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Luce nel buio del tunnel. Come gli ostaggi a Gaza celebravano Hanukkah 13/12/2025

Un filmato recuperato dall’esercito israeliano durante le operazioni nella Striscia di Gaza mostra sei ostaggi israeliani mentre cercano di accendere le candele della festa di Hanukkah in un tunnel con scarso ossigeno. I sei ostaggi sono Hersh Goldberg-Polin, 23 anni, Eden Yerushalmi, 24 anni, Ori Danino, 25 anni, Alex Lobanov, 32 anni, Carmel Gat, 40 anni, e Almog Sarusi, 27 anni. Il filmato risale al dicembre 2023. Otto mesi dopo, il 29 agosto 2024, all’approssimarsi delle Forze di Difesa israeliane al tunnel sotto il quartiere di Tel Sultan, a Rafah (Striscia di Gaza meridionale), tutti e sei gli ostaggi furono assassinati con un colpo alla testa dai terroristi palestinesi.



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Corriere della Sera Rassegna Stampa
17.06.2009 Carter a Gaza sfugge ad un attentato
Che, in ogni caso, di certo non era per lui

Testata: Corriere della Sera
Data: 17 giugno 2009
Pagina: 17
Autore: Francesco Battistini
Titolo: «Gaza, Carter sfugge a un attentato»

Riportiamo dal CORRIERE della SERA di oggi, 17/06/2009, a pag. 17, l'articolo di Francesco Battistini dal titolo " Gaza, Carter sfugge a un attentato ".

Carter, ex presidente americano, è notoriamente filopalestinese. Per questo è difficile credere che l'attentato fosse rivolto a lui. Impossibile prendere sul serio la tesi di Hamas secondo la quale i tre ordigni non sarebbero stati altro che bombole di gas scivolate da un camion transitato troppo velocemente. Ecco l'articolo:

Jimmy Carter incontra il capataz di Hamas Ismail Haniyeh

GAZA — Presidente, ha avuto paura? «Ho paura quando vedo tanti civili trat­tati come animali». Tutt’in giro ci sono le tute nere di Hamas, a fare la sicurezza. E una discreta squadra d’arma­di americani che si chiama­no con gli auricolari. Il tren­tanovesimo presidente de­gli Stati Uniti arriva a Gaza in un gran frastuono di sire­ne. Il corteo dei cinque suv delle Nazioni Unite taglia il traffico di El Rasheed Street. Va al palazzo del governo. Lo trattano da Obama, ma è solo Jimmy Carter. Venuto a incontrare Ismail Haniyeh, il capo di Hamas che per l’oc­casione sbuca dai sotterra­nei. Venuto a capire se si può trattare, e come, con un’organizzazione che gli Stati Uniti tengono sulla li­sta nera degl’intrattabili. Glielo fanno capire subito: il cerimoniale d’accoglienza non è quello che il vecchio Carter s’aspettava e, appena prima che la colonna diplo­matica passi per il valico di Erez, gl’israeliani la stoppa­no. «Presidente — lo infor­ma un ufficiale — dentro Ga­za hanno preparato un atten­tato contro di lei. Le sconsi­gliamo di proseguire».
Hanno trovato tre bom­be. Stavano proprio sulla strada che da Erez porta a Gaza City. Da Hamas nega­no — «è solo un equivoco, un uomo che trasportava bombole di gas e s'è diretto troppo in fretta su quella strada» — ma diversi testi­moni raccontano d’aver vi­sto (e sentito) l’esplosivo fatto brillare dagli artificie­ri. Lo staff di Carter confer­ma: «C’è stato un briefing su questo problema, ma s’è deciso di non cambiare pro­gramma ». In mano una let­tera che l’esausto papà di Gi­lad Shalit gli ha consegnato domenica nei giardini del­l’American Colony di Geru­salemme, l’ex presidente è andato per la sua via: ha da­to la busta per il soldato ra­pito a un portavoce di Ha­mas e come ricevuta di ritor­no s’è accontentato d’una promessa, «la daremo al de­stinatario ».
A preoccupare non è tan­to chi volessero colpire — un simpatico ottantaquat­trenne che non conta quasi niente — ma chi volesse col­pire: gente vicina ad Al Qae­da, dice una fonte di Ha­mas, che per avere visibilità è pronta a sacrificare anche un politico che ha da sem­pre sulle corna la politica israeliana e pure qui, di fron­te alle macerie dell’Ameri­can School, non esita a sen­tirsi «responsabile per il mio Paese che fabbrica gli F-16 con cui vi bombarda­no ». Le azioni e gli attentati delle ultime settimane — perfino una squadra di ca­valli imbottita d’esplosivo e
lanciata contro obbiettivi israeliani — dimostrano che non tutto, a Gaza, si muove sotto l’ombrello di Hamas, almeno in apparen­za. I soldati di Allah, l’orga­nizzazione Junur Hansad Al­lah, circa 500 uomini che s’addestrano indisturbati sulle spiagge della Striscia e rispondono agli ordini d’un siriano, Abu Abdullah, han­no tutte le caratteristiche delle cellule fondamentali­ste: barbe lunghe, difficilisi­mi da avvicinare, il proietti­le in canna. Un insieme di pachistani, yemeniti, egizia­ni che Hamas ufficialmente detesta, perché non rispon­dono a una direzione strate­gica centrale, ma di fatto tol­lera. Perché servono a tene­re alta la tensione.

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