Un filmato recuperato dall’esercito israeliano durante le operazioni nella Striscia di Gaza mostra sei ostaggi israeliani mentre cercano di accendere le candele della festa di Hanukkah in un tunnel con scarso ossigeno. I sei ostaggi sono Hersh Goldberg-Polin, 23 anni, Eden Yerushalmi, 24 anni, Ori Danino, 25 anni, Alex Lobanov, 32 anni, Carmel Gat, 40 anni, e Almog Sarusi, 27 anni. Il filmato risale al dicembre 2023. Otto mesi dopo, il 29 agosto 2024, all’approssimarsi delle Forze di Difesa israeliane al tunnel sotto il quartiere di Tel Sultan, a Rafah (Striscia di Gaza meridionale), tutti e sei gli ostaggi furono assassinati con un colpo alla testa dai terroristi palestinesi.
Dopo l'accordo Berlusconi-Gheddafi, quali reazioni nel mondo musulmano L'analisi di Michael Sfaradi
Testata: L'Opinione Data: 06 settembre 2008 Pagina: 5 Autore: Michael Sfaradi Titolo: «Effetto Gheddafi»
Sull' OPINIONE di oggi, 06/09/2008, a pag.5, un articolo di Michael Sfaradi sulle possibili conseguenze nel mondo musulmano dell' accordo Berlusconi-Gheddafi.
L’invenzione del complotto secondo il quale sarebbe stato lo stesso governo americano ad organizzare l’attentato alle torri gemelle e la storia delle vignette danesi, che cominciò in sordina per poi finire in un pandemonio mondiale, sono solo due esempi da tenere presenti e che dovrebbero insegnarci come certe notizie, vere o false che siano, hanno nel mondo arabo una vita diversa rispetto a quella che hanno in occidente. Nei frenetici ritmi occidentali una notizia ha vita breve, il tempo di leggerla bevendo il caffè e siamo già pronti al “fatto” nuovo. Questo perché ci siamo abituati a correre dietro alla vita e a consumarla esattamente come facci amo con mille altri prodotti di uso comune. Nei Suk mediorientali o nord africani, invece, dove il tempo scorre con lenta cadenza, la stessa notizia rimbalza come una pallina da ping pong e, nei vari passaggi si amplia, si arricchisce di particolari e prende nuova linfa. Questo è dovuto un po’ dalla mentalità e molto dal lavoro di chi sa che certe notizie vanno tenute vive ed attuali all’infinito per poter meglio soffiare sulla cenere della protesta e per mantenere costante il livello del confronto, dell’odio e dello scontro con l’occidente. Il giornale palestinese in lingua araba “Al Quds Al Arabi”, edito a Londra, ha riportato due giorni fa la notizia che dopo l’accordo di risarcimento coloniale che l’Italia ha firmato con la Libia, in Algeria comincia a serpeggiare il malumore fra la popolazione che non si è mai vista riconoscere dalla Francia, ex potenza colonialista, un risarcimento simile a quello ottenuto dal “Colonnello” libico Gheddafi. Basta dare uno sguardo alla stampa araba di oggi o prestare orecchio ai commenti della gente comune, per accorgersi che la notizia ha già cominciato a rimbalzare e che forse ci troviamo davanti ad una nuova crisi che potrebbe, a macchia d’olio, investire tutte quelle nazioni che hanno, o pensano di avere, dei contenziosi nei confronti delle nazioni ex colonizzatrici. È chiaro che nessuno vuole ritrovarsi davanti a nuove e violente manifestazioni come quelle che seguirono la pubblicazione delle vigne tte danesi dove le ex colonie facendosi forza e scudo dell’accordo italo – libico, andassero a battere cassa presso i governi delle potenze ex colonizzatrici. Perché se dovesse accadere una cosa del genere per prima cosa l’Italia verrebbe accusata di aver acceso la miccia di una “bomba a grappolo” che investe mezzo mondo, e poi si ritroverebbe al centro di un vortice di attriti internazionali. Non tutti i governi europei sono “generosi” come quello italiano, e se sulla scia degli accordi italo – libici le varie nazioni ex colonizzatrici fossero costrette ad onerosi esborsi l’Italia sarebbe vista come responsabile della creazione delle condizioni ottimali a far si che i governi delle ex colonie si sentano autorizzati a presentare il conto. Ci chiediamo se si sia valutato fino in fondo a quale “vaso di Pandora” si andava a togliere il coperchio. I libri di storia sono pieni di popoli che hanno pagato e popoli che hanno razziato e la lista dei creditori e debitori è infinita. C’è davvero da chiedersi se questo modo di curare le antiche ferite sia la giusta medicina o se, così facendo, ne chiudiamo una per riaprirne cento incastrandoci così in un labirinto senza fine.
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