Un filmato recuperato dall’esercito israeliano durante le operazioni nella Striscia di Gaza mostra sei ostaggi israeliani mentre cercano di accendere le candele della festa di Hanukkah in un tunnel con scarso ossigeno. I sei ostaggi sono Hersh Goldberg-Polin, 23 anni, Eden Yerushalmi, 24 anni, Ori Danino, 25 anni, Alex Lobanov, 32 anni, Carmel Gat, 40 anni, e Almog Sarusi, 27 anni. Il filmato risale al dicembre 2023. Otto mesi dopo, il 29 agosto 2024, all’approssimarsi delle Forze di Difesa israeliane al tunnel sotto il quartiere di Tel Sultan, a Rafah (Striscia di Gaza meridionale), tutti e sei gli ostaggi furono assassinati con un colpo alla testa dai terroristi palestinesi.
Appello di Oz, Yehoshua, Grossman per la liberazione di Gilad Shalit mentre le democrazie europee non vedono, non sentono, non parlano
Testata: La Repubblica Data: 27 settembre 2008 Pagina: 19 Autore: Albertyo Stabile Titolo: «Scrittori in campo " Liberate il soldato Shalit "»
Su REPUBBLICA di oggi, 27/09/2008, a pag. 19, con il titolo "Scrittori in campo " Liberate il soldato Shalit ", a.s. (A.Stabile) commenta l'appello dei tre scrittori-
GERUSALEMME - Un gruppo di scrittori ed intellettuali israeliani, tra cui A. B. Yehoshua. David Grossman e Amos Oz, ha rivolto un appello al premier dimissionario, Ehud Olmert, per la liberazione di Gilad Shalit, il soldato israeliano ostaggio di Hamas da circa 800 giorni, per il rilascio del quale, il movimento islamico ha chiesto che Israele liberi 450 prigionieri palestinesi. «Comprendiamo il timore delle conseguenze della liberazione di un così alto numero di detenuti palestinesi - si legge nell´appello - fra cui numerosi quelli che sono stati coinvolti in gravi e dolorosi atti terroristici». E tuttavia «la vita dei nostri soldati non è mai stata misurata in termini di prezzo ma di valore». Proprio ieri Hamas ha respinto le contro offerte per la liberazione di Shalit, avanzate da Israele. La liberazione di Gilad, ha risposto il premier agli scrittori, «è un obbligo ebraico e un dovere morale da pare di una nazione che pretende dai suoi figli che per lei mettano in pericolo la loro vita». (a. s.)
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