Un filmato recuperato dall’esercito israeliano durante le operazioni nella Striscia di Gaza mostra sei ostaggi israeliani mentre cercano di accendere le candele della festa di Hanukkah in un tunnel con scarso ossigeno. I sei ostaggi sono Hersh Goldberg-Polin, 23 anni, Eden Yerushalmi, 24 anni, Ori Danino, 25 anni, Alex Lobanov, 32 anni, Carmel Gat, 40 anni, e Almog Sarusi, 27 anni. Il filmato risale al dicembre 2023. Otto mesi dopo, il 29 agosto 2024, all’approssimarsi delle Forze di Difesa israeliane al tunnel sotto il quartiere di Tel Sultan, a Rafah (Striscia di Gaza meridionale), tutti e sei gli ostaggi furono assassinati con un colpo alla testa dai terroristi palestinesi.
La doppia faccia di Tariq Ramadan l'analisi di Pierluigi Battista
Testata: Corriere della Sera Data: 18 maggio 2009 Pagina: 31 Autore: Pierluigi Battista Titolo: «Quanto è mite il sosia di Tariq Ramadan»
Riportiamo dal CORRIERE della SERA di oggi, 18/05/2009, a pag. 31, l'articolo di Pierluigi Battista dal titolo " Quanto è mite il sosia di Tariq Ramadan ".
Tariq Ramadan numero uno va alla Fiera del libro di Torino a parlare mitemente di dialogo, ecumenicamente di confronto, saggiamente di pace. È lui, oppure è un omonimo il Tariq Ramadan numero due che a Rotterdam, nel grande esperimento multiculturalista nell’Olanda dove è stato ucciso Theo Van Gogh, predica che «l’omosessualità è una malattia, un disordine, uno squilibrio»? Tariq Ramadan numero uno parla a Torino di uguaglianza e diritti. Ma il Tariq Ramadan numero due ha qualcosa da obiettare all’imam Khalil al Moumni della moschea al Nasr di Rotterdam (sempre Rotterdam, uno e due) che lancia anatemi contro gli omosessuali «maiali peggio dei maiali» e in un libro intitolato «Il cammino del musulmano» spiega (non proprio mitemente, ecumenicamente, saggiamente) che agli omosessuali si deve staccare la testa e farla spenzolare dall’edificio più alto della città? Tariq Ramadan numero due (non il sosia numero uno tenero e conciliante che viene ascoltato a Torino) dice, sempre a Rotterdam, che le donne «devono tenere lo sguardo fisso a terra per la strada». Forse sarà contento perché, come si apprende da uno strepitoso reportage di Giulio Meotti da Rotterdam pubblicato dalFoglio, lo Zuidplein Theatre, «uno dei più prestigiosi in città», un teatro modernista in passato «fiero di rappresentare la diversità culturale di Rotterdam», un teatro che «riceve i fondi dal Comune ed è guidato dal musulmano e figlio di imam Ahmed Aboutaleb, tre settimane fa ha consentito di formare un’intera balconata riservata alle sole donne, in nome della sharia». Sarebbe interessante sapere se Tariq Ramadan numero due trova giusto che un prestigioso teatro finanziato con le sovvenzioni comunali possa accettare l’apartheid per le donne riservando loro alcune file affinché stiano lontane dall’impurità, dal peccato, dalla violazione comportamentale della legge coranica. È un buon viatico per l’integrazione? Oppure è un passo che contrasta con tutta la storia e l’identità aperta e tollerante dell’Olanda? E che cos’è l’Olanda se un un consigliere comunale musulmano dell’erasmiana Rotterdam propone di disegnare in diversi punti della città — dunque nel luogo più pubblico e «aconfessionale» che esiste in una città: la strada — «segnali che indichino come inginocchiarsi in direzione della Mecca »? «Allah ha una regola: se cerchi di attrarre l’attenzione attraverso il tuo aspetto e l’uso del profumo o i tuoi gesti, non sei nella direzione spirituale corretta». Sono le parole, registrate in una videocassetta, che secondo una rivista gay olandese Tariq Ramadan numero due ha pronunciato durante una delle sue lezioni a Rotterdam. Tariq Ramadan numero uno non le consegnerà mai al pubblico di Torino: lo sdoppiamento di personalità è troppo radicale per consentirglielo, forse.
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