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Luce nel buio del tunnel. Come gli ostaggi a Gaza celebravano Hanukkah 13/12/2025

Un filmato recuperato dall’esercito israeliano durante le operazioni nella Striscia di Gaza mostra sei ostaggi israeliani mentre cercano di accendere le candele della festa di Hanukkah in un tunnel con scarso ossigeno. I sei ostaggi sono Hersh Goldberg-Polin, 23 anni, Eden Yerushalmi, 24 anni, Ori Danino, 25 anni, Alex Lobanov, 32 anni, Carmel Gat, 40 anni, e Almog Sarusi, 27 anni. Il filmato risale al dicembre 2023. Otto mesi dopo, il 29 agosto 2024, all’approssimarsi delle Forze di Difesa israeliane al tunnel sotto il quartiere di Tel Sultan, a Rafah (Striscia di Gaza meridionale), tutti e sei gli ostaggi furono assassinati con un colpo alla testa dai terroristi palestinesi.



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Corriere della Sera Rassegna Stampa
18.08.2009 Yale e Maometto: quando l'università oltrepassa la soglia del ridicolo
Il commento di Pierluigi Battista

Testata: Corriere della Sera
Data: 18 agosto 2009
Pagina: 14
Autore: Pierluigi Battista
Titolo: «Yale e Maometto: quando l'università oltrepassa la soglia del ridicolo»

Riportiamo dal CORRIERE della SERA di oggi, 18/08/2009, a pag. 14, l'articolo di Pierluigi Battista dal titolo " Yale e Maometto: quando l'università oltrepassa la soglia del ridicolo ".

 " Stop, stop! Abbiamo finito le vergini! "

Non c’è niente di peggio che do­nare alla paura una nobile paten­te culturale. Perciò sarebbe stato meglio, e molto più dignitoso, se gli illustri edito­ri dell’Università di Yale avessero detto: «Nella nostra accademica pubblicazione che mette insieme tutte le vignette che hanno scioccato il mondo non includere­mo quelle dedicate a Maometto per evita­re rappresaglie fondamentaliste, minacce jiahdiste all’incolumità nostra e dei nostri studenti, perché il terrore domina i nostri comportamenti e dunque preferiamo l’au­tocensura al pericolo di farci nemici gli in­tegralisti dell’Islam». Invece no, questo onesto e decente discorso i censori di se stessi non l’hanno fatto. Il New York Post ha accusato Yale di «codardia». Ma forse avrebbe dovuto aggiungere che con que­sta autocensura una prestigiosa Universi­tà ha oltrepassato la soglia del ridicolo.
Se si pensa che hanno avuto paura per­sino di un’illustrazione dell’Inferno dante­sco di Gustavé Dore in cui veniva raffigura­to un Maometto sgradevole e minaccioso, ci si rende conto che il problema non è la qualità artistica delle vignette danesi can­cellate. La smania del politicamente cor­retto colpisce anche l’America che pure aveva accolto la Hirsi Ali costretta a una
vita blindata nell’ex tollerante e illumina­ta Olanda. Tale è il timore di provocare re­azioni violente, da ritenere offensiva persi­no la semplice notizia delle cose, e cioè l’esistenza di vignette che hanno sciocca­to eccome il mondo.
La libertà d’espressione, invocata ogni volta che i bersagli non siamo animati da veemente spirito vendicativo, viene mes­sa tra parentesi e sospesa sine die. Il sacro recinto universitario, dove si suppone che le informazioni culturali debbano essere complete e integrali, diventa muto e imba­razzato. Si concepiscono libri preventiva­mente purgati, si offre un quadro mutila­to e quindi distorto della rassegna che si intende divulgare attraverso un libro. Si mimetizza la paura, accampando scuse culturali risibili. Hanno censurato persino Doré: come se da noi si offrisse un’edizio­ne amputata dell’Inferno di Dante pensan­do di fare del bene al mondo. Ridicolo. Ma anche documento terribile di un’abitu­dine autocensoria che ormai dilaga incon­trastata persino nelle nostre università. Dove anche la libertà d’opinione e la com­pletezza dei dati rischiano di diventare un optional superfluo.

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