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Luce nel buio del tunnel. Come gli ostaggi a Gaza celebravano Hanukkah 13/12/2025

Un filmato recuperato dall’esercito israeliano durante le operazioni nella Striscia di Gaza mostra sei ostaggi israeliani mentre cercano di accendere le candele della festa di Hanukkah in un tunnel con scarso ossigeno. I sei ostaggi sono Hersh Goldberg-Polin, 23 anni, Eden Yerushalmi, 24 anni, Ori Danino, 25 anni, Alex Lobanov, 32 anni, Carmel Gat, 40 anni, e Almog Sarusi, 27 anni. Il filmato risale al dicembre 2023. Otto mesi dopo, il 29 agosto 2024, all’approssimarsi delle Forze di Difesa israeliane al tunnel sotto il quartiere di Tel Sultan, a Rafah (Striscia di Gaza meridionale), tutti e sei gli ostaggi furono assassinati con un colpo alla testa dai terroristi palestinesi.



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Corriere della Sera Rassegna Stampa
22.06.2009 L'Ungheria elegge un'antisemita per l'Europarlamento
Nessuno dice niente?

Testata: Corriere della Sera
Data: 22 giugno 2009
Pagina: 15
Autore: Luigi Offeddu
Titolo: «Krisztina Morvai l’antisemita. Un nuovo caso a Strasburgo»

Riportiamo dal CORRIERE della SERA di oggi, 22/06/2009, a pag. 15, l'articolo di Luigi Offeddu dal titolo " Krisztina Morvai l’antisemita. Un nuovo caso a Strasburgo ".

 Krisztina Morvai, l'antisemita

BRUXELLES — C’è anche lei, fra i nuovi arrivi al Parlamento Europeo, e sarà probabilmente il capogruppo degli euroscettici: bella, bionda, 46 anni, ottimi studi, l’avvocatessa Krisztina Morvai farà la sua figura fra i banchi di Strasburgo. Jobbik, il «Movimento per una migliore Un­gheria » che l’ha candidata, s’è con­quistato quasi il 15% dei voti e 3 seg­gi all’Europarlamento principalmen­te grazie a lei. Ha un solo problema, l’avvocatessa: i suoi rapporti con la comunità ebraica, in Ungheria e nel mondo.
Ultimo esempio, una sua dichiara­zione, riportata giorni fa dal quoti­diano israeliano Haaretz, e ripresa con indignazione da vari siti di orga­nizzazioni ebraiche: «Sarei contenta se coloro che si definiscono fieri ebrei ungheresi se ne andassero a giocherellare con i loro piccoli peni circoncisi, invece di insultare me».
Era la risposta agli attacchi di Ga­bor Barat, amministratore di un isti­tuto radiologico di New York, che di­cendosi «fiero di essere un emigrato ebreo e ungherese» aveva definito la Morvai «un caso psichiatrico, un mo­stro » per i suoi discorsi durante la campagna elettorale. La risposta, una sorta di missiva agli ebrei, anda­va anche più in là: «La gente come voi è abituata a vedere la gente come noi mettersi sull’attenti ogni volta che date sfogo alle vostre flatulenze.
Dovreste per cortesia rendervi conto che tutto questo è finito. Abbiamo rialzato la testa e non tollereremo più il vostro tipo di terrore. Ci ripren­deremo il nostro Paese». Concetti rie­cheggiati da Gabor Vona, il presiden­te di Jobbik, subito dopo le elezioni: «Jobbik non parla solamente, ma tra­durrà le parole in azione. L’Ungheria appartiene agli ungheresi».
Le «riflessioni» dell’avvocatessa erano appena rimbalzate fra Buda­pest e Israele, che già arrivavano le
prime reazioni. Il partito della destra moderata ungherese Fidesz (56,3% dei voti) bollava il pensiero della si­gnora come «inconcepibile e antise­mitico », e chiedeva delle scuse pub­bliche. L’ex ministro degli Esteri Ge­za Jeszenszky diceva che la Morvai si era «autoesclusa dalla vita pubbli­ca ». Il capo delle comunità ebraiche ungheresi, Gustav Zoltai, dichiarava che commenti simili dovrebbero escludere chiunque li faccia da un ruolo ufficiale nel Parlamento Euro­peo.
E proprio questo è ora il proble­ma. Perché la Morvai è stata eletta regolarmente, ma già si parla di qual­che protesta, almeno simbolica, che la attenderebbe alla prima comparsa in aula. Mentre da Parigi, il presiden­te del Congresso ebraico europeo, Moshe Kantor, auspica che si con­danni «nei termini più forti, l’uso vi­gliacco e cinico di un linguaggio an­tisemitico, razzista, e teso a incutere paura, da parte di alcuni candidati al­l’Europarlamento ».
L’avvocatessa non sembra preoc­cupata, anzi. Alle accuse di antisemi­tismo, risponde il bollettino di un sindacato di polizia ungherese: «Nel­la situazione di oggi, l’antisemiti­smo non è solo un nostro diritto, ma è dovere di ogni ungherese che ama la propria terra: non ci dobbia­mo preparare per la battaglia contro gli ebrei...così come dobbiamo pre­pararci a una guerra civile fra unghe­resi e zingari, fomentata dagli ebrei che si sfregano contenti le mani». Questo sindacato raccoglie circa il 10% dei poliziotti ungheresi. Il diret­tore del suo bollettino è una donna, Judit Szima, già colonnello della poli­zia. E candidata alle elezioni euro­pee, con Jobbik.

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