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Luce nel buio del tunnel. Come gli ostaggi a Gaza celebravano Hanukkah 13/12/2025

Un filmato recuperato dall’esercito israeliano durante le operazioni nella Striscia di Gaza mostra sei ostaggi israeliani mentre cercano di accendere le candele della festa di Hanukkah in un tunnel con scarso ossigeno. I sei ostaggi sono Hersh Goldberg-Polin, 23 anni, Eden Yerushalmi, 24 anni, Ori Danino, 25 anni, Alex Lobanov, 32 anni, Carmel Gat, 40 anni, e Almog Sarusi, 27 anni. Il filmato risale al dicembre 2023. Otto mesi dopo, il 29 agosto 2024, all’approssimarsi delle Forze di Difesa israeliane al tunnel sotto il quartiere di Tel Sultan, a Rafah (Striscia di Gaza meridionale), tutti e sei gli ostaggi furono assassinati con un colpo alla testa dai terroristi palestinesi.



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La Stampa - Corriere della Sera - La Repubblica Rassegna Stampa
17.03.2008 Ostaggi del fanatismo
falso allarme bomba al Salone del libro di Parigi

Testata:La Stampa - Corriere della Sera - La Repubblica
Autore: Domeinico Quirico - Vera Schiavazzi - Marek Halter
Titolo: «Falso allarme bomba al Salone di Parigi. Libri e scrittori ostaggi del fanatismo - Security ok, un modello per Torino - "Scrittori arabi venite con me alla fiera di Torino"»

Da La STAMPA del 17 marzo 2008:

La coda all’ingresso, davanti ai metal detector, come negli aeroporti-fortezza, i gendarmi che pattugliano metodicamente gli stand degli editori, come se fossero obiettivi sensibili, santuari da attaccare, l’imbarazzante sensazione di muoversi in un luogo derubato del suo vero significato; le perquisizioni all’uscita, i libri appena comprati esaminati come oggetti pericolosi; e poi l’allarme bomba, ieri pomeriggio, per fortuna rivelatosi falso, i visitatori costretti a sciamare, convegni e tavole rotonde interrotte, l’affannarsi inquietante degli artificieri, la gente, tanta, che dopo un’ora, quando è dato il segnale di scampato pericolo, decide che basta così, che non vale la pena, se questo è il prezzo da pagare per sfogliare i libri, cercare le novità più interessanti, scoprire un saggio o un romanzo da amare, allora è meglio tornare a casa.
Scene ordinarie di un Salon du livre che nel suo terzo giorno è sempre più ostaggio della politica, peggio: delle propensioni estremiste e settarie, delle scomuniche e dei boicottaggi. Tutto per il padiglione dedicato a Israele, ospite d’onore che alcuni Paesi arabi, gli scrittori del Maghreb, di buona voglia o per paura di essere considerati collaborazionisti o peggio traditori, hanno deciso di considerare una provocazione. «Non si può prendere il minimo rischio», ha spiegato Jean-Daniel Compain, organizzatore del Salone. Come dargli torto. E allora, ore 17, un annuncio che invita le migliaia di visitatori in sala a uscire per «un controllo tecnico»: modesta bugia che non ha ingannato nessuno, da tre giorni si temeva che potesse succedere. L’impressione è che purtroppo una volta di più ci si sta abituando all’intollerabile. L’ambasciatore di Israele ha poi ribadito che «non bisogna lasciarsi intimidire». È quanto hanno fatto in fondo il governo francese e gli organizzatori: che hanno sanzionato il boicottaggio come una assurda battaglia «contro le idee».
Lo ha detto David Grossman in uno dei dibattiti su «Letteratura e mondo»: «La prima cosa che il fanatismo fa per manipolare è non chiamare le cose con il loro nome». Come fa chi definisce una provocazione un salone di libri.

Il commento di Ernesto Ferrero in vista della Fiera torinese:

TORINO — «Se dipendesse dagli scrittori, la tragedia israelo-palestinese sarebbe finita da un pezzo». Ernesto Ferrero
(nella foto), direttore della Fiera del Libro di Torino, l'aveva detto visitando la manifestazione parigina. E l'ha ribadito nel giorno dell'allarme bomba. «A Parigi si respira un clima sereno, la gente passeggia tranquillamente.
Nonostante tutto, allarmi compresi, le polemiche e i boicottaggi annunciati sembrano aver fallito il loro obiettivo, qui poi non si sono visti volantinaggi né gruppuscoli vocianti o scritte sui muri». Ferrero si dichiara «sereno e fiducioso» in vista della fiera torinese (dove pare confermata la presenza di Abraham Yehoshua, non quella di Grossman e Oz) oltre che colpito dall'esempio positivo dato dalla security parigina: metal detector, controlli discreti e nessuna cappa angosciosa sul Salone, nonostante falsi allarmi e telefonate anonime.
«Certo — spiega — i nostri numeri sono più grandi, i visitatori torinesi circa il doppio di quelli parigini, soprattutto a causa di un fitto calendario di incontri. Ma il modello è quello giusto: le polemiche devono cedere il passo ai libri e al pubblico».

Da La REPUBBLICA, un intervento di Marek Halter:

Alcuni civili sono stati uccisi nei giorni scorsi ad Ashod e ad Ashkelon. Altri civili hanno perso la vita a Gaza. In seguito alcuni giovani studenti sono stati assassinati a Gerusalemme, mentre erano chini su un libro, il libro che dovrebbe unirci tutti, ebrei, cristiani e musulmani. Non siamo forse tutti Ahl al-Kittab, in arabo "I popoli del Libro"?
A Parigi il Salone del Libro vive giorni difficili, seguito subito dopo dalla Fiera del Libro di Torino, dove gli scrittori israeliani sono gli ospiti d´onore. Da alcune settimane, associazioni di scrittori e autori arabi e occidentali lanciano appelli per boicottare la Fiera del Libro di Torino a causa della presenza di questi scrittori israeliani. "I pugnali che non sono impugnati, possono trovarsi nelle parole" dice Amleto. Non si devono usare le parole alla leggera: ben presto si trasformano in gesti concreti.
Continuo a pensare che non si può fare guerra alla letteratura. Esiste un modo più efficace per ottenere giustizia senza uccidere, e consiste nel lasciare vivere e parlare. Scrittori arabi: venite, dialoghiamo! Venite a incontrare alla Fiera del Libro di Torino i vostri colleghi israeliani! È con loro che scriverete il vostro futuro, non contro di loro.
Quanto a voi, anime belle dell´Occidente, invece di incitare al boicottaggio degli scrittori israeliani, fareste meglio a esigere che dopo l´omaggio tributato alla letteratura israeliana, la prossima Fiera del Libro di Torino renda omaggio alla letteratura palestinese. Mahmoud Darwisch e Sari Nusseibeh lo meritano.

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