Un filmato recuperato dall’esercito israeliano durante le operazioni nella Striscia di Gaza mostra sei ostaggi israeliani mentre cercano di accendere le candele della festa di Hanukkah in un tunnel con scarso ossigeno. I sei ostaggi sono Hersh Goldberg-Polin, 23 anni, Eden Yerushalmi, 24 anni, Ori Danino, 25 anni, Alex Lobanov, 32 anni, Carmel Gat, 40 anni, e Almog Sarusi, 27 anni. Il filmato risale al dicembre 2023. Otto mesi dopo, il 29 agosto 2024, all’approssimarsi delle Forze di Difesa israeliane al tunnel sotto il quartiere di Tel Sultan, a Rafah (Striscia di Gaza meridionale), tutti e sei gli ostaggi furono assassinati con un colpo alla testa dai terroristi palestinesi.
Israele ha sempre meno amici nel mondo occidentale che, ormai, fa il gioco dell'Iran Lieberman in visita a Roma a maggio. Per Frattini non è diverso da Barak e Netanyahu
Testata:Informazione Corretta - La Repubblica Autore: Piera Prister Bracaglia Morante - Vincenzo Nigro Titolo: «Il 'falco' Lieberman sceglie Roma»
Pubblichiamo oggi, 30/04/2009, l'analisi di Piera Prister Bracaglia Morante dal titolo " La nobiltà del Sionismo " sul pericolo che corre Israele, mentrte gli Usa di Obama pongono pesanti interrogativi sulla loro politica, con l'Iran sempre più vicino alla bomba nucleare. Riportiamo da REPUBBLICA, a pag. 19, l'articolo di Vincenzo Nigro dal titolo " Il 'falco' Lieberman sceglie Roma " sulla prossima visita di Avigdor Lieberman a Roma e sulle dichiarazioni del ministro Frattini al riguardo. Ecco gli articoli:
Informazione Corretta-Piera Prister Bracaglia Morante: " La nobiltà del sionismo"
Ci chiediamo perche’ l’aviazione israeliana non abbia ancora distrutto i siti atomici iraniani anche se ne ha la capacita’ militare e la forza morale per farlo, come ha gia’ fatto nel 1981 con l’impresa leggendaria di Ilan Ramon che distrusse ad Osirak gli arsenali nucleari di Saddam facendoci sognare e fantasticare. Un’audace impresa che si e’ ripetuta poi nel 2007 quando i piloti israeliani hanno bombardato con tempismo e rapidita’ i reattori nucleari nordcoreani che erano arrivati su una nave a Tartus in Siria perche’ quei due barattieri fraudolenti, Kim Jong Il della Corea del Nord e Bashar al Assad di Siria avevano stipulato un baratto, armi nucleari in cambio di grano. Ma temiamo che la nuova amministrazione americana non voglia dare l’appoggio all’impresa. Ce la fara’ Israele da solo, ce la faranno Bibi Netanyahu e Avigdor Lieberman e i nostri intrepidi piloti israeliani a distruggere i siti nucleari iraniani e a farci tirare un sospiro di sollievo, ora che i mullah stanno perfezionando la bomba? Ce la fara’ la gloriosa aviazione israeliana a condurre a termine l’impresa rischiosa di volare piu’ lontano, e piu’in basso dei radar iraniani per bombardare i siti dove si stanno costruendo i reattori nucleari e armi di distruzione di massa? Perche’ si aspetta tanto? Israele ha la capacita’ militare per farlo, ha piloti coraggiosi ed esperti capaci di sacrificare le loro vite per la sopravvivenza di Israele, loro sono quanto di meglio ci sia sulla terra, quelli che si battono per gli ideali del Sionismo, che sono poi gli ideali nobili della democrazia e del rispetto dei diritti umani, ideali che il mondo occidentale, decadente e rammollito ha dimenticato. O forse Israele da solo non puo’ farcela senza il via libera di Obama. Come sarebbe possibile d’altronde l’impresa di sorvolare gli spazi aerei iracheni senza violarli ed individuare esattamente le coordinate geografiche dei siti dei reattori nucleari che sono nascosti in gallerie scavate sottoterra e non sono visibili dall’alto, senza il beneplacito dell’amministrazione americana e del supporto della sua intelligence? Obama non lo permetterebbe mai sin da quando anche sembra aver sposato la dottrina di D’Alema basata sull’equidistanza. Purtroppo siamo in una situazione di stallo, non si muove una foglia e l’incapacita’ delle democrazie di dettare un ultimatum all’Iran ci espone al rischio di morte nucleare, da parte di un Iran che nel frattempo e’ diventato piu’ forte