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Luce nel buio del tunnel. Come gli ostaggi a Gaza celebravano Hanukkah 13/12/2025

Un filmato recuperato dall’esercito israeliano durante le operazioni nella Striscia di Gaza mostra sei ostaggi israeliani mentre cercano di accendere le candele della festa di Hanukkah in un tunnel con scarso ossigeno. I sei ostaggi sono Hersh Goldberg-Polin, 23 anni, Eden Yerushalmi, 24 anni, Ori Danino, 25 anni, Alex Lobanov, 32 anni, Carmel Gat, 40 anni, e Almog Sarusi, 27 anni. Il filmato risale al dicembre 2023. Otto mesi dopo, il 29 agosto 2024, all’approssimarsi delle Forze di Difesa israeliane al tunnel sotto il quartiere di Tel Sultan, a Rafah (Striscia di Gaza meridionale), tutti e sei gli ostaggi furono assassinati con un colpo alla testa dai terroristi palestinesi.



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Corriere della Sera Rassegna Stampa
04.07.2009 Afghanistan: i talebani usano bambini per gli attentati suicidi
Cronache di Guido Olimpio, Marco Nese

Testata:Corriere della Sera
Autore: Marco Nese - Guido Olimpio
Titolo: «Attentato fallito agli italiani 'Battaglia infernale' per gli Usa - E i talebani comprano bimbi-kamikaze»

Riportiamo dal CORRIERE della SERA di oggi, 04/07/2009, a pag. 14, la cronaca di Marco Nese dal titolo " Attentato fallito agli italiani «Battaglia infernale» per gli Usa  " e, a pag. 15, l'articolo di Guido Olimpio dal titolo " E i talebani comprano bimbi-kamikaze ". Ecco gli articoli:

CORRIERE della SERA - Marco Nese : " Attentato fallito agli italiani «Battaglia infernale» per gli Usa  "

Avanzano lungo un fronte di 90 chilometri. Sono i 4 mila ma­rines mandati a prendere il con­trollo della fascia meridionale della valle del fiume Helmand. Stanno ingaggiando scontri mi­cidiali coi talebani. Sono «impe­gnati in una battaglia inferna­le », dice l’uomo che li guida, il generale Larry Nicholson.
Dopo i primi due giorni, l’operazione Khanjar (in afgha­no, «Colpo di Spada») ha per­messo agli americani di penetra­re nel regno dei coltivatori di oppio. Combattono in un’area chiamata Garmsir. «Dovranno affrontare — afferma il genera­le Nicholson — sfide molto du­re ». Si muovono senza copertu­ra aerea. Per evitare il rischio di colpire i civili con il lancio di bombe e raffiche di artiglieria dall’alto. L’avanzata avviene in un clima rovente, con un caldo che raggiunge i 44 gradi. In alcu­ni casi, piccoli gruppi di taleba­ni reagiscono con azioni di guer­riglia, tipo mordi e fuggi. Molti però sono finiti circondati e cat­turati. Le truppe americane, af­fiancate da 650 soldati afghani, sono entrate in due centri abita­ti, Nawa e Garmsir, a ovest di Kandahar, e hanno negoziato l’ingresso in quello di Khan Ne­shin. Dopo averne scacciato i ta­lebani, cercano di conquistare la fiducia dei civili. Non a caso il Dipartimento di Stato ha invia­to al seguito dei marines due funzionari con il compito di in­tavolare colloqui coi capi locali. «Il nostro scopo principale — spiega il capitano Bill Pelle­tier — è stabilire un rapporto con la gente. Consideriamo fon­damentale parlare coi leader, ca­pire di cosa hanno bisogno, qua­li sono le loro priorità, e chiari­re che la nostra missione è pro­teggere la gente più che uccide­re i nemici». Sono le linee guida della nuova strategia decisa da Barack Obama e messa in atto dal suo uomo forte inviato in Af­ghanistan, il generale Stanley McChrystal.
Gli ordini della Casa Bianca mirano a strappare ai talebani la valle dell’Helmand, dove le coltivazioni di oppio sono così vaste che permettono di ricava­re il 90 per cento dell’eroina con­sumata nel mondo. Mettere gli stivali militari su questo territo­rio significa sottrarre ai talebani la loro più cospicua fonte di gua­dagno, i dollari provenienti dal traffico di droga. I marines si in­stalleranno nella zona. «Una del­le preoccupazioni della gente — racconta il capitano Pelletier — è che noi ce ne andiamo e i talebani ritornano. Stiamo cer­cando di far capire che siamo ve­nuti per restare e garantire la si­curezza ». Per questo Washin­gton ha deciso di inviare altri 21 mila uomini in Afghanistan, dove entro la fine dell’anno sa­ranno attivi 68 mila soldati ame­ricani.
Con compiti diversi rispetto ai marines, nella valle dell’Hel­mand sono in azione anche 800 militari britannici. Hanno occu­pato tredici ponti sul fiume Hel­mand per impedire ai talebani di passare da una parte all’altra.
I britannici hanno perso in com­battimento un ufficiale, il tenen­te colonnello Rupert Thorneloe. La Russia, inoltre, ha accettato il passaggio attraverso il suo ter­ritorio di truppe e armi destina­te all’Afghanistan.
In vista delle elezioni del 20 agosto tutti i militari sono mobi­­litati. Anche gli italiani. Ieri 600 parà della Folgore hanno con­dotto un’operazione contro un
gruppo di insorti nella valle di Musahi, dalle parti di Kabul. Nell’ovest invece gli uomini del­la Folgore hanno subito un nuo­vo attacco. Un attentatore suici­da si è lanciato contro un carro Lince a bordo di un’auto. «Due militari — riferisce il ministro della Difesa Ignazio La Russa— sono stati leggermente feriti in un attacco suicida a 20 chilome­tri da Farah. Uno ha riportato un taglietto alla bocca e l’altro una ferita a un orecchio». Il mi­nistro ha confermato che per ga­rantire lo svolgimento delle ele­zioni saranno inviati in Afghani­stan altri 500 soldati.

