Un filmato recuperato dall’esercito israeliano durante le operazioni nella Striscia di Gaza mostra sei ostaggi israeliani mentre cercano di accendere le candele della festa di Hanukkah in un tunnel con scarso ossigeno. I sei ostaggi sono Hersh Goldberg-Polin, 23 anni, Eden Yerushalmi, 24 anni, Ori Danino, 25 anni, Alex Lobanov, 32 anni, Carmel Gat, 40 anni, e Almog Sarusi, 27 anni. Il filmato risale al dicembre 2023. Otto mesi dopo, il 29 agosto 2024, all’approssimarsi delle Forze di Difesa israeliane al tunnel sotto il quartiere di Tel Sultan, a Rafah (Striscia di Gaza meridionale), tutti e sei gli ostaggi furono assassinati con un colpo alla testa dai terroristi palestinesi.
Frattini in visita a Teheran Cronaca e analisi di Stefano Magni
Testata: L'Opinione Data: 20 maggio 2009 Pagina: 5 Autore: Stefano Magni Titolo: «Nucleare iraniano, l'Italia può far poco, Obama vuol far nulla»
Riportiamo dall'OPINIONE di oggi, 20/05/2009, l'articolo di Stefano Magni dal titolo " Nucleare iraniano, l'Italia può far poco, Obama vuol far nulla ".
Da oggi inizia la missione del ministro degli Esteri Franco Frattini in Iran. Stando a quanto il titolare della Farnesina ha anticipato ieri alla stampa, i colloqui con il suo omologo Manoucher Mottaki riguarderanno soprattutto la stabilizzazione della regione Afghanistan-Pakistan. Per quanto riguarda il dossier nucleare, il capo della diplomazia italiana ha spiegato che si “limiterà” a ribadire “il consolidato approccio italiano” alla posizione di Europa e Stati Uniti, “tuttora in attesa di una risposta alla proposta del gruppo 5+1 (Usa, Russia, Cina, Francia, Gran Bretagna e Germania, ndr)”. Anche sul nodo mediorientale, Frattini ha spiegato che intende limitarsi a ribadire la “ben nota posizione italiana” per la formula “due popoli, due stati”. Ma cosa ci si attende dagli Stati Uniti e dalle altre potenze che negoziano sul nucleare e sul Medio Oriente con l’Iran? In un editoriale molto critico, quanto unico nel suo genere, pubblicato sul Jerusalem Post di ieri, la giornalista israelo-americana Caroline Glick lancia un grido di allarme: a Washington non interessa più la minaccia iraniana. In compenso, il nuovo direttore della Cia, Leon Panetta, ha comunicato a chiare lettere ad Israele il messaggio statunitense: niente attacchi preventivi contro l’Iran. Nei colloqui tra Obama e Netanyahu del 18 maggio, il presidente statunitense ha parlato solo di “sanzioni dure” come estrema risposta a Teheran e solo (ed eventualmente) dopo ottobre. In questi cinque mesi, avvertono i servizi segreti israeliani, Teheran può compiere progressi irreversibili verso l’atomica. “Sì, è vero che un Iran nucleare può destabilizzare il Medio Oriente. Ma la Casa Bianca di Obama non sembra più esserne preoccupata” - spiega la Glick - “Ciò che interessa la Casa Bianca, da quel che emerge, è ridurre il risentimento di Teheran contro Washington. Se si convince il regime dei mullah che gli Usa non costituiscono un pericolo, allora – così pensano – probabilmente, lo Stato canaglia si fermerà”. Ma... “Il ragionamento (dell’amministrazione Obama, ndr) è sbagliato, sia in teoria che in pratica. Ignora le intenzioni manifeste dell’Iran e le loro conseguenze nel Medio Oriente. Ignora che le intenzioni e le azioni dell’Iran non sono rivolte contro il solo Medio Oriente”. Ebbene: il negoziato nucleare dipende quasi interamente dalle decisioni di questa amministrazione americana. Il cui punto di vista è, quantomeno, ingenuo. Il ministro Frattini è però sempre stato molto sensibile alla minaccia nucleare iraniana. Avrà abbastanza margine di manovra?
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