Un filmato recuperato dall’esercito israeliano durante le operazioni nella Striscia di Gaza mostra sei ostaggi israeliani mentre cercano di accendere le candele della festa di Hanukkah in un tunnel con scarso ossigeno. I sei ostaggi sono Hersh Goldberg-Polin, 23 anni, Eden Yerushalmi, 24 anni, Ori Danino, 25 anni, Alex Lobanov, 32 anni, Carmel Gat, 40 anni, e Almog Sarusi, 27 anni. Il filmato risale al dicembre 2023. Otto mesi dopo, il 29 agosto 2024, all’approssimarsi delle Forze di Difesa israeliane al tunnel sotto il quartiere di Tel Sultan, a Rafah (Striscia di Gaza meridionale), tutti e sei gli ostaggi furono assassinati con un colpo alla testa dai terroristi palestinesi.
A Istambul processo allo scrittore Gürsel. ''Ha offeso l’Islam'' Ma lui non si presenterà
Testata: Corriere della Sera Data: 04 maggio 2009 Pagina: 17 Autore: Stefano Montefiori Titolo: «Processo allo scrittore turco Gürsel. ''Ha offeso l’Islam''»
Riportiamo dal CORRIERE della SERA di oggi, 04/05/2009, a pag. 17, l'articolo di Stefano Montefiori dal titolo " Processo allo scrittore turco Gürsel. «Ha offeso l’Islam»
":
Domani si apre a Istanbul il processo contro lo scrittore turco Nedim Gürsel, accusato di «insulto ai valori religiosi della popolazione» in base all’articolo 216 del nuovo Codice penale: «Nel romanzoLe figlie di Allah — spiega l’autore — racconto la nascita dell’Islam, metto il profeta Maometto al centro della storia, e faccio parlare anche i suoi nemici, i Quràysh, che rifiutano il monoteismo e continuano ad adorare al-Lat, al- Uzzâ e Manât, le dee preislamiche della Mecca chiamate le figlie di Allah». Gli islamisti sono scandalizzati dal titolo stesso del romanzo: secondo il Corano Allah non è stato generato e non ha generato, non può avere figli. Gürsel, 58 anni, professore di letteratura turca alla Sorbona e ricercatore di letteratura comparata al Cnrs di Parigi, naturalizzato francese, rischia da 6 a 12 mesi di prigione. Ha scritto una lettera aperta al premier Tayyip Erdogan in cui gli ricorda un suo recente proclama: «La Turchia non è più un Paese dove si processano gli scrittori». Invece, dopo il caso del premio Nobel Orhan Pamuk, tocca ora a Gürsel difendere se stesso e la libertà di espressione in un’aula di tribunale. Le figlie di Allah, uscito l’anno scorso in Turchia, ha venduto circa 30 mila copie ed è tuttora in vendita nelle librerie turche; dopo l’estate sarà pubblicato in Francia da Seuil. Gürsel è tradotto in molti Paesi europei tra cui l’Italia (Un’infanzia turca, L’ultimo tramway, Il romanzo del conquistatore). Nella sua lettera aperta al premier, Gürsel accusa la Direzione degli affari religiosi del governo di avere emesso un rapporto negativo sul suo romanzo citando passi scandalosi creati con un «taglia e incolla» in mala fede: nel libro non esiste affatto il passaggio incriminato «le amanti di Allah sono distese completamente nude», ma «in Paradiso c’erano vergini che attendevano i martiri e gli amati servitori di Allah». Proprio in questi giorni esce in Francia il nuovo saggio dello scrittore,La Turquie, une idée neuve en Europe, vibrante e a questo punto un po’ paradossale appello all’ingresso della Turchia in Europa. «Gli sforzi di noi laici per una Turchia agganciata all’Occidente sono continuamente messi in discussione da fanatici islamisti sempre più aggressivi », dice Gürsel, per il quale si sta mobilitando il mondo delle lettere francese (dallo scrittore di best-seller Marc Lévy alla casa editrice Seuil al critico diLe Monde Pierre Assouline). Domani lo scrittore non si presenterà da imputato a Istanbul. Preferisce rispettare gli impegni presi e intervenire a Lille, dove assieme a Martine Aubry, Jacques Delors e Tommaso Padoa-Schioppa, tra gli altri, parlerà di «Europa e multiculturalismo».
Per inviare la propria opinione al Corriere della Sera, cliccare sull'e-mail sottostante