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Luce nel buio del tunnel. Come gli ostaggi a Gaza celebravano Hanukkah 13/12/2025

Un filmato recuperato dall’esercito israeliano durante le operazioni nella Striscia di Gaza mostra sei ostaggi israeliani mentre cercano di accendere le candele della festa di Hanukkah in un tunnel con scarso ossigeno. I sei ostaggi sono Hersh Goldberg-Polin, 23 anni, Eden Yerushalmi, 24 anni, Ori Danino, 25 anni, Alex Lobanov, 32 anni, Carmel Gat, 40 anni, e Almog Sarusi, 27 anni. Il filmato risale al dicembre 2023. Otto mesi dopo, il 29 agosto 2024, all’approssimarsi delle Forze di Difesa israeliane al tunnel sotto il quartiere di Tel Sultan, a Rafah (Striscia di Gaza meridionale), tutti e sei gli ostaggi furono assassinati con un colpo alla testa dai terroristi palestinesi.



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Corriere della Sera Rassegna Stampa
06.07.2009 Il Congresso ebraico mondiale chie­de alla F1 di sospendere la collaborazione con Eccletone
Dopo le sue dichiarazioni su Hitler

Testata: Corriere della Sera
Data: 06 luglio 2009
Pagina: 35
Autore: Arianna Ravelli
Titolo: «'Non collaborate con Ecclestone'. La comunità ebraica si ribella»

Riportiamo dal CORRIERE della SERA di oggi, 06/07/2009, a pag. 35, l'articolo di Arianna Ravelli dal titolo " 'Non collaborate con Ecclestone'. La comunità ebraica si ribella ".

 Bernie Ecclestone

MILANO — Parafrasando una vecchia battuta di Giorgio Gaber si potrebbe dire che, per stare ai vertici della Formu­la 1, non è necessario essere nazisti, però aiuta. Della fami­glia del presidente della Fede­razione Max Mosley si sa tutto (le colpe dei padri non ricado­no sui figli, d’accordo, però il filmino con le signorine vesti­te da carceriere lascia pensare a qualche turba mai risolta), il suo predecessore alla Fia Jean-Marie Balestre era solo un po’ fascista (durante la guerra era iscritto al Jeune front), e ora è la volta di Ber­nie Ecclestone e della sua in­credibile intervista al Times in cui Hitler è diventato uno che «faceva funzionare le cose», una specie di spettatore impo­tente davanti all’Olocausto («non so se lo voleva davve­ro »). L’ovvio risultato è che, dopo che per settimane si è parlato delle dimissioni di Mo­sley, fortissimamente volute dai team, ora è la testa di Eccle­stone a essere in discussione.
A chiederla ieri è stato il Congresso ebraico mondiale che, in un comunicato stampa
diffuso dal suo presidente Ro­nald Lauder, dice che «Eccle­stone non è nella condizione di guidare la Formula 1» e chie­de «ai team del Mondiale, ai pi­loti e ai Paesi che ospitano i Gran premi di sospendere la collaborazione con lui».
Comprensibile richiesta (e c’è da giurarlo, in Germania dove la Formula 1 farà tappa giovedì ce ne saranno altre), ma in realtà Ecclestone non può lasciare per il semplice fat­to che non ricopre alcuna cari­ca da cui dimettersi. Possiede, invece, una fetta importante (il 25%) di azioni della società che gestisce i diritti commer­ciali, società controllata dal fondo Cvc che, c’è da immagi­narlo, non avrà gradito l’ulti­ma sua uscita. Quelli della Cvc si erano già innervositi per le idee di Mosley sulla Formula 1
(doppio regolamento e budget cap) e, soprattutto, per la mi­naccia di un campionato alter­nativo da parte delle squadre: e avevano appena richiamato Ecclestone a togliere l’appog­gio al vecchio amico.
Quanto alla possibilità di evitare di avere rapporti con Ecclestone, le squadre, fosse per loro, non vedrebbero l’ora: potrebbero organizzarsi per gestire i diritti da sé o sceglier­si un gestore che chieda meno del 50%. Ma, per almeno altri due anni, Ecclestone resterà al suo posto: perché appunto i contratti non si firmano con lui, ma con la società che lui rappresenta. E il prossimo con­tratto, che poi in F1 si chiama Patto della Concordia e, oltre ai soldi, determina la stabilità delle regole, deve essere firma­to proprio in questi giorni. Le squadre premono per chiude­re in fretta: questa settimana, o al massimo la prossima. Ma Ecclestone è ondivago, nic­chia, cambia idea, nessuno ca­pisce cosa abbia in testa, chis­sà se è distratto dal revisioni­smo
storico.

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