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Luce nel buio del tunnel. Come gli ostaggi a Gaza celebravano Hanukkah 13/12/2025

Un filmato recuperato dall’esercito israeliano durante le operazioni nella Striscia di Gaza mostra sei ostaggi israeliani mentre cercano di accendere le candele della festa di Hanukkah in un tunnel con scarso ossigeno. I sei ostaggi sono Hersh Goldberg-Polin, 23 anni, Eden Yerushalmi, 24 anni, Ori Danino, 25 anni, Alex Lobanov, 32 anni, Carmel Gat, 40 anni, e Almog Sarusi, 27 anni. Il filmato risale al dicembre 2023. Otto mesi dopo, il 29 agosto 2024, all’approssimarsi delle Forze di Difesa israeliane al tunnel sotto il quartiere di Tel Sultan, a Rafah (Striscia di Gaza meridionale), tutti e sei gli ostaggi furono assassinati con un colpo alla testa dai terroristi palestinesi.



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Corriere della Sera Rassegna Stampa
04.09.2009 El Mundo intervista il negazionista David Irving
E attribuisce credibilità alle sue assurde tesi

Testata: Corriere della Sera
Data: 04 settembre 2009
Pagina: 18
Autore: Francesco Battistini
Titolo: «Israele protesta: 'Niente interviste a chi nega la Shoah'»

Riportiamo dal CORRIERE della SERA di oggi, 04/09/2009, a pag. 18, l'articolo di Francesco Battistini dal titolo " Israele protesta: «Niente interviste a chi nega la Shoah» ".

Sullo stesso argomento invitiamo a leggere la " Cartolina da Eurabia" di Ugo Volli di oggi. Ecco l'articolo di Francesco Battistini:

 Il negazionista David Irving

GERUSALEMME — Con gli europei, sta diventando or­mai una tradizione: si prepara a visitare Israele il ministro svedese Carl Bildt, forte della presidenza Ue e d’una linea tradizionalmente filoaraba, e s’apre una crisi diplomatica con la Svezia per l’articolo d’un tabloid di Stoccolma che infanga l’esercito israeliano; s’appresta a un tour medio­rientale il premier spagnolo Zapatero, a capo d’un gover­no simpatico più ai palestine­si, e la diplomazia israeliana si scatena per l’intervista al negazionista David Irving che il quotidiano El Mundo pubblicherà domani. «Oscena», protesta il governo di Gerusalemme, «una trovata che mina la credibilità di chi la mette in pagina»: l’ambasciatore israeliano a Madrid, Raphael Schutz, ha indirizzato al gior­nale una lettera di rimprove­ro, spiegando che nel settante­simo anniversario di Danzica non si può dare spazio alle te­si «oscene» di Irving, scritto­re inglese già recluso 13 mesi nelle prigioni austriache per avere sostenuto che l’Olocau­sto fu una menzogna. L’ira israeliana sorge dal fatto che l'intervista è appaiata ad altre — dallo storico dell’epoca hit­leriana Ian Kershaw ad Avner Shalev, il direttore del Museo dell’Olocausto di Gerusa­lemme — e presentata come omaggio alla pluralità delle idee. In quest’epoca postmo­derna, protesta l’ambasciato­re sulle colonne del Mundo, non ci si capacita di distingue­re fra vero e falso, importante e superfluo: «Tutto è allo stes­so livello, l’assassino e la vitti­ma, il saggio e l’ignorante, Mozart e l’ultima canzonetta. Mettere Irving allo stesso livel­lo di questi studiosi, dà l’im­pressione che le loro tesi sia­no egualmente sostenibili». Anche il Jerusalem Post entra nella polemica, ricordando co­me l’articolo svedese (senza prove) sul traffico d’organi dell’esercito abbia già spinto i siriani a chiedere un «proces­so per atti criminali» d’Israele e l’Autorità palestinese a no­minare una commissione d’in­chiesta sulla denuncia. La que­relle col Mundo , però, tocca la sfera sensibile delle opinio­ni. E il giornale spagnolo non si è scomposto più di tanto. L’intervista di Irving verrà pubblicata senza censure, pro­mette la direzione. Perché lo scopo è proprio d’offrire, sul­la Seconda guerra mondiale, «visioni innovative e sorpren­denti »: nel caso, chi meglio di Irving?

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lettere@corriere.it

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