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Luce nel buio del tunnel. Come gli ostaggi a Gaza celebravano Hanukkah 13/12/2025

Un filmato recuperato dall’esercito israeliano durante le operazioni nella Striscia di Gaza mostra sei ostaggi israeliani mentre cercano di accendere le candele della festa di Hanukkah in un tunnel con scarso ossigeno. I sei ostaggi sono Hersh Goldberg-Polin, 23 anni, Eden Yerushalmi, 24 anni, Ori Danino, 25 anni, Alex Lobanov, 32 anni, Carmel Gat, 40 anni, e Almog Sarusi, 27 anni. Il filmato risale al dicembre 2023. Otto mesi dopo, il 29 agosto 2024, all’approssimarsi delle Forze di Difesa israeliane al tunnel sotto il quartiere di Tel Sultan, a Rafah (Striscia di Gaza meridionale), tutti e sei gli ostaggi furono assassinati con un colpo alla testa dai terroristi palestinesi.



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L'Opinione Rassegna Stampa
29.01.2008 Libano verso la guerra civile ?
l'analisi di Stefano Magni

Testata: L'Opinione
Data: 29 gennaio 2008
Pagina: 0
Autore: Stefano Magni
Titolo: «Libano, prova generale di guerra civile»
Da L'OPINIONE del 29 gennaio 2008:

Il Sud di Beirut è una zona tragicamente familiare per i libanesi: nel 1975 fu nei quartieri meridionali che scoppiarono i primi scontri a fuoco tra cristiani e palestinesi, i primi colpi di una guerra civile che sarebbe durata per quindici anni. Domenica scorsa, a Mar Mekhael, nella stessa area, è avvenuto il primo scontro a fuoco tra sciiti e cristiani dai tempi della guerra civile. Il bilancio provvisorio delle vittime è di otto morti (tutti nel campo sciita) e una quarantina di feriti. Il fatto in sé non permetterebbe di capire la gravità della situazione: gli sciiti sono scesi in strada per protestare contro il razionamento dell’energia elettrica, poi sono partiti sassi, bastonate e anche qualche colpo di arma da fuoco (stando alle fonti ufficiali libanesi) contro le forze di sicurezza e queste ultime, con i nervi già tesi per l’omicidio, venerdì scorso, del capitano Wissam Eid, hanno risposto sparando colpi di arma da fuoco. Da questo primo scontro, in cui è morto il leader di Amal (partito sciita) Hassam Hamza, è iniziata la guerriglia metropolitana durata tutta la notte, non solo tra manifestanti e forze di sicurezza, ma anche tra cittadini cristiani e sciiti, secondo quanto riporta il quotidiano libanese Daily Star.

Gli sciiti si sono mobilitati anche in altre parti del paese per bloccare l’autostrada che collega Tiro a Sidone e numerose strade della Valle della Bekaa. Entrambe le zone sono a maggioranza sciita. Dopo alcune ore di trattative, nella serata di domenica, il governo di Fouad Siniora è riuscito ad ottenere la parziale riapertura delle arterie stradali, ma gli scontri sono proseguiti ugualmente nella capitale, nonostante gli inviti alla calma da parte dei partiti sciiti Amal e Hezbollah. Domenica notte, in un suo messaggio televisivo, il premier Siniora ha promesso che saranno trovati i colpevoli della sparatoria di domenica e ha chiesto di dare fiducia all’esercito “in questo momento difficile”. Da ieri mattina regna nel Libano un clima di pace fredda. Vista in prospettiva, la sparatoria di domenica non è solo una protesta per l’energia elettrica. Dal 23 novembre scorso il Libano è privo di un presidente perché l’opposizione (filo-siriana) non accetta un compromesso con la maggioranza parlamentare. Le elezioni, in questo modo, sono state rimandate per tredici volte. Mentre a Beirut gli sciiti filo-siriani si scontravano con le forze di polizia, la diplomazia siriana era all’opera per ottenere più potere sul futuro governo libanese.

Presso l’ultima riunione della Lega Araba, che si è tenuta domenica al Cairo, il rappresentante di Damasco, appoggiato dalla Libia, ha chiesto di conferire a Hezbollah più ministri. Il Partito di Dio, infatti, chiede 10 ministri per sé e per i partiti alleati, sufficienti, secondo la costituzione libanese, ad ottenere un potere di veto. Gli altri governi arabi (Egitto e Arabia Saudita in particolare) si sono opposti alla richiesta, ribadendo il “piano arabo” per lo sblocco della paralisi istituzionale libanese: governo di unità nazionale, nessuna maggioranza dominante. Non è quello che vuole la Siria, né quello a cui aspira il suo alleato locale Hezbollah. Hassan Nasrallah, il suo leader e più famoso portavoce, ha parlato esplicitamente di aspirare a un “governo islamico”, un progetto che è stato definito “inquietante” e “in contrasto con la realtà libanese” dal patriarca cristiano Sfeir. Quella di domenica è stata una dimostrazione della capacità di mobilitazione rapida di Hezbollah nelle zone a maggioranza sciita. Con il blocco delle arterie stradali, avvenuto immediatamente dopo i primi scontri a Beirut, Hezbollah ha dimostrato di poter paralizzare il paese. E non è la prima volta: anche martedì scorso era stato bloccato l’aeroporto, cogliendo il pretesto di uno sciopero contro il caro vita. Si tratta di vere prove generali di guerra civile.

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