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Luce nel buio del tunnel. Come gli ostaggi a Gaza celebravano Hanukkah 13/12/2025

Un filmato recuperato dall’esercito israeliano durante le operazioni nella Striscia di Gaza mostra sei ostaggi israeliani mentre cercano di accendere le candele della festa di Hanukkah in un tunnel con scarso ossigeno. I sei ostaggi sono Hersh Goldberg-Polin, 23 anni, Eden Yerushalmi, 24 anni, Ori Danino, 25 anni, Alex Lobanov, 32 anni, Carmel Gat, 40 anni, e Almog Sarusi, 27 anni. Il filmato risale al dicembre 2023. Otto mesi dopo, il 29 agosto 2024, all’approssimarsi delle Forze di Difesa israeliane al tunnel sotto il quartiere di Tel Sultan, a Rafah (Striscia di Gaza meridionale), tutti e sei gli ostaggi furono assassinati con un colpo alla testa dai terroristi palestinesi.



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Corriere della Sera Rassegna Stampa
22.06.2009 Senza Israele non sono Giochi del Mediterraneo
L'analisi di Maurizio Caprara

Testata: Corriere della Sera
Data: 22 giugno 2009
Pagina: 10
Autore: Maurizio Caprara
Titolo: «Senza Israele non chiamateli più Giochi del Mediterraneo»

Riportiamo dal CORRIERE della SERA di oggi, 22/06/2009, a pag. 10, l'articolo di Maurizio Caprara dal titolo " Senza Israele non chiamateli più Giochi del Mediterraneo ".

                                              

Si tratta di capirsi, di non pren­dere in giro milioni di perso­ne. I Giochi del Mediterraneo in pro­gramma da venerdì prossimo a Pescara nacquero nel 1951 con un nobile scopo: favorire, attraverso lo sport, un clima di amicizia tra popoli europei e arabi. Il co­lonialismo era al tramonto, la Seconda guerra mondiale era finita da poco più di un ciclo scolastico di un bambino del­le elementari, già c’erano le premesse di quella d’Alge­ria che si sarebbe combattu­ta dal 1954. Per quanto si po­tesse far di meglio, sulla sponda settentrionale del mare in questione non si pensava soltanto al nuovo Stato di Israele, indipenden­te dal 1948. Il nome «Giochi del Mediterraneo» poteva suonare troppo ambizioso, tuttavia per avvicinare genti geografica­mente prossime e culturalmente lonta­ne da qualche parte bisognava partire.
Oggi tra i 23 Paesi che manderanno atleti a Pescara c’è perfino San Marino, privo di sbocchi sul mare. Che manchi Israele, e che manchino concorrenti pa­lestinesi, non è soltanto una pecca. Ogni giorno che passa, è un raggiro. Innanzi­tutto per uno Stato che esiste, amico del nostro Paese. Ma anche per un popolo, quello palestinese, sulla cui eventuale presenza ai Giochi Israele in passato non mosse obiezioni.
La diplomazia non è una saletta di montaggio televisivo. Per aggiungere due concorrenti non basta appiccicare un paio di bandierine: lo statuto del Co­mitato olimpico richiede il voto di due terzi dei Paesi parteci­panti e quattro anni di osservazione. Certo, l’operazione è laboriosa.
Il governo italiano si mosse. «Quelli di Pesca­ra saranno gli ultimi Gio­chi del Mediterraneo sen­za la nazionale israelia­na. E senza la palestine­se », dichiarò il 23 marzo il ministro degli Esteri Franco Frattini. Si impegnò per far in­contrare venerdì i presidenti dei Comita­ti olimpici israeliano e palestinese. Pare che non ci saranno. Se l’anomalia attua­le non risulterà provvisoria, si cambi il nome dei Giochi, si lasci in pace il Medi­terraneo. Almeno ci dicano: a che gioco
giochiamo?

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