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Luce nel buio del tunnel. Come gli ostaggi a Gaza celebravano Hanukkah 13/12/2025

Un filmato recuperato dall’esercito israeliano durante le operazioni nella Striscia di Gaza mostra sei ostaggi israeliani mentre cercano di accendere le candele della festa di Hanukkah in un tunnel con scarso ossigeno. I sei ostaggi sono Hersh Goldberg-Polin, 23 anni, Eden Yerushalmi, 24 anni, Ori Danino, 25 anni, Alex Lobanov, 32 anni, Carmel Gat, 40 anni, e Almog Sarusi, 27 anni. Il filmato risale al dicembre 2023. Otto mesi dopo, il 29 agosto 2024, all’approssimarsi delle Forze di Difesa israeliane al tunnel sotto il quartiere di Tel Sultan, a Rafah (Striscia di Gaza meridionale), tutti e sei gli ostaggi furono assassinati con un colpo alla testa dai terroristi palestinesi.



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La Stampa Rassegna Stampa
30.09.2008 Separati alla nascita?
quanto si assomigliano Ariel Toaff e Tariq Ramadan: lo fa notare Elena Loewenthal

Testata: La Stampa
Data: 30 settembre 2008
Pagina: 35
Autore: Elena Loewenthal
Titolo: «Toaff-Ramadan smettetela di fare le vittime»
Da La STAMPA del 30 settembre 2008, un articolo di Elena Loewenthal:
 

(a sinistra, Ariel Toaff;  a destra Tariq Ramadan)

Separati alla nascita? Chissà. Non è da escludersi, malgrado le distanze, anagrafiche e non: Tariq Ramadan e Ariel Toaff sembrano fatti con la stessa fetta di DNA - intellettuale, s’intende. Quanto si assomigliano, le loro recenti avventure culturali: sarà pure una coincidenza, ma certo sembra fatta apposta per i sofisticati meccanismi mediatici di questi tempi.
Entrambi hanno infatti bucato lo schermo - intellettuale, s’intende sempre - con posizioni discutibili. Ma a ben guardare, la loro vocazione polemica si fonda più sulla forma che sui contenuti. L’ambiguità lessicale è cifra comune a entrambi. Per lo storico Toaff si è esercitata in un elegante gioco delle parti fra verbi indicativi e condizionali, che tramutava la congettura in verità, l’ipotesi in evidenza. Per l’accademico Ramadan è sempre tutta questione di sfumature: dire la stessa cosa, in arabo o in francese, significa dirne un’altra. La doppiezza è una necessità, praticamente una virtù.
Levato il polverone, entrambi si sono imposti una pausa di circostanza. Ma mica per niente. Anzi. Per pensarci su. E ora, curiosa ironia della sorte (o scherzi del DNA? chissà) tornano entrambi sui banchi delle librerie. Con due saggi. Due pamphlet. Due distillati delle loro verità: Islam e verità (Ramadan, per Einaudi), Ebraismo virtuale (Toaff, Rizzoli). Le verità in questione sono, ancora una volta in mirabile simmetria, così profonde da risultare quasi banali: l’islam è compatibile con la modernità e l’Occidente (l’uno), gli ebrei non sono né meglio né peggio degli altri (l’altro).
Come nasce l’ispirazione? Semplice. Cioè, spesso è una faccenda complicata, ma non qui: entrambi i libri hanno infatti per movente la denuncia dell’incomprensione. Sono stati scritti con l’intento di spazzare via l’equivoco (proprio quello grazie al quale si erano sollevati i polveroni mediatici - intellettuali, s’intende ancora). Ramadan e Toaff lamentano di non essere stati capiti. «Questa è un’opera di chiarificazione. Illustro in maniera volutamente accessibile le idee fondamentali...» attacca Ramadan. «Volutamente accessibile»? Ma come? Altrove era stato forse «volutamente inaccessibile» o «involontariamente accessibile»? «Questo saggio parte proprio da qui, da una considerazione pessimistica e gravida di pesanti implicazioni», mette subito in chiaro Toaff.
Quando ci si deve spiegare dopo che non si è stati capiti, ci vogliono le virgolette. Ramadan ne mette a bizzeffe. Toaff un po’ meno, ma dissemina il suo pamphlet di verità sull’ebraismo passivo, autoreferenziale. Buono e/o cattivo. Però in fondo il discorso è sempre quello: tanto l’uno quanto l’altro si chiamano fuori. Denunciano per distinguersi. Lamentano per distanziarsi. Come? Usando il vittimismo: ora vi racconto come stanno le cose. Datemi retta, io lo so. Io so, per il semplice fatto che gli altri non mi hanno capito. Qui sta l’ispirazione: in quel sussiego tutto particolare che nasce dal sentirsi a un tempo maltrattati (mediaticamente parlando, s’intende) e illuminati. Una forma evoluta di complesso di persecuzione. Perché come ben sanno tanto Ramadan quanto Toaff, il troppo stroppia, il vittimismo quand’è esagerato diventa spacconeria e si fa in fretta a cascare nel ridicolo. Per fortuna che una virgoletta (o due) li salveranno.

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