Un filmato recuperato dall’esercito israeliano durante le operazioni nella Striscia di Gaza mostra sei ostaggi israeliani mentre cercano di accendere le candele della festa di Hanukkah in un tunnel con scarso ossigeno. I sei ostaggi sono Hersh Goldberg-Polin, 23 anni, Eden Yerushalmi, 24 anni, Ori Danino, 25 anni, Alex Lobanov, 32 anni, Carmel Gat, 40 anni, e Almog Sarusi, 27 anni. Il filmato risale al dicembre 2023. Otto mesi dopo, il 29 agosto 2024, all’approssimarsi delle Forze di Difesa israeliane al tunnel sotto il quartiere di Tel Sultan, a Rafah (Striscia di Gaza meridionale), tutti e sei gli ostaggi furono assassinati con un colpo alla testa dai terroristi palestinesi.
Geert Wilders, liberale e combattente e non estremista di destra
Testata: Il Foglio Data: 29 marzo 2008 Pagina: 3 Autore: La direzione Titolo: «Difendere Wilders»
Sul FOGLIO di oggi, a pag.3, un editoriale dal titolo " Difendere Wilders", nel quale, oltre ad una accurata analisi, lo si definisce < liberale > e < coraggioso combattente >. Era ora, dopo che un giornalismo pavido e allineato, lo definisce da sempre < estremista di destra >.
Non sono belle le vignette danesi sul Profeta. Non sono belle le fotografie dell'iraniana Sooreh Hera. Non è bello " Fitna", l'esplosivo documentario del liberale olandese Geert Wilders. Non è neppure originale, ricalca il migliore "Obsession". Quando il quotidiano danese Jyllands Posten pubblicò i disegni satirici, gli islamisti assaltarono l'ambasciata americana a Islamabad e a gaza i cristiani furono presi di mira. A stabilire un legame inscindibile fra occidente giudeo-cristiano e libertà d'espressione sono gli stessi intimidatori. Il film di Wilders è l'ultima roboante manifestazione del dissenso contro la cappa oscurantistica dell'islam politico. A risuonare in questi giorni non sono soltanto le grida degli ostaggi americani decapitati in Iraq e diffuse da Wilders in Fitna. Come per Theo van Gogh, abbandonato dai cineasti di Hollywwod che neppure lo evocarono nella notte degli oscar, Wilders è stato esecrato e isolato preventivamente dall'intera intellighenzia. Stride questo patetico silenzio occidentale. Il Wall Street Journal due giorni fa ha spiegato che il problema non è Wilders, ma ciò che Fitna rappresenta, pegnomintorno al quale si gioca il destino del nostro continente. Un'Europa sottomessa al verbo incendiario di chi non tollera dissenso e critica. Wilders sbaglia quando liquida l'islam, che va incalzato e aiutato a liberarsi di quanto nel suoretaggio e nella sua pratica ne impedisce l'adesione al lato migliore della modernità, il rispetto per la persona, per i diritti universali dell'uomo e della donna, la separazione di stato e moschea. Ma consegnare Wilders alle fauci della soppressione fisica e intellettuale sarebbe diastroso. Non si combatte il fanatismo islamista con il nichilismo della tiolleranza indifferente. L'Unione europea non ha diritto di dare lezioni di bon ton a un uomi che rischia la vita nel paese di Spinoza e Anna Frank. Non può farlo nel giorno in cui fallisce l'appello per la protezione a spese dell'UE di Ayaan Hirsi Ali, promossa dal socialista francese Benoit Hamon e scaduta senza un numero sufficiente di firme: solo 144 europarlamentari su 782. Spetta a noi impedire che il ramo tradizionalista, quietista e non violento della umma sia travolto dalla slavina negazionista, diventi armento nel roveto ardente del takfirismo che fa stragi di musulmani e cristiani in Iraq e di ebrei in Israele. Ma non lo impediremo facendo il gioco dei fondamentalisti, consegnando loro quell'irriducibile combattente di Geert Wilders.
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