Un filmato recuperato dall’esercito israeliano durante le operazioni nella Striscia di Gaza mostra sei ostaggi israeliani mentre cercano di accendere le candele della festa di Hanukkah in un tunnel con scarso ossigeno. I sei ostaggi sono Hersh Goldberg-Polin, 23 anni, Eden Yerushalmi, 24 anni, Ori Danino, 25 anni, Alex Lobanov, 32 anni, Carmel Gat, 40 anni, e Almog Sarusi, 27 anni. Il filmato risale al dicembre 2023. Otto mesi dopo, il 29 agosto 2024, all’approssimarsi delle Forze di Difesa israeliane al tunnel sotto il quartiere di Tel Sultan, a Rafah (Striscia di Gaza meridionale), tutti e sei gli ostaggi furono assassinati con un colpo alla testa dai terroristi palestinesi.
Confederazione giordano-palestinese: per Benny Morris è la via per la pace lo storico israeliano alla Fiera del libro di Torino
Testata: La Repubblica Data: 10 maggio 2008 Pagina: 54 Autore: Susanna Nirenstein Titolo: «Benny Morris: una proposta per il Medio Oriente»
Da La REPUBBLICA del 10 maggio 2008
Benny Morris, lo storico israeliano di Vittime e 1948: la prima guerra di Israele, è sempre pieno di sorprese: dopo aver smantellato alcuni dei miti fondanti di Israele - dimostrando che i palestinesi nel 1948 erano stati, almeno in parte, cacciati dalle loro case con la forza - , dopo l´inizio dell´Intifada dei kamikaze, dichiarò che quell´allontanamento avrebbe dovuto essere ancora più radicale. Poco tempo fa, invece, ha studiato e sostenuto il carattere jihadistico, sacro e antioccidentale, della guerra che gli arabi, e con loro i palestinesi, opposero al sionismo fin dagli anni Venti. Ora, alla Fiera del Libro di Torino, presenta il suo nuovo pamphlet politico Due popoli una terra (sempre Rizzoli), la cui tesi è che l´unica soluzione del conflitto tra palestinesi e Israele, non è «due popoli due stati», ma una confederazione Giordana che accolga in sé i territori palestinesi. I vantaggi? Uno stato arabo già esistente e responsabile degli accordi che prende, un vasto territorio in cui ridistribuire virtuosamente i palestinesi, un affaccio sul Mediterraneo per Amman. La proposta non è nuova, ma sembrava andata in soffitta. Ora, per Morris, è di nuovo l´ora di tirarla fuori e aprire negoziati trilaterali fra Israele, Palestinesi e Giordania. Perché l´integralismo non permette altre strade. Sergio Romano e Antonio Ferrari, che interloquiscono con lui, sembrano stupiti: per loro, l´ostacolo maggiore alla pace sono gli insediamenti in Cisgiordania. Morris di argomenti ne ha. Innanzitutto, lo smantellamento delle colonie attuato da Sharon a Gaza: se si è fatto quello, dice Morris, «potremmo trovare un accordo anche per l´altro: mantenendo come israeliani i settlement più vicini alla Linea Verde (quella pre-guerra del Sei giorni) e dando in cambio dell´altra terra alla Giordania». Il problema non sono gli insediamenti, secondo Morris. «La questione è un´altra: il conflitto non va visto solo come una questione territoriale, ma all´interno della lotta globale dell´islam radicale contro l´Occidente, che considera Israele un corpo estraneo, come è scritto nello statuto di Hamas. Occorre un altro interlocutore. Abu Mazen? Non è abbastanza forte. Ma un´alleanza con il regime hascemita potrebbe aiutare i moderati».