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Luce nel buio del tunnel. Come gli ostaggi a Gaza celebravano Hanukkah 13/12/2025

Un filmato recuperato dall’esercito israeliano durante le operazioni nella Striscia di Gaza mostra sei ostaggi israeliani mentre cercano di accendere le candele della festa di Hanukkah in un tunnel con scarso ossigeno. I sei ostaggi sono Hersh Goldberg-Polin, 23 anni, Eden Yerushalmi, 24 anni, Ori Danino, 25 anni, Alex Lobanov, 32 anni, Carmel Gat, 40 anni, e Almog Sarusi, 27 anni. Il filmato risale al dicembre 2023. Otto mesi dopo, il 29 agosto 2024, all’approssimarsi delle Forze di Difesa israeliane al tunnel sotto il quartiere di Tel Sultan, a Rafah (Striscia di Gaza meridionale), tutti e sei gli ostaggi furono assassinati con un colpo alla testa dai terroristi palestinesi.



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Corriere della Sera Rassegna Stampa
16.06.2009 Un film-kolossal sulla Shoah tratto dal libro di Daniel Mendelshon
Ma la regia è di Jean-Luc Godard

Testata: Corriere della Sera
Data: 16 giugno 2009
Pagina: 51
Autore: Massimo Nava
Titolo: «E’ già scontro in Francia sull’Olocausto di Godard»

Riportiamo dal CORRIERE della SERA di oggi, 16/06/2009, a pag. 51, l'articolo di Massimo Nava dal titolo "E’ già scontro in Francia sull’Olocausto di Godard".

PARIGI — Alla soglia degli ot­tant’anni, Jean-Luc Godard ha deciso di stupire ancora: un film sull’Olocau­sto. Forse è scritto nel destino di gran­di cineasti l’incontro con una delle più grandi tragedie dell’umanità, anche se c’è il rischio che il dovere della memo­ria e la testimonianza nella società civi­le si banalizzino nella fiction.
Godard ci prova, nel solco tracciato negli ultimi anni da Spielberg (Schind­­ler’s list), Polanski ( Il pianista) e Lelou­ch ( Vivere per vivere), ma prima che scatti l’organizzazione del film, il pro­getto fa già discutere in America e pro­voca polemiche in Francia.
Per due ragioni. La prima è che il re­gista franco-svizzero della «Nouvelle vague» si cimenta per la prima volta con un’opera (o forse con un kolossal) che sul piano tecnico e artistico mar­cherà una rottura con più di qua­rant’anni di attività. Anche se Godard in questo periodo sta portando a termi­ne la lavorazione di un lungometrag­gio sul socialismo, (nelle sale l’anno
prossimo), il regista si è affermato fin dagli anni Sessanta per la sua vena arti­stica esistenziale, intimistica. Basti ri­cordare La cinese, Fino all’ultimo respi­ro, Amore e rabbia.
La seconda ragione, sollevata in Francia, riguarda Godard per un suo presunto atteggiamen­to antiebraico che, non da oggi, gli ha at­tirato qualche criti­ca.
Il progetto del re­gista, annunciato da
Hollywood Re­porter, è l’adatta­mento per il gran­de schermo del li­bro di Daniel Mendelsohn, The Lost, gli scomparsi, edito in Italia da Neri Pozza. Il libro, che ha ricevuto rico­noscimenti negli Stati Uniti e in Fran­cia (premio Medicis 2007) racconta la storia della famiglia dell’autore, profes­sore universitario di 47 anni. Sei mem­bri, lo zio Shmiel, la sia Ester e quattro figlie furono deportati dalla cittadina polacca di Bolechow, all’inizio della se­conda guerra mondiale.
Il libro affonda nella que­stione delle responsabilità collettive dell’Olocausto, mentre l’autore non riesce a dare risposte definitive, nemmeno a sé stesso: «Qual­cuno mi ha chiesto se scrivere questo libro mi ha avvicinato a Dio e alla religione: direi che è ve­ro il contrario», ha detto Mendel­sohn in un’intervista.
The Lost è an­che la risposta a un altro grande e discusso libro degli ultimi tempi sul­l’argomento, Le Benevole del giovanis­simo franco-americano Jonathan Lit­tel, monumentale affresco all’interno della mente e sugli automatismi com­portamentali di un piccolo ufficiale na­zista. Il male è banale, direbbe Hannah Arendt.
Il libro è stato opzionato dal produt­tore Edward Pressman, mentre la Li­ghtstream ha finanziato la sceneggiatu­ra.
L’idea del film è nata dall’incontro fra Godard e Mendelsohn. «Ci siamo scambiati fax e ne abbiamo discusso.
Ho capito che Godard ha molto apprez­zato ed è rimasto colpito dal lavoro d’inchiesta e da altre chiavi del libro: il romanzo poliziesco, il rapporto fra fra­telli, gli estratti della Bibbia».
Tuttavia, le ambizioni di Godard non vanno giù a qualche critico france­se. Pierre Assouline, vedette culturale di
Le Monde, ha pubblicato sul suo blog una filippica sul presunto antise­mitismo di Godard, accompagnata da dubbi sulle potenzialità del regista a misurarsi con un lavoro che richiederà mezzi inversamente proporzionali a quelli che usa di solito per i suoi film. Il critico sostiene che il regista abbia qualche problema con gli ebrei. In par­ticolare ricorda un atteggiamento per così dire «morbido» sul collaborazioni­smo della Repubblica di Vichy e per l’omaggio allo scrittore fascista Robert Brasillach.
Le accuse di Assouline si rifanno an­che alla biografia di Godard uscita re­centemente in America. In
Everything is cinema, l’autore, Richard Brody, cita alcune affermazioni del regista a carat­tere antisemita, come quando chiamò «sporco ebreo» il produttore Pierre Braunburger, provocando una dura rea­zione del suo amico Truffaut. «È un an­tisemita che vuole curarsi», è stata una battuta attribuita anni fa allo scrittore Bernard-Henri Lévy.
Ma a chiudere le polemiche è lo stes­so Daniel Mendelsohn: «Conosco Go­dard attraverso i suoi film. Ha parlato del mio libro soltanto nel modo possi­bile a chi l’abbia letto alla perfezione. Come sceneggiatore è stato scelto l’isra­eliano Oren Moverman, di cui ho ap­prezzato il suo lavoro su Bob Dylan. Ho visto la copia del mio libro nelle mani di Godard, ha sparso note su ogni pagi­na, lo ha letto come farebbe un rabbi­no. Mi sembra abbastanza».
Godard ha fatto sapere che l’ambi­zione di un film sull’Olocausto non na­sce oggi, ma all’epoca de
Le Petit sol­dat, cioè all’inizio degli anni Sessanta. Gestazione lunga, per l’ultima sfida.

Jean-Luc Goddard

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