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Luce nel buio del tunnel. Come gli ostaggi a Gaza celebravano Hanukkah 13/12/2025

Un filmato recuperato dall’esercito israeliano durante le operazioni nella Striscia di Gaza mostra sei ostaggi israeliani mentre cercano di accendere le candele della festa di Hanukkah in un tunnel con scarso ossigeno. I sei ostaggi sono Hersh Goldberg-Polin, 23 anni, Eden Yerushalmi, 24 anni, Ori Danino, 25 anni, Alex Lobanov, 32 anni, Carmel Gat, 40 anni, e Almog Sarusi, 27 anni. Il filmato risale al dicembre 2023. Otto mesi dopo, il 29 agosto 2024, all’approssimarsi delle Forze di Difesa israeliane al tunnel sotto il quartiere di Tel Sultan, a Rafah (Striscia di Gaza meridionale), tutti e sei gli ostaggi furono assassinati con un colpo alla testa dai terroristi palestinesi.



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Corriere della Sera Rassegna Stampa
23.06.2009 Sarkozy contro il burqa
Prendere esempio dalla Francia

Testata: Corriere della Sera
Data: 23 giugno 2009
Pagina: 52
Autore: Maria Laura Rodotà
Titolo: «Con Sarkozy per salvare le donne dalla sottomissione del burqa»

Riportiamo dal CORRIERE della SERA di oggi, 23/06/2009, a pag. 52, l'articolo di Maria Laura Rodotà dal titolo " Con Sarkozy per salvare le donne dalla sottomissione del burqa ".

 Nicolas Sarkozy, nel suo discorso di ieri al Parlamento francese, ha dichiarato che il burqa "non è il benvenuto sul territorio francese in quanto segno di sottomissione e asservimento ed è degradante"

Riuscirà Nicolas Sarkozy a salva­re le islamiche di Francia dal burqa? Non si sa. Riusciranno i francesi e gli europei sensibili a dividersi tra mille imbarazzi anche su questo? Lo stanno già facendo, grazie. Da quando è stata propo­sta una commissione di inchiesta; e da ie­ri, quando il presidente ha tenuto un di­scorso portando il Parlamento in gita a Versailles. Affrontando disoccupazione, si­curezza, tasse. E poi lanciando la diversio­ne mediatica grazie alla quale del resto si parla meno: il caso-burqa, velo integrale che, ha dichiarato Sarko, «non è il benve­nuto sul territorio della Repubblica». Se­guiva dibattito nonstop. Ma per una volta, una diversione è una buona notizia.
Perché le donne imprigionate dal bur­qa sono in aumento. Perché, per dirla alla Sarko, «non è un problema religioso, ma di libertà della donna. È un segno di asser­vimento, è degradante». Qualcuna, in ge­nere neoconvertita, lo sceglie. La libertà di scelta delle altre è difficile da garanti­re. Per questo in Francia, il Paese con più islamici in Europa, una sessantina di de­putati — promotore il comunista André Grevin — ha chiesto un’indagine. E la mi­nistra alle Politiche urbane Fadela Ama­ra, di origine algerina, ha chiesto di vietar­lo. E si sono scatenate discussioni sulla protervia esibizionista del laicismo sarko­ziano, sull’opportunità o no di fare una legge, sul pericolo che a burqa vietato molte vengano chiuse in casa; e sulle al­ternative, come monitorare le famiglie in­tegraliste e controllare che le signore stia­no bene.
Ma va bene così; va bene se ci si comin­cia a chiedere quanto le musulmane ap­prezzino la sottomissione femminile. Non sembravano d’accordo le donne di Kabul scese in piazza tra le sassaiole. Non sembrano d’accordo le donne per le stra­de di Teheran che incitano gli uomini a non scappare. Non lo è mai stata la pur controversa Fadela Amara, che aveva fon­dato un’associazione di ragazze nordafri­cane delle banlieues con un bel nome: «Ni putes ni soumises», né puttane né sottomesse. Inventato da una donna di cultura islamica, può tornare utile a tutte; senza burqa, grazie.

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