Un filmato recuperato dall’esercito israeliano durante le operazioni nella Striscia di Gaza mostra sei ostaggi israeliani mentre cercano di accendere le candele della festa di Hanukkah in un tunnel con scarso ossigeno. I sei ostaggi sono Hersh Goldberg-Polin, 23 anni, Eden Yerushalmi, 24 anni, Ori Danino, 25 anni, Alex Lobanov, 32 anni, Carmel Gat, 40 anni, e Almog Sarusi, 27 anni. Il filmato risale al dicembre 2023. Otto mesi dopo, il 29 agosto 2024, all’approssimarsi delle Forze di Difesa israeliane al tunnel sotto il quartiere di Tel Sultan, a Rafah (Striscia di Gaza meridionale), tutti e sei gli ostaggi furono assassinati con un colpo alla testa dai terroristi palestinesi.
Nuove minacce iraniane a Israele e agli Usa le ha pronunciate Mojtaba Zolnur, rappresentante della Guida suprema nei Guardiani della rivoluzione
Testata: Il Giornale Data: 13 luglio 2008 Pagina: 12 Autore: la redazione Titolo: ««Se ci attaccano colpiremo 32 basi Usa»»
Da Il GIORNALE
In caso di attacco americano o israeliano ai suoi siti nucleari, l’Iran colpirà «32 basi Usa» nella regione e «il cuore di Israele». Stavolta a fare da portavoce alle minacce militari iraniane è Mojtaba Zolnur, vice rappresentante della Guida suprema, l’ayatollah Ali Khamenei, all’interno del famigerato corpo dei Guardiani della rivoluzione. L’avvertimento contro la presenza militare Usa in Medio Oriente non è nuova, solo che stavolta viene quantificata con un numero esatto: 32. Il braccio di ferro tra la Repubblica islamica e l’Occidente sul controverso programma nucleare di Teheran si svolge ormai a ritmi serrati. Gli ultimi giorni hanno visto parole rincorrersi ad atti di forza. All’avvertimento sulla messa «a ferro e fuoco di Tel Aviv» se attaccati, i Pasdaran hanno fatto seguire manovre nel Golfo, durante le quali sono stati testati alcuni missili tra cui una versione aggiornata dello Shahab-3, in grado di raggiungere il territorio israeliano. Non è difficile leggere dietro tali provocazioni e retorica il nervosismo che serpeggia all’interno del regime per le forti pressioni internazionali. Prova, invece, a camuffarlo il ministro degli Esteri, Manuchehr Mottaki, il quale ieri si è detto convinto che sia Washington che Tel Aviv «non hanno le capacità di affrontare una nuova crisi» nella regione.
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