Un filmato recuperato dall’esercito israeliano durante le operazioni nella Striscia di Gaza mostra sei ostaggi israeliani mentre cercano di accendere le candele della festa di Hanukkah in un tunnel con scarso ossigeno. I sei ostaggi sono Hersh Goldberg-Polin, 23 anni, Eden Yerushalmi, 24 anni, Ori Danino, 25 anni, Alex Lobanov, 32 anni, Carmel Gat, 40 anni, e Almog Sarusi, 27 anni. Il filmato risale al dicembre 2023. Otto mesi dopo, il 29 agosto 2024, all’approssimarsi delle Forze di Difesa israeliane al tunnel sotto il quartiere di Tel Sultan, a Rafah (Striscia di Gaza meridionale), tutti e sei gli ostaggi furono assassinati con un colpo alla testa dai terroristi palestinesi.
A D'Alema Israele proprio non piace sul Medio Oriente continua a pensarla come la vecchia Unione Sovietica
Testata: Il Foglio Data: 19 settembre 2008 Pagina: 3 Autore: la redazione Titolo: «Il solito D’Alema»
Da Il FOGLIO del19 settembre 2008:
Nei suoi due anni alla Farnesina Massimo D’Alema ha fatto di tutto per dimostrarsi quantomeno “non simpatizzante” di Israele, anche quando ha lavorato – con apprezzamento del governo di Gerusalemme, va riconosciuto – per una forte presenza italiana nella soluzione, molto temporanea, della guerra del 2006. Ma le sue strampalate idee su Hezbollah, che non potrebbe essere liquidato come movimento terrorista perché ha consenso di massa e deputati (specchio di una sua ben misera e datata analisi del terrorismo islamico), e le sue aperture tattiche a Hamas avevano chiarito antipatiche radici che due giorni fa – in un convegno dell’Aspen Institute – sono state di evidenza plateale. Là dove il ministro degli Esteri in carica, Franco Frattini, ha parlato a lungo di Israele come “parte” dell’occidente e ha proposto all’Europa di considerarlo “partner strategico”, come lo considera il governo guidato da Silvio Berlusconi, D’Alema ha parlato d’altro. La “parte” per cui batte il cuore di D’Alema – ovviamente in una prospettiva di pace – non è quella israeliana, ma quella palestinese. L’ottica è rovesciata, opposta, anche se comune è l’auspicio di un accordo duraturo sulla scia di Annapolis. Frattini guarda all’accordo certo che le comuni radici di civiltà portino l’Italia a stare ben impiantata a Gerusalemme, D’Alema, invece, è sempre con i piedi a Ramallah. Posizione lecita, comune a molti leader europei, ma che nel caso di D’Alema non può non evocare un’ininterrotta e poco gradevole continuità con analisi e strategie mediorientali dell’Urss nella fase post staliniana.
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