza di poche ore, sul sito di Yediot Ahronot, uno dei più seguiti quotidiani israeliani. Anche se l'addetto stampa della presidenza del consiglio ha tentato un depistaggio dichiarando che il primo ministro era in visita presso una base segreta militare all'interno di Israele, la verità è venuta a galla. Le ipotesi che girano sul perché del viaggio sono il frutto di un puzzle formato da fatti accaduti nei giorni scorsi e che si incastrano fra loro con una buona precisione. Abbiamo provato a ricostruirlo e quello che ne esce non fa ben sperare. Per prima cosa c'è che forse, in molti ne sono convinti, Al Baradei, il presidente dell'agenzia atomica dell'ONU, abbia giocato sporco sul nucleare iraniano. Sul suo conto ci sono solo ipotesi non provate del suo doppio gioco, ma ora alcuni nodi stanno venendo al pettine soprattutto dopo che la Francia ed Israele hanno deciso di chiedere pubblicamente conto all'AIEA del perchè di mancati controlli sui siti nucleari iraniani e se queste mancanze sono state dovute ad impossibilità di operare liberamente in loco o ad una sorta di tacita alleanza fra membri dell'agenzia e il governo iraniano. C'è poi da considerare che se la politica è l'arte di dire una cosa e fare l'esatto contrario, a Mosca lo sanno da sempre. Infatti, nonostante il governo russo abbia più volte promesso che si sarebbe astenuto dal vendere armi all'Iran, il caso del cargo Arctic Sea ha messo in luce le manovre sotterranee che legano la Russia all'Iran. Manovre che hanno il duplice scopo di rinforzare le difese iraniane intorno ai reattori nucleari e di resuscitare l'influenza ex sovietica sulla regione mediorientale. Rapporti del Mossad e di alcune agenzie di intelligence europee hanno aggiunto altri pezzi a questo puzzle e a quel punto, noi crediamo, il quadro che il premier israeliano si è trovato di fronte era di una gravità tale che non solo gli ha fatto decidere una partenza rapida per la capitale russa, ma anche una tappa in uno stato arabo che non ha rapporti diplomatici con Israele. Si dice con insistenza che ci sia stato uno scalo a Riyadh, la capitale dell'Arabia Saudita prima di arrivare in Russia. Anche se Ahmedinejad ha fatto chiaramente capire che il suo obiettivo è lo Stato ebraico, la bomba atomica iraniana non mette paura solo ad Israele. Per l'Arabia Saudita come per il resto del mondo sunnita, l'acquisizione da20parte di Teheran dell'arma nucleare sarebbe vissuta come una sconfitta interna; perché se per Israele si tratterebbe di una bomba "islamica", all'interno dell'Islam verrebbe vista come una bomba "sciita". Questo per i sunniti significherebbe una perdita d'importanza e causerebbe un terremoto di vaste proporzioni che sconvolgerebbe i fragili equilibri che regolano i rapporti fra le nazioni islamiche. Lo scenario ipotizzato vede Israele e il regno saudita contrari, anche se per ragioni diverse, all'atomica iraniana e schierati, almeno per questa volta, dalla stessa parte della barricata. Netanyahu durante il breve ma intensissimo colloquio con Putin, dove tra l'altro ha nuovamente chiesto conto della vendita di armi ad alta tecnologia ad un governo inaffidabile e pericoloso come quello di Teheran, potrebbe, per assurdo, aver parlato anche in nome dei sauditi. Un altro segnale che fa capire quanto la situazione sia delicata, è che in Israele la Protezione civile, ha in questi giorni rinnovato l'appello alla popolazione di recarsi presso i centri per il controllo o l'eventuale sostituzione delle maschere antigas che ogni cittadino ha in dotazione. Anche questo, purtroppo, non è un segnale incoraggiante.
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