Un filmato recuperato dall’esercito israeliano durante le operazioni nella Striscia di Gaza mostra sei ostaggi israeliani mentre cercano di accendere le candele della festa di Hanukkah in un tunnel con scarso ossigeno. I sei ostaggi sono Hersh Goldberg-Polin, 23 anni, Eden Yerushalmi, 24 anni, Ori Danino, 25 anni, Alex Lobanov, 32 anni, Carmel Gat, 40 anni, e Almog Sarusi, 27 anni. Il filmato risale al dicembre 2023. Otto mesi dopo, il 29 agosto 2024, all’approssimarsi delle Forze di Difesa israeliane al tunnel sotto il quartiere di Tel Sultan, a Rafah (Striscia di Gaza meridionale), tutti e sei gli ostaggi furono assassinati con un colpo alla testa dai terroristi palestinesi.
Iran, le opinioni di Peres a Cernobbio e Sarkozy a Parigi nella cronaca di Barbara Benini
Testata: Il Giornale Data: 06 settembre 2008 Pagina: 18 Autore: Barbara Benini Titolo: «La gaffe dell'Eliseo, Israele attaccherà l'Iran»
Sul GIORNALE di oggi, 06/09/2008, a pag.18, con il titolo " La gaffe dell'Eliseo, Israele attaccherà l'Iran ", Barbara Benini riferisce sull'intervento del presidente israeliano Shimon Peres a Cernobbio, e l'opinione di quello francese sui rapporti con l'Iran.
Un incontro a porte chiuse, lontano da orecchi indiscreti. Un incontro tra capi di Stato e di governo, riservato, riservatissimo. Che però viene intercettato dai giornalisti. E rimbalza in giro per il mondo, rischiando di minare il precarissimo equilibrio tra Iran e Israele. «L’Iran sta prendendosi un grave rischio a continuare il processo per ottenere una forza nucleare militare, cosa di cui siamo certi, perché un giorno, qualsiasi sia il governo israeliano, ci troveremo una mattina con Israele che ha colpito. Non si tratta di sapere se sarà legittimo, intelligente o no. Che faremo allora? Sarà una catastrofe!». A parlare con toni tanto allarmistici è il presidente francese Nicolas Sarkozy durante un incontro a porte chiuse con i rappresentanti di Siria, Qatar e Turchia avvenuto nel corso della sua visita a Damasco. L’avvertimento, lanciato dal capo dell’Eliseo ai suoi colleghi mediorientali, per un errore tecnico è stato però ascoltato anche dai giornalisti. Che, naturalmente, hanno fatto circolare «lo scoop». L’indiscrezione non ha fortunatamente creato un caso diplomatico, ma certamente contribuisce a dare maggiore concretezza a timori diffusi, non solo nell’area mediorientale, ma anche tra i governi occidentali. Da Cernobbio, dove ha partecipato ai lavori del Workshop Ambrosetti, il presidente israeliano Shimon Peres, ha gettato acqua sul fuoco. «Non credo sia necessario attaccare l’Iran. Credo che il problema possa essere risolto non militarmente ma politicamente ed economicamente. Non si inizia qualcosa mandando l’esercito. È un errore, e fino a che c’è una possibilità di agire politicamente ed economicamente è molto meglio». Tanto più che la questione iraniana non coinvolge solo Israele, ma tutto il mondo, da oriente a occidente. Ed è proprio su questa condivisione del problema e sul comune interesse a risolverlo con le armi della politica che poggiano la cautela e l’apparente ottimismo di Peres. «Il mondo non può permettere che dei fanatici abbiano in mano strumenti nucleari - ha ricordato il presidente israeliano - . Non credo che il signor Putin o il prossimo presidente degli Stati Uniti possano tollerarlo. L’Iran non è un problema di Israele ma è un problema per la pace».
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