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Luce nel buio del tunnel. Come gli ostaggi a Gaza celebravano Hanukkah 13/12/2025

Un filmato recuperato dall’esercito israeliano durante le operazioni nella Striscia di Gaza mostra sei ostaggi israeliani mentre cercano di accendere le candele della festa di Hanukkah in un tunnel con scarso ossigeno. I sei ostaggi sono Hersh Goldberg-Polin, 23 anni, Eden Yerushalmi, 24 anni, Ori Danino, 25 anni, Alex Lobanov, 32 anni, Carmel Gat, 40 anni, e Almog Sarusi, 27 anni. Il filmato risale al dicembre 2023. Otto mesi dopo, il 29 agosto 2024, all’approssimarsi delle Forze di Difesa israeliane al tunnel sotto il quartiere di Tel Sultan, a Rafah (Striscia di Gaza meridionale), tutti e sei gli ostaggi furono assassinati con un colpo alla testa dai terroristi palestinesi.



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Corriere della Sera Rassegna Stampa
15.08.2009 Lotta fra terroristi a Gaza
Hamas contro i ' guerrieri di Dio '

Testata: Corriere della Sera
Data: 15 agosto 2009
Pagina: 17
Autore: Viviana Mazza
Titolo: «Hamas attacca i 'guerrieri di Dio' nella moschea: 16 morti»

Riportiamo dal CORRIERE della SERA di oggi, 15/08/2009, a pag. 17, l'articolo di Viviana Mazza dal titolo " Hamas attacca i «guerrieri di Dio» nella moschea: 16 morti ".

 Jund Ansar Allah

GERUSALEMME — I «Guer­rieri di Dio» sfidano Hamas a Gaza dichiarando la «nascita dell’emirato islamico», a partire da Rafah. Lo scontro tra il grup­po ultraradicale di jihadisti ispi­rato ad Al Qaeda e il partito isla­mico palestinese, che controlla Gaza dal giugno 2007, è esploso ieri durante la preghiera del ve­nerdì. E si è concluso con una sparatoria in moschea: almeno 16 vittime tra le quali miliziani, un membro di Hamas e una bambina di 11 anni, secondo fonti mediche. Ferite un centi­naio di persone.
Scalzo, lunga barba grigia, tu­nica bianca e rossa, Abdel-Latif Mousa, il leader di Jund Ansar Allah (i Guerrieri di Dio) ha in­fiammato i seguaci — alcune centinaia — in una moschea di Rafah dichiarando la Striscia un «emirato islamico» e accusando Hamas, partito islamico con im­pronta nazionale palestinese, di non voler attuare con il rigore necessario la Sharia. «Preferisco­no incontrare i membri del Con­gresso, e Blair e Carter. Se Ha­mas dovesse scegliere la via di Allah e la via della Jihad, noi sa­remmo i loro servi, ma se cerca­no di attaccare le nostre mo­schee, taglieremo loro le brac­cia ». Mousa, noto anche con il nome di battaglia Abu al-Nour al-Maqdessi (nome che lo iden­tifica come «uomo pio» o forse fa riferimento ad Al Quds, il no­me arabo di Gerusalemme), ha accusato Hamas di aver sottrat­to al suo gruppo armi per un va­lore di 120mila dollari, ha giura­to fedeltà a Bin Laden, ma non è chiaro se vi siano contatti con­creti con Al Qaeda. Lo hanno scortato in moschea decine di miliziani armati di kalashnikov: uno di loro indossava quella che sembrava una cintu­ra- esplosiva. Molti erano vestiti di nero, coi volti coperti da pas­samontagna o kefieh, oppure con abiti di stile pachistano. La polizia di Hamas ha circondato la moschea. Mousa li ha avverti­ti: «Non provate a entrare, o sa­rà la vostra fine». La sparatoria è iniziata fuori, e alla fine la mo­schea è stata espugnata. Tra i morti vi sarebbe anche un mem­bro del braccio armato di Ha­mas, Jibril al Shimali.
Dopo il giugno 2007, diversi gruppi jihadisti salafiti (tra i quali anche Jaysh Al-Islam e Fa­th Al-Islam) hanno chiesto con insistenza ad Hamas la creazio­ne di un emirato islamico a Ga­za, l’imposizione totale della sharia, e la jihad senza tregua contro Israele. La gente a Gaza li chiama «jaljalat», terremoto. Il rifiuto di Hamas, che pure re­centemente
ha lanciato una campagna per «rafforzare la mo­ralità » a Gaza ma da sette mesi ha rispettato un cessate il fuoco con Israele, ha scatenato una lot­ta per il potere: gli estremisti cercano di portare a termine da soli i propri obiettivi. Due mesi fa, tre «Guerrieri di Dio» erano morti nel tentativo di attaccare a cavallo una base israeliana al confine. I due campi si sono in­fangati a vicenda nelle moschee e nei media. Israele sostiene che questi miliziani vengono dal­­l’Iraq e dall’Afghanistan. Hamas nega. «Gruppi simili non esisto­no a Gaza», ha ribadito ieri il lea­der del partito Ismail Haniyeh, anche lui in un sermone in mo­schea. Si tratterebbe di «propa­ganda sionista» per colpire Ha­mas. Il ministero dell’Interno ha definito Mousa «un pazzo». Lui, fuggito alla sparatoria, si è rifugiato nella sua abitazione, difesa da miliziani e messa sot­to assedio nella notte dalla poli­zia di Hamas.

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