e ha alzato il tiro del ricatto per isolare internazionalmente Israele e fargli intorno terra bruciata. E’ chiaro che Israele deve far affidamento solo su se stesso. In sessantun' anni dalla sua fondazione ci sono sempre stati i negazionisti dell’esistenza dello stato di Israele, piccoli e grandi, piu’ o meno velati, anche tra i cosiddetti amici che ora piu’ che mai, uno dopo l’altro stanno tutti defilandosi, abbandonando la causa di Israele e facendo il gioco dei suoi nemici. Qui, negli Stati Uniti pare d’essere arrivati al paradosso che tutti sono ebrei ma che nessuno o pochi sono sionisti, anche in mezzo a tante organizzazioni ebraiche. L’imperativo a priori che l’esistenza di Israele non sia negoziabile si sta sgretolando, mentre mai si dovrebbe abbassarne la soglia morale. Persino la tradizionale amicizia degli Stati Uniti con Israele si sta incrinando sotto i colpi che gli assesta il filoarabo presidente Obama che si inchina a 45 gradi alla maesta’ di re Abdullah –il geloso depositario della shariah cioe’ della pratica della poligamia, del taglio della testa e della mano- ma che poi non si inchina nemmeno idealmente, di fronte alla nobilta’ del Sionismo, anzi osa intromettersi nella sovranita’ di uno stato libero e democratico come Israele per dettare legge sulla creazione di uno stato palestinese sicuramente terrorista alle costole dello stato ebraico. Ma ha trovato Netanyahu e Liebermann che sono il pane duro per i suoi denti e che gli hanno risposto picche. Loro sanno bene che ai nemici per difendersi, bisogna sempre mostrare i denti piu’ affilati, dato che Obama & Company sono cosi’ miopi che non sanno distinguere tra chi rivendica a se’ il diritto alla vita come gli Ebrei e chi invece vuole solo la morte e il terrore, come i Palestinesi, giacche’ l’amministrazione Obama non ha esitato a devolvere senza precondizioni 900 milioni di dollari per la ricostruzione di Gaza dopo la sua autoinflitta distruzione, che vanno ai terroristi di Hamas che a Gaza la fanno da padroni, fior di denaro che andra’ a finanziare nuovi attacchi terroristici, perche’ e’ cosi’ che verranno spesi quei soldi non certo per costruire la pace. Tutti sono pronti a sacrificare Sion sul tavolo delle trattative e la Storia si sta ripetendo come negli anni trenta… si e’ rimasti cosi’ in pochi a difenderlo e tra questi l’Italia con il benemerito ministro degli Esteri Frattini e non ci sono giganti alla Netanyahu e alla Lieberman che possano reggere alle ondate soverchianti che lo minacciano. Abbiamo tollerato infingardamente che si infangasse il Sionismo in nome del quale gli Ebrei hanno sormontato avversita’ insormontabili per millenni fino ad oggi, e che ha preso forma ed esistenza nella rifondazione dello stato di Israele nello spirito dei suoi padri fondatori, ricostruito sulla roccia granitica di milioni e milioni di morti. Per Israele e per la terra di Israele gli Ebrei non si sono mai piegati, hanno resistito agli insulti e alle umiliazioni, curvi e laceri nelle lunghe marce e deportazioni; hanno resistito innocenti alle accuse di deicidio, ai ghetti, alla fame e alla sete, al caldo e al gelo. E alle fiamme e alle ceneri. Ma caduti e risorti sono sempre li’ a ricordarci la nostra vergogna e la vergogna del mondo. Loro sono i forti che non hanno mai rinnegato se stessi! La comunita’ internazionale se ne lava le mani, gia’ in passato ha abbandonato gli ebrei al genocidio che si e’ protratto fino a ieri non solo nei campi di sterminio nazisti ma anche negli eccidi di massa avvenuti in Romania e poi con l’Operazione Barbarossa, in Ucraina e nelle Repubbliche Baltiche, ad opera dei sovietici che collaborarono con i nazisti nell’eliminazione di milioni di ebrei, da come e’ emerso dall’apertura degli archivi di Stalin dopo la caduta dell’URSS ma che moltissimi ancora ignorano. Qui negli Stati Uniti siamo in molti ad essere spaventati dalla politica ammicchevole e di ammansimento dei nemici della nuova amministrazione americana che ha allentato la guardia e che in tutta la sua politica sperperona ha ridotto al minimo