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Luce nel buio del tunnel. Come gli ostaggi a Gaza celebravano Hanukkah 13/12/2025

Un filmato recuperato dall’esercito israeliano durante le operazioni nella Striscia di Gaza mostra sei ostaggi israeliani mentre cercano di accendere le candele della festa di Hanukkah in un tunnel con scarso ossigeno. I sei ostaggi sono Hersh Goldberg-Polin, 23 anni, Eden Yerushalmi, 24 anni, Ori Danino, 25 anni, Alex Lobanov, 32 anni, Carmel Gat, 40 anni, e Almog Sarusi, 27 anni. Il filmato risale al dicembre 2023. Otto mesi dopo, il 29 agosto 2024, all’approssimarsi delle Forze di Difesa israeliane al tunnel sotto il quartiere di Tel Sultan, a Rafah (Striscia di Gaza meridionale), tutti e sei gli ostaggi furono assassinati con un colpo alla testa dai terroristi palestinesi.



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Corriere della Sera Rassegna Stampa
02.08.2009 Pakistan, estremisti islamici danno la caccia ai cristiani
Donne e bambini arsi vivi con l'accusa di aver dissacrato il Corano

Testata: Corriere della Sera
Data: 02 agosto 2009
Pagina: 16
Autore: Cecilia Zecchinelli - La redazione del Foglio
Titolo: «Pakistan, caccia ai cristiani. Donne e bambini arsi vivi»

Riportiamo dal CORRIERE della SERA di oggi, 02/08/2009, a pag. 16, l'articolo di Cecilia Zecchinelli dal titolo " Pakistan, caccia ai cristiani. Donne e bambini arsi vivi ".

 Pakistan: corteo contro le violenze anticristiane

Un’accusa ripetuta di boc­ca in bocca: aver dissacrato il sacro Corano durante un ma­trimonio. Un processo popo­lare e sommario, in stile Far West. Poi, l’inferno. I cristiani del villaggio di Korian e quin­di della città di Gorja, a ovest di Lahore, nella grande regio­ne del Punjab pachistano, so­no stati oggetto di un vero po­grom lanciato da estremisti islamici. Per giorni hanno sac­cheggiato, distrutto, sparato dai tetti e nelle strade. Ieri, ar­mati di taniche di benzina, hanno dato fuoco a due chie­se e a decine di case. Hanno bloccato le strade e perfino la ferrovia per ostacolare i soc­corsi. Almeno sei cristiani so­no morti, tra loro un bambi­no e certamente qualche don­na. Tutti bruciati vivi.
Le immagini in tv degli scontri e delle case ridotte in macerie hanno fatto il giro del Pakistan, tuttora sconvol­to dai combattimenti nel Nord, conteso tra forze gover­native e «talebani», dove solo pochi giorni è stato comun­que confermato l’uso della legge islamica, la sharia. Dal­la valle di Swat al confine af­ghano continuano ad arriva­re notizie di discriminazioni anti-cristiane, come la loro esclusione dagli aiuti pubbli­ci concessi ai profughi. Ma quanto è avvenuto in Punjab, terra di mistici e di antiche buone relazioni tra fedi, è an­cora più deva­stante.
«È qualcosa che va contro lo spirito del­ l’Islam e le nor­me di una socie­tà civile, le leggi sono state mani­polate per farsi giustizia su pre­sunti reati», ha dichiarato ieri Asif Ali Zarda­ri, presidente del secondo Pa­ese musulmano al mondo per numero di fedeli, riferen­dosi alla legge sulla blasfemia che punisce con la morte ogni oltraggio all’Islam, reli­gione di Stato. «Il Corano co­munque non è stato profana­to », ha messo in chiaro il mi­nistro delle Minoranze, Shah­baz Bhatti, inviato di gran fretta a Gorja dopo l’esplode­re delle violenze. Bhatti ha di­chiarato
di aver ordinato da giorni alla polizia locale di di­fendere i cristiani minacciati, ma che le sue istruzioni «so­no state ignorate». Ha quindi annunciato che i responsabili del pogrom appartengono al gruppo estremista sunnita Si­pah- e-Sahaba, già accusato di attacchi armati e terroristi­ci contro le forze di sicurezza e la minoranza sciita e messo fuorilegge da alcuni anni. An­che se ieri in serata non c’era ancora notizia di arresti.
Un ministro del Punjab, Dost Khosa, ha per altro di­chiarato che «sabato qualcu­no ha aperto il fuoco contro un pacifico corteo di musul­mani in un quartiere cristia­no, peggiorando le cose: qual­cuno sta cercando di sfrutta­re la situazione». Dichiarazio­ne che lascia intuire una spac­catura tra le autorità o comun­que una situazione non anco­ra chiara. Esponenti delle due comunità, cristiana e musul­mana, si sono incontrati ieri sera a Gojra per tentare una riappacificazione. Nel frattem­po si teme che il numero del­le vittime possa aumentare:
già su Internet si parla di no­ve morti, e le autorità ritengo­no che altri potrebbero esse­re rinvenuti sotto le macerie.
I cristiani del Pakistan da giorni lanciavano appelli. «Ri­ceviamo continuamente lette­re di minacce e chiamate, la situazione è delicata e la ten­sione
palpabile», aveva di­chiarato a inizio settimana il segretario della Commissio­ne cattolica pachistana di Giu­stizia e pace. Parole pronun­ciate pensando alla crisi nel Nord e al Paese in generale. Prima degli ultimi eventi in Punjab.

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