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Luce nel buio del tunnel. Come gli ostaggi a Gaza celebravano Hanukkah 13/12/2025

Un filmato recuperato dall’esercito israeliano durante le operazioni nella Striscia di Gaza mostra sei ostaggi israeliani mentre cercano di accendere le candele della festa di Hanukkah in un tunnel con scarso ossigeno. I sei ostaggi sono Hersh Goldberg-Polin, 23 anni, Eden Yerushalmi, 24 anni, Ori Danino, 25 anni, Alex Lobanov, 32 anni, Carmel Gat, 40 anni, e Almog Sarusi, 27 anni. Il filmato risale al dicembre 2023. Otto mesi dopo, il 29 agosto 2024, all’approssimarsi delle Forze di Difesa israeliane al tunnel sotto il quartiere di Tel Sultan, a Rafah (Striscia di Gaza meridionale), tutti e sei gli ostaggi furono assassinati con un colpo alla testa dai terroristi palestinesi.



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Corriere della Sera Rassegna Stampa
24.07.2009 Osama, ti si è ristretta la famiglia
l'articolo di Guido Olimpio

Testata: Corriere della Sera
Data: 24 luglio 2009
Pagina: 10
Autore: Guido Olimpio
Titolo: «Ucciso il giovane Bin Laden»

Guido Olimpio racconta sul CORRIERE della SERA di oggi, 24/07/2009, a pag.10, con il titolo " Ucciso il giovane Bin Laden " l'eliminazione del figlio del più famoso Osama. Eccolo:

 Saad Bin Laden, da vivo

Quando, nel settembre 2008, Saad Bin Laden ha lasciato l’ac­cogliente rifugio iraniano per raggiungere l’area tribale pachi­stana ha fatto un errore fatale. Forse lo hanno seguito speran­do che li portasse al padre, il fantomatico Osama. Un piano che ha portato invece alla sua eliminazione con un paio di missili Hellfire sparati da un drone americano. Non è nota la data né il luogo: «All’80-85 per cento è stato ucciso», è l’indi­screzione americana. Più pru­denti i pachistani che dicono di non avere informazioni preci­se.
Il destino di Saad rischia di essere simile a quel del ben più famoso genitore. Nato 29 anni fa in Arabia Saudita, ha seguito Osama nell’esilio sudanese (1991-96), spostandosi poi in Afghanistan. Dopo la caduta di Kabul, il giovane Bin Laden ha trovato rifugio con altri due fra­telli e una dozzina di capi qaedi­sti in Iran. Gli ayatollah li han­no messi sotto sorveglianza in residenze dei pasdaran ma han­no permesso loro di impartire ordini. Saad e l’egiziano Saif El Adel — secondo informazioni di intelligence — hanno avuto un ruolo nella strage alla sina­goga di Djerba (aprile 2002, 19 morti) e in altri attentati, in Ma­rocco e nella stessa Arabia Sau­dita.
Complice il lungo soggior­no in Iran, Saad si è trasforma­to nel canale di comunicazione privilegiato tra Al Qaeda e l’Ar­mata Qods, l’apparato dei pa­sdaran coinvolto in azioni terro­ristiche. Teheran e i qaedisti non si sono mai amati, ma in al­cune occasioni hanno agito con­giuntamente in funzione an­ti- americana. Ed è in questo quadro che Saad avrebbe com­piuto una missione — nel 2006 — tra Siria e Libano per stabili­re un patto con l’Hezbollah.
Nel settembre 2008, Saad ha lasciato l’Iran ed ha raggiunto l’area tribale in Pakistan. Uno spostamento accompagnato da varie ipotesi: «Ha voluto unirsi al padre»; «Ha incontrato l’egi­ziano Al Zawahiri». Voci accol­te con scetticismo dagli speciali­sti per i quali il trentenne Bin Laden ha ricoperto solo ruoli se­condari.
Uscendo dalla sua tana, Saad ha accettato il rischio di essere scoperto. Nella regione di confi­ne afghano-pachistana opera­no i droni della Cia. Robot con
licenza di uccidere che hanno già liquidato 22 bersagli di «al­to valore» e decine di militanti. Spesso aiutati da spie nei villag­gi: la Cia ha fornito loro delle «cimici» — costano una venti­na di euro — che lasciano una traccia per i missili. Al Qaeda ne è talmente preoccupata che ha redatto un libro per mettere in guardia i suoi uomini. Saad è diventato uno dei «trofei» dei Predator americani? I qaedisti non hanno paura di annunciare il «martirio» dei loro leader e dunque è strano che non l’ab­biano fatto. Magari non ne so­no certi e preferiscono lasciare nell’incertezza anche il nemico.

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