CORRIERE della SERA - Guido Olimpio : " E i talebani comprano bimbi-kamikaze "

WASHINGTON — La falange della morte è sempre più giovane. La compongono bambini e adole­scenti, trasformati dai loro recluta­tori in kamikaze. I talebani ne han­no così bisogno che sono pronti a comprarli in base ad un tariffario che cambia a seconda dell’urgen­za e della distanza dall’obiettivo. Se i terroristi hanno fretta di com­piere un attacco possono pagarlo anche 14 mila dollari, se invece hanno tempo la cifra si riduce del­la metà.
I reclutatori di Beitullah Meh­sud, il leader dei talebani pachista­ni, vanno di villaggio in villaggio e fanno l’offerta a poveri padri di famiglia che cedono i loro figli in cambio di quella che per loro è una fortuna. Molti sono convinti che i ragazzi andranno in una scuola coranica gestita dagli isla­misti e ignorano quello che acca­drà in seguito. Altri sanno che i bimbi diventeranno dei mi­ni- guerrieri. Infatti, i militanti con­ducono i ragazzini in centri dove impartiscono poche nozioni mili­tari ma si dedicano soprattutto al­l’indottrinamento.
Il ricorso ai baby-kamikaze ha un duplice vantaggio per gli estre­misti che si battono contro la coali­zione. Il primo è operativo. I mino­ri o gli adolescenti — come le don­ne — suscitano meno sospetti.
Il secondo è propagandistico. Prima di partire per la missione, i bambini registrano video di salu­to che sono poi venduti nei bazar. Messaggi che raccontano della «mutazione». Da innocenti a ro­bot pronti ad uccidere.
«Qualche ipocrita sostiene che lo facciamo per soldi o perché ci hanno manipolato. No, è Allah che ci ha ordinato di fare questo ai pagani», sono le parole pronuncia­te
da Arshad Alì, 15 anni, poco pri­ma di diventare «shahid», marti­re. Una promessa di martirio inci­sa su un cd insieme a quella di un altro aspirante kamikaze, ancora più giovane: «Se muoio, non pian­gete per me. Sarò in Paradiso ad aspettarvi».
Gli attentatori suicidi rappresen­tano un’arma sia tattica che strate­gica. I talebani li usano come for­ma di pressione e per reagire alle offensive. Infatti ne hanno biso­gno in numero elevato. Nei centri urbani impiegano l’attacco «a scia­me », con un gruppo di kamikaze che piomba sull’obiettivo da dire­zioni diverse. Di solito, gli attenta­tori sono preceduti da mujahedin armati che devono eliminare senti­nelle o rimuovere ostacoli.
Nelle aree di campagna, invece, i militanti preferiscono il kamika­ze individuale. Studiano il passag­gio delle pattuglie alleate, control­lano i check point, verificano con l’aiuto di spie il modus operandi delle truppe straniere. Quindi desi­gnano l’uomo o il ragazzo a cui af­fidare l’ordigno. Per farlo esplode­re è sufficiente premere su una sorta di spinotto. In alcuni casi è un telefonino ad attivare l’inne­sco.
Un bimbo di appena 11 anni, catturato dalla polizia afghana, ha raccontato che i suoi accompagna­tori gli avevano consegnato una strana giacca «che lo avrebbe tenu­to caldo». Era in realtà un gi­let- bomba che probabilmente sa­rebbe stato fatto detonare a distan­za. Chi li arruola non ha certo scru­poli. Come ha raccontato un lea­der talebano «questi sono ragazzi che hanno fretta di incontrare Dio».

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