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Luce nel buio del tunnel. Come gli ostaggi a Gaza celebravano Hanukkah 13/12/2025

Un filmato recuperato dall’esercito israeliano durante le operazioni nella Striscia di Gaza mostra sei ostaggi israeliani mentre cercano di accendere le candele della festa di Hanukkah in un tunnel con scarso ossigeno. I sei ostaggi sono Hersh Goldberg-Polin, 23 anni, Eden Yerushalmi, 24 anni, Ori Danino, 25 anni, Alex Lobanov, 32 anni, Carmel Gat, 40 anni, e Almog Sarusi, 27 anni. Il filmato risale al dicembre 2023. Otto mesi dopo, il 29 agosto 2024, all’approssimarsi delle Forze di Difesa israeliane al tunnel sotto il quartiere di Tel Sultan, a Rafah (Striscia di Gaza meridionale), tutti e sei gli ostaggi furono assassinati con un colpo alla testa dai terroristi palestinesi.



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Libero Rassegna Stampa
05.07.2008 Il pregiudizio antisraeliano e l'annuncio della BBC sull'attentato a Gerusalemme
l'analisi di Giorgio Israel

Testata: Libero
Data: 05 luglio 2008
Pagina: 17
Autore: Giorgio Israel
Titolo: «Il pregiudizio anti Israele dà la colpa al bulldozer anziché al kamikaze»
Da LIBERO del 4 luglio 2008, un articolo di Giorgio Israel

Gli uffici della BBC a Gerusalemme sono prossimi al luogo in cui un palestinese alla guida di un bulldozer ha inaugurato un nuovo tipo di attentato, investendo automobili e autobus e provocando morti e feriti. L´accesso a notizie sicure e di prima mano era quindi immediato e facile. Come ha potuto il sito BBC on line dare il primo annuncio dell´accaduto al seguente modo: «Il conducente di un bulldozer israeliano colpito a morte»? Un annuncio non meno sconcertante di quello dato in televisione da BBC World News: «Il conducente di un bulldozer a Gerusalemme colpito a morte dalla sicurezza». Certo, poi BBC si è corretta, però ha ripresentato la notizia nel seguente modo ridicolo (ammesso che vi sia qualcosa da ridere): «La furia di un bulldozer colpisce Gerusalemme». Come se la macchina avesse agito da sola e avesse demolito qualche muro e non la vita di tre persone...
È un episodio che illustra il pregiudizio che circonda Israele come meglio non si potrebbe, poiché ne è responsabile una delle più importanti agenzie informative dell´occidente. Ed è un pregiudizio diffuso e ostinato. Su molti giornali europei e italiani leggiamo che Israele ha "rotto la tregua" con Hamas ripristinando in parte il blocco degli accessi a Gaza. Non si dice che dal momento della tregua non vi è stato giorno in cui non siano caduti su Israele missili Qassam o tiri di mortaio e che il ripristino del blocco è avvenuto dopo che Sderot era stata di nuovo bersagliata. Ma i fatti non contano: è Israele che ha rotto la tregua. Pochi - tra cui, va detto, il governo italiano - hanno condannato la giustificazione da parte di Hamas dell´attentato che sarebbe conseguenza di quello che Israele "sta facendo" a Gaza. Ma Israele a Gaza non c´è, né ci vuole stare e non ha interesse a colpire se non in risposta ai bombardamenti missilistici: sono ormai migliaia i colpi ricevuti da quando Gaza è autonoma. Prima le solite congreghe di firmaioli "democratici" di tutta Europa condannavano l´occupazione. Ora che Israele se n´è andato e Gaza si è trasformata in una base di lancio quotidiano di missili si stracciano le vesti parlando addirittura di Gaza come Auschwitz... C´è una logica in tutto ciò? Soltanto quella della condanna "a prescindere", dell´odio "senza se e senza ma".
In realtà, siamo soltanto di fronte alla prosecuzione di uno scenario vecchio di decenni. Con una novità: mentre i governi israeliani avevano sempre saggiamente ignorato odio e condanne, nella consapevolezza che è inutile tentare di ammansire chi vive di pregiudizi, oggi Israele è retta da un governo debole e remissivo che s´illude di conquistare simpatie mostrandosi cedevole e non capisce che, al contrario, così alimenta le attese di chi considera come unico evento accettabile la sparizione dello stato ebraico. Le trattative con Hamas, lo scambio di terroristi contro i cadaveri dei soldati rapiti con Hezbollah, le promesse di restituzione del Golan alla Siria senza che quest´ultima faccia neppure concessioni verbali, sono tutti fattori che alimentano la pericolosa illusione che Israele sia con le spalle al muro.
Dobbiamo inoltre attenderci un´ulteriore crescita dell´odio e del pregiudizio in vista del pericolosissimo evento in preparazione per l´anno prossimo in Europa: la nuova conferenza sul razzismo promossa dall´ONU che mira a ripetere i fasti della conferenza di Durban. Il ricordo di quella sciagurata esplosione di antisemitismo e di antiamericanismo - che fece da sinistra "ouverture" agli eventi dell´11 settembre - dovrebbe aver insegnato qualcosa. Purtroppo non pare che sia così né pare che si valuti che la Conferenza rischia di avere conseguenze ancora peggiori, soprattutto per l´Europa. Difatti, uno dei suoi temi chiave - oltre alla consueta retorica antisionista e antiamericana - sarà il "rispetto" dell´islam, l´affermazione del principio (già ripetutamente proclamato) che ogni critica della religione islamica è da condannare come manifestazione di razzismo e che le "libertà" di espressione europee in materia debbono essere limitate. Se l´Europa crederà di ammansire l´integralismo patrocinato dalla Commissione per i diritti umani dell´ONU continuando ad allinearsi alle politiche di odio contro Israele e lascerà che dentro questo cavallo di Troia passi la limitazione della libertà di espressione, le conseguenze saranno tragiche per tutti e gli insani comportamenti nello stile BBC verranno ricordati accanto a Monaco 1938.

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