Un filmato recuperato dall’esercito israeliano durante le operazioni nella Striscia di Gaza mostra sei ostaggi israeliani mentre cercano di accendere le candele della festa di Hanukkah in un tunnel con scarso ossigeno. I sei ostaggi sono Hersh Goldberg-Polin, 23 anni, Eden Yerushalmi, 24 anni, Ori Danino, 25 anni, Alex Lobanov, 32 anni, Carmel Gat, 40 anni, e Almog Sarusi, 27 anni. Il filmato risale al dicembre 2023. Otto mesi dopo, il 29 agosto 2024, all’approssimarsi delle Forze di Difesa israeliane al tunnel sotto il quartiere di Tel Sultan, a Rafah (Striscia di Gaza meridionale), tutti e sei gli ostaggi furono assassinati con un colpo alla testa dai terroristi palestinesi.
Istituto per le opere religiose, ovvero IOR suona famigliare ? L'analisi di Dimitri Buffa
Testata: L'Opinione Data: 04 aprile 2009 Pagina: 5 Autore: Dimitri Buffa Titolo: «PERCHE' NESSUNO PARLA DELL'UNICO VERO PARADISO FISCALE CHE E' IL VATICANO?»
Perchè nessuno parla dello IOR, il paradiso fiscale del Vaticano ?, è l'argomento trattato da Dimitri Buffa, nel suo articolo pubblicato dall'OPINIONE di oggi, 04/04/2009.
Ora tutti si riempiono la bocca della fine dei paradisi fiscali e fioriscono liste nere e grigie. Ma perché nessuno parla mai, men che mai sui giornali, del Vaticano e dello Ior? Di sicuro sull¹Istituto opere religiose , il famigerato Ior che riporta nel pensiero dell¹opinione pubblica all¹epoca dello scandalo del Banco Ambrosiano, della mai chiarita morte del banchiere di Dio Roberto Calvi (17 giugno 1982, Londra, Black Friars Bridge, ndr) e di monsignor Marcinkus, si sa solo che esiste. Resta invece confinato quasi ai dogmi della fede il metodo in cui aprirci un conto. In pratica non è aperto a tutti ma solo ³ai dipendenti del Vaticano, i membri della Santa Sede, gli ordini religiosi e le persone che depositano denaro destinato, almeno in parte, a opere di beneficenza². Solo in parte però. Il virgolettato viene dall¹unico esclusivo documento (pubblicato l¹8 gennaio 2004 dal settimanale "Panorama Economy", articolo di Marina Marinetti) che parli ufficialmente dello "status" dello Ior. E fa parte di una dichiarazione scritta di Angelo Caiola, che dal 1989, sotto la supervisione del segretario di stato pro tempore, prima era il cardinale Angelo Sodano oggi il cardinale Tarcisio Bertone, dirige lo Ior. Tale dichiarazione fu scritta a suo tempo, nel 2002, per la corte distrettuale della California. Ora che tutti sanno che forse i paradisi fiscali hanno i giorni contati, in nome del famoso "legal standard", l¹ipocrisia imperante in Italia chissà perché impedisce di parlare di quello che più che a un paradiso fiscale assomiglia a un inferno del potenziale riciclaggio, per usare le parole dell¹eurodeputato radicale Murizio Turco, da anni in battaglia solitaria con la sua organizzazione anticlericale.net per tentare di abbattere il muro di gomma che esiste intorno al Vaticano e alla sua finanza. Di certo lo Stato Città del Vaticano è oggi come oggi un posto sicuro, un vero bunker antinucleare, a patto di conoscere qualche prete (meglio un monsignore) compiacente che ti aiuta, per depositare i soldi senza che né il fisco né l¹Interpol, nè la Dea americana, né la Divisione investigativa antimafia italiana possano metterci il naso. Dice Turco che ormai quando i magistrati che vanno dietro ai soldi sporchi o anche puliti di qualche organizzazione criminale o di qualche faccendiere arrivano a un conto Ior si risparmiano la fatica persino di presentare una rogatoria, tanto sanno che è tempo perduto. Il Vaticano infatti, benchè partecipi da osservatore a tutti gli organismi mondali che si occupano del riciclaggio dei soldi sporchi della mafia, come stato non ha mai firmato