Un filmato recuperato dall’esercito israeliano durante le operazioni nella Striscia di Gaza mostra sei ostaggi israeliani mentre cercano di accendere le candele della festa di Hanukkah in un tunnel con scarso ossigeno. I sei ostaggi sono Hersh Goldberg-Polin, 23 anni, Eden Yerushalmi, 24 anni, Ori Danino, 25 anni, Alex Lobanov, 32 anni, Carmel Gat, 40 anni, e Almog Sarusi, 27 anni. Il filmato risale al dicembre 2023. Otto mesi dopo, il 29 agosto 2024, all’approssimarsi delle Forze di Difesa israeliane al tunnel sotto il quartiere di Tel Sultan, a Rafah (Striscia di Gaza meridionale), tutti e sei gli ostaggi furono assassinati con un colpo alla testa dai terroristi palestinesi.
Certi cattolici disoccupati hanno trovato un passatempo boicottare Israele
Testata: Corriere della Sera Data: 13 gennaio 2009 Pagina: 13 Autore: Lorenzo Salvia Titolo: «Dai depilatori ai pompelmi La lista per boicottare Israele»
Dal CORRIERE della SERA del 13 gennaio 2009:
ROMA — I prodotti in lista sono un centinaio. Ad alcuni, come i pompelmi Jaffa o i vini del Golan, sono arrivati facilmente, basta il nome. Per altri, invece, c'è dietro un'attenta ricerca di mercato: chi si sarebbe aspettato, per dire, di trovarci dentro anche i vestiti firmati Calvin Klein? La guida per boicottare il made in Israel ha cominciato a girare per email come moderna catena di sant'Antonio: chi riceve il messaggio lo inoltra a chi vuole, e nel giro di poche ore la lista si sparge in lungo e in largo. Di solito succede con i giochini o le barzellette. Stavolta tutto è partito dal sito internet della comunità cristiana di base di Chieri, in Piemonte. È uno dei 40 gruppi spontanei nati in Italia dopo il movimento del '68, dichiaratamente di sinistra e non riconosciuti dalla Chiesa. L'elenco originale si trova all'indirizzo www.cdbchieri.it nella rubrica archivio e approfondimenti: tra i link «Impero Usa» e «Berlusconi», poco sotto le voci «repressione nella Chiesa» e «omosessualità e Chiesa». Una lista secca, senza commenti o spiegazioni. Solo la scritta «Boicotta Israele» e poi giù le marche divise per categoria: Intel, microprocessori e periferiche; Epilady/Mempro, depilatori... «Sì, quella lista sul sito l'ho messa io», racconta Silvano Leso, pensionato, uno dei 20 componenti della comunità di Chieri, curatore del sito web. Dice però che non è stato lui a far partire la catena di sant'Antonio: «Ma no, quella è roba vecchia di tre o quattro anni. Materiale trovato qua e là, articoli di giornale, piccole liste parziali, segnalazioni di amici. Allora era successo qualcosa... qualcosa di brutto... ma adesso non ricordo cosa». Forse è stato qualcun altro a diffondere l'elenco sulle mail dopo un giro su internet e un veloce copia e incolla. Ma questo non vuol dire che il signor Leso, e la sua comunità, abbiano cambiato idea: «Il principio è ancora valido. Non bisogna boicottare in Italia i negozi di ebrei, che con le violenze di Gaza non c'entrano nulla. Giusto invece non comprare i prodotti fabbricati in Israele, per far capire al governo di quel Paese che su Gaza sta sbagliando. Noi con il popolo di Israele abbiamo tante affinità, a cominciare da come interpretare le scritture. Questo non è razzismo, ma critica politica». E Hamas? «Da condannare anche loro. Sbagliano tutte e due i gruppi dirigenti solo che le conseguenze ricadono in modo ben diverso sulle popolazioni: i palestinesi soffrono di più». D'accordo con il cardinale Martino, che ha paragonato la Striscia di Gaza a un grande Lager? «Credo che abbia proprio ragione». È forse la prima volte che dalle comunità di base si leva una voce in accordo con le gerarchie vaticane. Il loro fondatore, Giovanni Franzoni, fu sospeso a divinis dopo aver detto che al referendum sul divorzio del 1974 bisognava votare secondo coscienza e non ascoltando le indicazioni della Chiesa. Nel suo piccolo anche questa è una notizia.
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