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Luce nel buio del tunnel. Come gli ostaggi a Gaza celebravano Hanukkah 13/12/2025

Un filmato recuperato dall’esercito israeliano durante le operazioni nella Striscia di Gaza mostra sei ostaggi israeliani mentre cercano di accendere le candele della festa di Hanukkah in un tunnel con scarso ossigeno. I sei ostaggi sono Hersh Goldberg-Polin, 23 anni, Eden Yerushalmi, 24 anni, Ori Danino, 25 anni, Alex Lobanov, 32 anni, Carmel Gat, 40 anni, e Almog Sarusi, 27 anni. Il filmato risale al dicembre 2023. Otto mesi dopo, il 29 agosto 2024, all’approssimarsi delle Forze di Difesa israeliane al tunnel sotto il quartiere di Tel Sultan, a Rafah (Striscia di Gaza meridionale), tutti e sei gli ostaggi furono assassinati con un colpo alla testa dai terroristi palestinesi.



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Rassegna Stampa
05.11.2008 Un monumento da vivo a Sergio Romano
e un fin troppo lieve sfottò contro il libro che lo celebra

Testata:
Autore: Bruno Gravagnuolo
Titolo: «Ode a Romano lo storico alla Lubitsch»
Da L'UNITA' del 5 novembre 2008, un articolo di Bruno Gravagnuolo:

Sergio Romano, ex ambasciatore, saggista ed editorialista del Corsera, è personaggio singolare. Sembra uscito da un film di Lubitsch o da un racconto di Doyle: uomo forbito e maestro scenico delle pause. Dall’eloquio punteggiato e senza sbavature. Aria british e sprezzatura aristocratica. Un vero maestro di understatement. Ed è piacevole ascoltarlo. Rimirarlo come elegante reperto, di là di quel che dice. Questione di suono e di postura. Di forma estetica. Deve essere per questo effetto ammaliatore, che riesce a stregare i tanti ammiratori che lo scambiano per ungenio.Adesempio, nel marzo di quest’anno l’Università di Pavia gli ha dedicato un intero convegno in vita, di cui escono gli atti per Il Melangolo (pp.132, Euro10). Titolo? Nientemeno che Il Mondo di Sergio Romano. Con tanto di omaggio commosso del Capo dello Stato. A suggerire che Romano, nel suo insieme, è un «mondo storico», un gusto, una categoria dello spirito. Talché le iperboli si sprecano. Tipo: «Romano come l’Orco delle fiabe fiuta le sue prede storiche». Oppure: «Coraggio, spaziosità di cultura storica e saggezza umana». Più l’inciso: «Sfumato il tocco londinese della sua ironia...». E poi: «Lui, turcimanno(?), poliglotta chiede alla lingua italiana d’essere didascalica, inequivoca». E ancora: «L’ambasciatore che ha insegnato il mondo esterno agli uomini di stato chiusi in casa». Non basta, perché il librino è tutto un florilegio di «Romano come Voltaire», «Continentale e transcontinentale», «pascaliano», «cartesiano», con osanna per aver difeso la lingua italiana al pari di Dante, Manzonie Croce! Toni imbarazzanti anche per Ceausescu o Kim il Sung. Eppure Romanodi «topiche » ne ha prese tante. Difese i nazionali a pro di Franco. Non capiì un acca di Gorbaciov, quando era a Mosca. Scambiò il Mulino per una spectre comunista. E scrisse che Israele usava come alibi la Shoah. Però, ci mancherebbe, resta sempre un signore. Alla Lubitsch.

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