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Luce nel buio del tunnel. Come gli ostaggi a Gaza celebravano Hanukkah 13/12/2025

Un filmato recuperato dall’esercito israeliano durante le operazioni nella Striscia di Gaza mostra sei ostaggi israeliani mentre cercano di accendere le candele della festa di Hanukkah in un tunnel con scarso ossigeno. I sei ostaggi sono Hersh Goldberg-Polin, 23 anni, Eden Yerushalmi, 24 anni, Ori Danino, 25 anni, Alex Lobanov, 32 anni, Carmel Gat, 40 anni, e Almog Sarusi, 27 anni. Il filmato risale al dicembre 2023. Otto mesi dopo, il 29 agosto 2024, all’approssimarsi delle Forze di Difesa israeliane al tunnel sotto il quartiere di Tel Sultan, a Rafah (Striscia di Gaza meridionale), tutti e sei gli ostaggi furono assassinati con un colpo alla testa dai terroristi palestinesi.



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Corriere della Sera Rassegna Stampa
07.07.2008 Una stele divide archeologi e biblisti
secondo alcuni proverebbe che l'idea di un Messia morto e risorto dopo tre giorni era presente nel mondo ebraico prima di Gesù

Testata: Corriere della Sera
Data: 07 luglio 2008
Pagina: 25
Autore: Giulia Ziino
Titolo: ««Un Messia risorto prima di Gesù» La stele divide archeologi e biblisti»
Dal CORRIERE della SERA del 7 luglio 2008:

MILANO — Una tavola di pietra alta circa un metro con un testo di 87 righe scritto in ebraico potrebbe mettere in discussione le convinzioni sia storiche che religiose sulla figura di Gesù. La stele in questione, infatti, secondo alcuni studiosi risalirebbe a diversi decenni prima della nascita di Cristo e, nel testo, farebbe riferimento ad un Messia destinato a resuscitare dai morti «dopo tre giorni». In pratica, se le analisi chimiche e testuali confermeranno la datazione e la lettera della lapide, ci troveremmo di fronte alla prova tangibile che l'idea di un Messia morto e risorto dopo tre giorni era presente nel mondo ebraico ben prima dell'avvento di Gesù.
La scoperta della stele, che si dice proveniente dal Mar Morto, risale a circa un decennio fa: ne era entrato in possesso un antiquario giordano che l'ha poi rivenduta ad un collezionista svizzero- israeliano, David Jeselsohn, che l'ha tenuta in casa per anni senza sapere cosa avesse per le mani. Quando qualche anno fa Ada Yardeni, esperta di scrittura ebraica, l'ha esaminata, si è affrettata a pubblicare la notizia in uno studio scritto con il collega Binyamin Elitzur. A quell'articolo ne sono seguiti altri di vari studiosi del settore finché la notizia non è uscita dal cerchio ristretto degli addetti ai lavori per finire sul sito del New York Times, da dove sta creando scompiglio tra archeologici e biblisti.
La tavola, non incisa ma scritta a inchiostro (il testo è in due colonne, simili a quelle della Torah), è spezzata e in diversi punti il testo — una visione dell'Apocalisse basata sul Vecchio Testamento — è di difficile lettura. Il punto che scotta, alla riga 80, suona più o meno così: «In tre giorni tu vivrai, io, Gabriel, te lo ordino». Un imperativo che, secondo alcuni, sarebbe rivolto dall'arcangelo Gabriele ad un Messia venuto a riscattare col suo sangue la terra d'Israele dal dominio romano. Per Israel Knohl, professore di Studi biblici all'Università di Gerusalemme e autore di studi sul «Messia prima di Cristo», la stele del Mar Morto (ribattezzata la Rivelazione di Gabriele) è la prova che aspettava, la classica pistola fumante. Ma non tutti sono d'accordo e lo stato frammentario del testo non chiarisce i dubbi. Qualcosa in più si potrà dire dopo che saranno resi noti i risultati delle analisi chimiche fatte sulla tavola: Yuval Goren, l'archeologo dell'Università di Tel Aviv che le ha condotte, non anticipa dettagli ma assicura che non ci sono dubbi sull'autenticità della stele.

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