Un filmato recuperato dall’esercito israeliano durante le operazioni nella Striscia di Gaza mostra sei ostaggi israeliani mentre cercano di accendere le candele della festa di Hanukkah in un tunnel con scarso ossigeno. I sei ostaggi sono Hersh Goldberg-Polin, 23 anni, Eden Yerushalmi, 24 anni, Ori Danino, 25 anni, Alex Lobanov, 32 anni, Carmel Gat, 40 anni, e Almog Sarusi, 27 anni. Il filmato risale al dicembre 2023. Otto mesi dopo, il 29 agosto 2024, all’approssimarsi delle Forze di Difesa israeliane al tunnel sotto il quartiere di Tel Sultan, a Rafah (Striscia di Gaza meridionale), tutti e sei gli ostaggi furono assassinati con un colpo alla testa dai terroristi palestinesi.
Abu Mazen a Roma batte cassa lo racconta senza peli sulla lingua Dimitri Buffa
Testata: L'Opinione Data: 12 luglio 2008 Pagina: 5 Autore: Dimitri Buffa Titolo: «ABU MAZEN A ROMA PER BATTERE CASSA»
Sull'OPINIONE di oggi, 12/07/2008, a pag.5, con il titolo "ABU MAZEN A ROMA PER BATTERE CASSA", Dimitri Buffa la racconta tutta senza peli sulla lingua. Agli amanti dello stile soft potrà non piacere, ma i fatti citati da Buffa sono tutti veri, ed è giornalismo onesto riportarli. Non nasconderli, come usa nel nostro paese. Ecco il suo articolo: Abu Mazen sta di nuovo a Roma. A battere cassa all¹Italia. Altri 20 milioni di euro dal fondo della cooperazione allo sviluppo, praticamente a fondo perduto, che si aggiungono ai 220 stanziati solo da questo capitolo di spesa negli ultimi dieci anni. Poi ci sono gli altri capitoli di spesa che portano a quasi un miliardo di euro i soldi versati dall¹Italia nelle casse voraci (e custodite da persone molto poco fidate) dell¹Anp nell¹ultimo decennio. Ieri Abu Mazen , benchè sia un negazionista dell¹Olocausto, non conti praticamente più nulla per il processo di pace con Israele e sia stato in passato tra gli organizzatori dell¹attentato di Monaco del 1972, è stato ricevuto in sequenza dalle più alte cariche dello stato. Prima una visita in Campidoglio da Alemanno per la solita foto opportunity federalista e per ravvivare la "politically correctness" della ex destra sociale, poi, di fila, si è fatto la tripla passerella istituzionale con Napolitano, Berlusconi e Frattini. Oggi probabilmente tocca al Papa e alla diplomazia vaticana. Rispetto ad altre occasioni del genere, questa volta la caratteristica che salta agli occhi è l¹ understatement, quasi nessuno fino a giovedì sera si era ricordato di questa visita di "quasi stato", e l¹assenza di retorica filo palestinese nelle piazze e nel Parlamento. Finita l¹epoca dell¹equivicinanza della Farnesina, anche se Frattini fa rimpiangere Fini per alcune sue dichiarazioni sull¹Iran e su Israele, finita anche l¹era della rappresentanza parlamentare di verdi, sinistra esterema e no global, quasi a nessuno in Italia importa un granchè del fatto che Abu Mazen si faccia una due giorni romana in cerca di soldi e di improbabili appoggi politici. Era proprio dell¹altro giorno la notizia che uno dei dirottatori dell¹Achille Lauro (evento accaduto il 7 ottobre 1985 e conclusosi con la morte dell¹ebreo americano paralitico Leon Klinghoffer e con la vergognosa liberazione di uno degli organizzatori del dirottamento a Sigonella, sfiorando lo scontro armato tra i carabinieri italiani e i marines americani) era stato liberato dopo avere scontato la pena in Italia e adesso si ritrovava nella condizione di clandestino da espellere, mentre in realtà aveva chiesto di potere restare qui da noi per motivi politici. Si ignora se tra Abbas e Frattini si sia affrontata anche questa grottesca situazione. Di certo ormai Abu Mazen non incanta più nessuno, né in patria, dove non è mai stato "profeta", né fuori. Dovrà accontentarsi dell¹ennesima e diseducativa elemosina di cooperazione e dovrà fare qualche sorriso ai fotografi pronunciando parole generiche di pace con gli israeliani. Una pace che lui non è più in grado non solo di mantenere ma neanche di promettere. A consuntivo di una carriera politica passata nell¹ombra del grande terrorista internazionale Yasser Arafat, Abu Mzen può ben dire di avere raccolto solo un pugno di mosche. Anzi un po¹ meno. Almeno Arafat riusciva a tenere a bada Hamas e a mantenere l¹unità dei territori palestinesi. Con il suo successore invece quel popolo che voleva uno stato si è frantumato in due pezzi, creando a Gaza un' ulteriore enclave di terrorismo islamico nel Medio Oriente. E se anche Israele è costretta a trattare con Hamas per il cessate il fuoco da Gaza sulle città di confine e per liberare Shalit, fra poco saranno in molti, in Cisgiordania e nel resto del mondo, a chiedersi a cosa diamine serva Abu Mazen e soprattutto a chi giovi continuare a finanziarlo a fondo perduto.
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