Un filmato recuperato dall’esercito israeliano durante le operazioni nella Striscia di Gaza mostra sei ostaggi israeliani mentre cercano di accendere le candele della festa di Hanukkah in un tunnel con scarso ossigeno. I sei ostaggi sono Hersh Goldberg-Polin, 23 anni, Eden Yerushalmi, 24 anni, Ori Danino, 25 anni, Alex Lobanov, 32 anni, Carmel Gat, 40 anni, e Almog Sarusi, 27 anni. Il filmato risale al dicembre 2023. Otto mesi dopo, il 29 agosto 2024, all’approssimarsi delle Forze di Difesa israeliane al tunnel sotto il quartiere di Tel Sultan, a Rafah (Striscia di Gaza meridionale), tutti e sei gli ostaggi furono assassinati con un colpo alla testa dai terroristi palestinesi.
Iraq : ritiro degli Usa imminente La polizia locale riuscirà a garantire la sicurezza ?
Testata: Corriere della Sera Data: 24 giugno 2009 Pagina: 48 Autore: Lorenzo Cremonesi Titolo: «Ritiro Usa dalle città iraqene, ma la polizia locale non è pronta»
Riportiamo dal CORRIERE della SERA di oggi, 24/06/2009, a pag. 48, l'articolo di Lorenzo Cremonesi dal titolo " Ritiro Usa dalle città iraqene, ma la polizia locale non è pronta ".
le basi Usa in Iraq
L’annuncio del ritiro militare americano dalle città irachene, previsto per il 30 giugno, sarà molto più un passo formale che non sostanziale. In realtà già da tempo i circa 150 mila soldati Usa non si facevano più vedere nelle zone urbane del Paese. Pure, sino ad ora restava loro la prerogativa legittima di operare dovunque in caso di necessità. Adesso non più. Saranno semmai le autorità irachene a richiedere il loro intervento. E, visto il grande desiderio del premier sciita Nouri al Maliki di dimostrare la piena indipendenza da Washington, c’è da pensare che ben difficilmente ciò potrà avvenire. Il passo comunque è importante. Una pietra miliare sulla via del pieno ritiro dall’Iraq fortemente voluto da Barack Obama entro la fine del 2011. Ma la domanda di fondo resta: saranno le nuove forze di sicurezza irachene in grado di controllare il Paese da sole? Sono pochi coloro pronti a rispondere con un «sì» deciso. I numerosi dubbi sulle capacità di tenuta e le difficoltà che gli oltre 600 mila tra militari e poliziotti saranno chiamati ad affrontare servono soprattutto ad illustrare i grandi problemi nel prossimo futuro. Prima di tutto quello del controllo sui pozzi petroliferi nelle regioni di Mosul e Kirkuk, al momento conteso tra governo centrale a maggioranza sciita e responsabili dell’autonomia curda nel nord. Non è un caso che gli attentati più sanguinosi abbiano colpito proprio queste zone di recente. Basta osservare l’odio con cui gli iracheni arabi guardano ai posti di blocco curdi sulle strade che da sud conducono a Erbil o Sulimanie per capire quanto la questione resti bruciante. C’è poi il non sopito scontro sciito- sunnita. A sei anni dalla guerra, le unità delle nuove forze di sicurezza restano divise ad operare nelle rispettive regioni. Impossibile anche solo pensare che oggi un poliziotto della Falluja sunnita possa pattugliare a Sadr City, il maggiore quartiere sciita di Bagdad. E viceversa. I recenti sviluppi post-elettorali in Iran non aiutano certo la pacificazione
Per inviare la propria opinione al Corriere della Sera, cliccare sull'e-mail sottostante