le spese militari. Ci sembra essere ritornati indietro agli anni di Jimmy Carter con l’aggravante che allora il terrorismo era nascente ed ora, dopo l’11 settembre, e’ diventato piu’ potente e minaccioso. A noi e’ chiaro cosa il terrorismo ci stia preparando, soprattutto con un’amministrazione politica smidollata che non incute piu’ paura e che e’ pronta a trattare con i nemici. Ci e’ anche chiaro che quei paesi definiti canaglia dalla precedente amministrazione Bush, stanno alzando la cresta e chiederanno al tavolo delle trattative, perche’ Barack Obama e’ pronto a trattare, che non solo l’America abbandoni la sua tradizionale politica di amicizia con Israele ma che il suo territorio si riduca ulteriormente in cambio di “pace”. E’ la solita storia ed adesso sono loro che dettano le condizioni perche’ a momenti avranno la bomba atomica e quindi il coltello dalla parte del manico. E’ vero che abbiamo al governo due statisti del calibro di Netanyahu e Lieberman, che ci rincuorano molto per il loro amore per Israele, e che ci fanno sognare che si ritornera’ ai tempi della distruzione dell’arsenale atomico di Osirak, o anche alla piu’ recente impresa in Siria. Ora pero' la realta’ e’ diversa perche’ quei tempi gloriosi sono passati e chissa’ se ritorneranno. Ma il Sionismo malgrado i suoi detrattori rimane l’unica forza in campo e l’ultimo baluardo della civilta’, capace di contrastare il pericolo maligno rappresentato da chi vuole sovvertire una societa’ basata sulla democrazia e sulla tolleranza, che garantisce il rispetto delle donne e dei diritti umani, volta alla diffusione dell’alfabetizzazione e della cultura fino al raggiungimento del benessere e della felicita’.
La REPUBBLICA - Vincenzo Nigro : " Il 'falco' Lieberman sceglie Roma "
ROMA - Inizierà domenica sera da Roma il primo, difficile giro d´Europa di Avigdor Lieberman, il super-contestato ministro degli Esteri di Israele. Lieberman è il ministro che in nemmeno 30 giorni di vita del nuovo governo di Benjamin Netanyahu è riuscito a farsi criticare da metà del suo stesso governo (per non parlare degli arabi). Il motivo sono le sue dichiarazioni, le sue posizioni sul processo di pace con i palestinesi e con gli altri paesi arabi. In campagna elettorale Lieberman aveva violato il mantra di questi ultimi anni del politicamente corretto mediorientale, sostenendo che la soluzione «due popoli, due Stati» per palestinesi e israeliani non è nell´interesse di Israele. Più tardi in un´intervista ha demolito e rinnegato il processo negoziale avviato da Bush ad Annapolis, ha confermato che ritiene una sciagura per Israele il piano di pace arabo inventato dai sauditi e come se non bastasse ha detto apertamente quel che pensa della Siria. Ovvero che «non può essere un serio partner per la pace con noi, visto che continua ad ospitare i capi terroristi di Hamas e della Jihad Islamica, sostiene Hezbollah e l´Iran. Cosa che gli viene contestata per primo proprio dal ministro della Difesa di Israele, il laburista Ehud Barak, che in consiglio dei ministri la settimana scorsa ha contestato Lieberman innanzitutto sulla possibilità di negoziare con la Siria: «Il nostro interesse è separare la Siria dall´Iran, è trovare un accordo con i siriani, questo è un obiettivo strategico di Israele». Nato in Moldova nel 1958, ai tempi dell´Urss, Lieberman è emigrato in Israele dove è stato eletto alla Knesset per la prima volta nel 1999. Quest´anno il suo partito Yisrael Beiteinu, votato soprattutto dagli immigrati russi, è riuscito a scavalcare i laburisti di Barak con un campagna elettorale tutta giocata sul terrore degli arabi e del nucleare iraniano. Chi ha dato credito a Lieberman per ora è Franco Frattini: il ministro degli Esteri italiano è talmente sicuro che Lieberman saprà rivedere le sue posizioni da arrivare quasi a litigare (inusuale per lui) con alcuni colleghi durante un vertice Ue: «Pargliamogli, e vedrete che la sua linea sarà quella di Netanyahu e Barak, con cui tutti siamo pronti a negoziare».
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