alcuna di queste convenzioni e non può essere obbligato a farlo da nessuno. Neanche da Obama e dal G20, tanto per capirci. Loro in compenso osservano e tengono conto di quello che vedono. Per poi regolarsi di conseguenza per megli tutelare la propria segretezza. E infatti quella testimonianza scritta di Caiola davanti alla procura distrettuale della California fu portata in aula dall¹avvocato Franzo Grande Stevens. Che da sempre difende lo Ior. E sapete come terminava il documento, agghiacciante pur nella sua genericità? In questa maniera: niente in questa dichiarazione va inteso, né può essere preso come una sottomissione alla giurisdizione di questa Corte, o una rinuncia a qualsiasi diritto di immunità sovrana. A dare al Vaticano questi vergognosi privilegi è proprio lo Stato Italiano con il concordato del 1929 (rimasto invariato nel 1984). Più precisamente, come spiega sempre Maurizio Turco, l¹Istituto per le opere di religione, è rigorosamente protetto dall¹articolo 11 del Concordato laddove dice che «gli enti centrali della Chiesa cattolica sono esenti da ogni ingerenza da parte dello Stato italiano». Ma lo Ior è una banca. Non dovrebbe essere vincolato a specifiche leggi internazionali? ³Sì, certo, è una banca dice Turco ma quando nel 1987 Marcinkus venne indagato, assieme ad altri due dirigenti dello IOR, per concorso in bancarotta fraudolenta, venne emesso un mandato di cattura in rapporto al crack dell'Ambrosiano, ma dopo pochi mesi la Corte di Cassazione prima, e quella Costituzionale poi, annullarono il mandato in base all'articolo 11 dei Patti lateranensi. Insomma il Vaticano chiedeva l'iscrizione della banca nell'elenco degli "enti centrali della Chiesa cattolica" e Cassazione e Corte costituzionale sottoscrivevano. In questo modo Marcinkus veniva reso intangibile di fronte alla giustizia italiano. Poteva rinunciare all'immunità ma si guardò bene dal farlo." Quindi l¹antifona è semplice: il fine giustifica i mezzi. Ultimamente anche l¹inchiesta su Moggi e ³calciopoli² si è dovuta fermare laddove ci si è imbattuti in un conto della Gea acceso proprio all¹interno dello Ior. In passato, come ha raccontato il pentito Francesco Marino Mannoia, ³anche la mafia ha messo i soldi lì². Ora, anche facendo la tara alle parole dei pentiti di mafia, che sono i killer senza scrupoli che conosciamo e che parlano a gettone per compiacere il pm di turno, magari con velleità da protagonista, toga rossa o nera che sia, è veramente difficile credere che su circa 6 miliardi di euro, a tanto ammontano i depositi della banca vaticana, non ci sia neanche un furbetto del quartierino, un trafficante di droga o un evasore fiscale. E¹ invece assai probabile, con quello scudo dell¹articolo 11 del Concordato di Mussolini lasciato invariato da Craxi, che molti di questi soggetti trovino nello Ior l¹ombrello giusto. Ci sono però due contro indicazioni a detta di chi conosce gli ³interna corporis² vaticani: la prima è una sorta di tangente per opere misericordiose che tutti i correntisti versano per consuetudine e magari per ringraziare chi di dovere per quel 10 per cento di interessi garantiti, più o meno a guisa di hedge fund dei bei tempi andati, dallo Ior; la seconda è il doversi fidare del fiduciario che amministra il deposito o l¹investimento. Di solito un monsignore, un prete o un dipendente vaticano. E l¹esperienza insegna che quando il vero titolare dei beni cade in disgrazia, il caso Calvi - Marcinkus docet, dall¹altra parte del Tevere si cade facilmente ³in tentazione² di incamerarsi il relativo patrimonio. Da quelle parti "l¹ognuno per sé e Dio per tutti", è la vera regola. Il "legal standard" non scritto.
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