Un filmato recuperato dall’esercito israeliano durante le operazioni nella Striscia di Gaza mostra sei ostaggi israeliani mentre cercano di accendere le candele della festa di Hanukkah in un tunnel con scarso ossigeno. I sei ostaggi sono Hersh Goldberg-Polin, 23 anni, Eden Yerushalmi, 24 anni, Ori Danino, 25 anni, Alex Lobanov, 32 anni, Carmel Gat, 40 anni, e Almog Sarusi, 27 anni. Il filmato risale al dicembre 2023. Otto mesi dopo, il 29 agosto 2024, all’approssimarsi delle Forze di Difesa israeliane al tunnel sotto il quartiere di Tel Sultan, a Rafah (Striscia di Gaza meridionale), tutti e sei gli ostaggi furono assassinati con un colpo alla testa dai terroristi palestinesi.
Tra politica estera e show elettorale l'analisi di R.A. Segre sulla visita di Barack Obama in Israele
Testata: Il Giornale Data: 25 luglio 2008 Pagina: 12 Autore: R.A Segre Titolo: «La tappa in Israele: politica estera e show elettorale»
Da Il GIORNALE del 25 luglio 2008:
Se la circoscrizione elettorale di Barack Obama fosse l'Europa, l'Africa o l'America latina egli diventerebbe presidente quasi per acclamazione. In queste parti del mondo ha tutto a suo favore: età, carisma, colore di pelle, media, e paradossalmente l'anti americanismo identificato con Bush. Ma i non americani colpiti dalla «obamania» non votano per la Casa Bianca. Non lo possono fare neppure in Israele dove il candidato democratico è stato ricevuto con onori presidenziali che non rallegrano certo il suo concorrente repubblicano McCain: proprio da qui potrebbe svilupparsi un elemento decisivo per le sorti delle elezioni più pubblicizzate della storia americana. Ed è questo che spiega perché è in Israele che Obama ha iniziato il «tour» ripetendo con lievi differenze, quanto detto all'assemblea del potente lobby pro israeliana Aipec: Gerusalemme capitale; diritto degli abitanti di Sderot bombardata di difendersi «come farebbe lui se la sua casa con le sue due bambine» fosse soggetta alla stessa sorte; no al nucleare iraniano; nessuna scusa al terrorismo. Obama non parlava tanto agli israeliani quanto agli ebrei americani che oggi si dichiarano - come notava il Guardian londinese - per il 61% in favore di un candidato afroamericano considerato solo tre mesi fa (anche dalla dirigenza di Gerusalemme) - infido, pro palestinese e circondato da uno stato maggiore noto per le sue critiche a Israele. Gli ebrei non rappresentano che il 2% dell'elettorato Usa. Ma possono diventare l'ago della bilancia in due stati chiavi per la Casa Bianca: New York e California, oltre al loro peso specifico sull'élite intellettuale. Peso importante ma forse - alla fine - meno decisivo di quanto ha detto a Gerusalemme il Capo di Stato maggiore Usa, due settimane fa e quanto sta dicendo in questi giorni a Washington il capo di Stato maggiore israeliano.
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