Un filmato recuperato dall’esercito israeliano durante le operazioni nella Striscia di Gaza mostra sei ostaggi israeliani mentre cercano di accendere le candele della festa di Hanukkah in un tunnel con scarso ossigeno. I sei ostaggi sono Hersh Goldberg-Polin, 23 anni, Eden Yerushalmi, 24 anni, Ori Danino, 25 anni, Alex Lobanov, 32 anni, Carmel Gat, 40 anni, e Almog Sarusi, 27 anni. Il filmato risale al dicembre 2023. Otto mesi dopo, il 29 agosto 2024, all’approssimarsi delle Forze di Difesa israeliane al tunnel sotto il quartiere di Tel Sultan, a Rafah (Striscia di Gaza meridionale), tutti e sei gli ostaggi furono assassinati con un colpo alla testa dai terroristi palestinesi.
Il caso Cohen-Barenboim qualcosa dovrà pur insegnare A Ramallah si suona e si canta solo se escludi Israele
Testata: Il Foglio Data: 17 luglio 2009 Pagina: 3 Autore: La Redazione del Foglio Titolo: «Nessuno suoni a Ramallah»
Ai fautori del dialogo a tutti i costi, dedichiamo l'editoriale che segue, pubblicato sul FOGLIO di oggi, 17/07/2009, a pag.3, dal titolo " Nessuno suoni a Ramallah ". Da loro vorremmo sapere come ci si dovrebbe comportare con la moderata Anp dopo l'aut aut posto a Cohen e Barenboim. (la cronaca dell'accaduto, nell'archivio IC digitando il nome dei due musicisti). Ecco l'articolo:
a destra la coppia Abu Mazen-Yasser Arafat, a sinistra Cohen e Barenboim
Il direttore d’orchestra israeliano di origini argentine Daniel Barenboim e il cantante canadese Leonard Cohen hanno cancellato concerti che si erano impegnati a tenere a Ramallah, dopo che diversi esponenti palestinesi ne avevano chiesto il boicottaggio. Barenboim è il grande alfiere della pace e della musica come strumento di convivenza, è l’ospite dei migliori salotti politicamente corretti, un simbolo dell’universalismo ebraico e della infaticabile profferta di dialogo. Il presidente palestinese, Mahmoud Abbas, gli ha conferito la cittadinanza onoraria dei Territori nel 2008 (è l’unico israeliano ad averla). A tanto però è arrivato l’odio per Israele e l’inimicizia persino verso i suoi più radicali pacifisti, fino al punto di precludere a un partigiano della pace come Barenboim il diritto di tenere un concerto nella capitale dell’Anp, Ramallah. I due musicisti volevano favorire il dialogo dei due popoli. Ma Cohen si è rifiutato di accettare la condizione posta dagli organizzatori palestinesi: annullare il concerto a Tel Aviv che avrebbe poi tenuto dopo Ramallah. Di Barenboim ai palestinesi non è piaciuta invece la solidarietà che ha dato a Sderot prima dell’operazione a Gaza. Lo scorso anno Daniel Barenboim doveva essere il primo direttore d’orchestra israeliano a essere invitato in Egitto. Aveva in programma “Le Nozze di Figaro” con l’Orchestra sinfonica egiziana, ma il suo concerto alla Cairo Opera House è stato invece cancellato all’ultimo minuto. Il “nessun suoni” venne ordinato direttamente dal ministro della Cultura Farouk Hosni, probabile prossimo dominum dell’Unesco. E’ l’effetto reale, banditesco, del boicottaggio antisraeliano, come quello messo in atto dalla Federazione internazionale dei giornalisti, che mira a ottenere il medesimo risultato dei censori islamici di Ramallah. Chiudere la bocca, rapire la cultura e l’informazione, impedire la circolazione delle idee. Nei fatti, stimolare e suggerire una forma di apartheid. Di segregazione oscurantista.
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