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Luce nel buio del tunnel. Come gli ostaggi a Gaza celebravano Hanukkah 13/12/2025

Un filmato recuperato dall’esercito israeliano durante le operazioni nella Striscia di Gaza mostra sei ostaggi israeliani mentre cercano di accendere le candele della festa di Hanukkah in un tunnel con scarso ossigeno. I sei ostaggi sono Hersh Goldberg-Polin, 23 anni, Eden Yerushalmi, 24 anni, Ori Danino, 25 anni, Alex Lobanov, 32 anni, Carmel Gat, 40 anni, e Almog Sarusi, 27 anni. Il filmato risale al dicembre 2023. Otto mesi dopo, il 29 agosto 2024, all’approssimarsi delle Forze di Difesa israeliane al tunnel sotto il quartiere di Tel Sultan, a Rafah (Striscia di Gaza meridionale), tutti e sei gli ostaggi furono assassinati con un colpo alla testa dai terroristi palestinesi.



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Corriere della Sera Rassegna Stampa
17.08.2008 L'Iran minaccia le monarchie del Golfo
crisi con gli Emirati arabi

Testata: Corriere della Sera
Data: 17 agosto 2008
Pagina: 12
Autore: Federico Fubini
Titolo: «Hormuz, lite fra gli Emirati e l'Iran Basi di Teheran sulle isole contese»
Dal CORRIERE della SERA del 17 agosto 2008:

DUBAI (Emirati Arabi) — Sono un pugno di abitanti e dodici chilometri di sabbia in mezzo al mare. È un isolotto più arido persino di quello di Perejil (o Leila), che nel 2002 fece gonfiare i muscoli al Marocco e alla Spagna di José Maria Aznar. È più che abbastanza però per far uscire allo scoperto antiche ruggini e paure del tutto nuove: sciiti contro sunniti, iraniani contro arabi del Golfo, esportatori di petrolio divisi fra avversari e ospitanti delle basi americane situate poco lontano da qui.
Perché Abu Musa, una collina gialla piantata all'imbocco del Golfo Persico, vale infinitamente più della sabbia di cui è fatta. Lo si è visto giovedì, quando il governo degli Emirati arabi uniti ha convocato d'urgenza l'incaricato d'affari iraniano ad Abu Dhabi e gli ha consegnato una busta sigillata. Era una lettera di protesta, il massimo grado della formalità diplomatica, perché Teheran ha fatto sapere di aver aperto a Abu Musa qualcosa come una capitaneria di porto e un centro di salvataggio in mare.
Non sarà la bomba atomica che l'Iran è accusato di perseguire, ma è una rivendicazione di sovranità nel braccio di mare forse più nevralgico del pianeta. Da sempre contesa fra le due sponde, Abu Musa è a sessanta chilometri dagli Emirati e a trenta dall'isola tutta iraniana di Qeshm. Assieme a altri due vicini isolotti contesi fra Abu Dhabi e Teheran, la Grande e la Piccola Tunb, è qui il cuore dello stretto di Hormuz da cui passa ogni giorno almeno un terzo di tutto il greggio e gran parte del gas liquido che alimenta il resto del mondo. Ed è qui che l'Iran minaccia di passare alle ritorsioni chiudendo Hormuz ai tanker arabi, se e quando l'America o Israele dovessero colpire i siti nucleari di Teheran. Il simbolismo di una capitaneria di porto non poteva dunque sfuggire neppure ad Abu Dhabi, la capitale di una federazione di emirati ricchi di greggio e privi quasi del tutto di forza d'urto militare in proprio. Non poteva, a maggior ragione, perché nel frattempo l'Iran ha già piazzato una guarnigione e un aeroporto militare nei due isolotti della Grande e Piccola Tunb, quindi bloccato tutti gli approdi.
Ora è probabile che per giorni si accavallino gli appelli al negoziato e al rispetto degli accordi. Quello in vigore, concluso nel '71 dopo la ritirata dell' Impero britannico, dà agli Emirati e all'Iran una podestà condivisa sul minuscolo arcipelago e permette all'esercito di Teheran di piazzarvi uno stanziamento. Ma è difficile che la tensione fra arabi e persiani del Golfo sparisca tanto presto, proprio mentre gli incidenti e le provocazioni si accavallano.
Solo questa settimana il vice- ministro degli Esteri iraniano Manouchehr Mohammadi ha lanciato l'ultima, con poche frasi taglienti. «La prossima crisi nel Golfo - ha detto il vice- ministro - coinvolgerà la legittimità delle monarchie e dei sistemi tradizionali, che nella situazione attuale non possono sopravvivere». Negli Emirati, in Qatar o in Arabia Saudita, dove dominano sovrani assoluti di tipo feudale, la frase di Mohammadi è suonata immediatamente come un invito all'insurrezione popolare in stile khomeinista. Subito Mohammadi ha smentito la sua stessa dichiarazione, peraltro attribuitagli dall'agenzia ufficiale iraniana. Ma fra i grattacieli visionari di Abu Dhabi e Dubai e le centrifughe atomiche dall'altra parte del Golfo, nemmeno un'ipotesi di pace ad Abu Musa può più placare la spirale del disprezzo fra «fratelli » musulmani.

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