Un filmato recuperato dall’esercito israeliano durante le operazioni nella Striscia di Gaza mostra sei ostaggi israeliani mentre cercano di accendere le candele della festa di Hanukkah in un tunnel con scarso ossigeno. I sei ostaggi sono Hersh Goldberg-Polin, 23 anni, Eden Yerushalmi, 24 anni, Ori Danino, 25 anni, Alex Lobanov, 32 anni, Carmel Gat, 40 anni, e Almog Sarusi, 27 anni. Il filmato risale al dicembre 2023. Otto mesi dopo, il 29 agosto 2024, all’approssimarsi delle Forze di Difesa israeliane al tunnel sotto il quartiere di Tel Sultan, a Rafah (Striscia di Gaza meridionale), tutti e sei gli ostaggi furono assassinati con un colpo alla testa dai terroristi palestinesi.
Testata: La Stampa Data: 20 gennaio 2008 Pagina: 35 Autore: Ernesto Ferrero Titolo: «La Fiera è fiera di Israele»
Sotto l'efficace titolo " La Fiera è fiera di Israele ", la STAMPA di oggi, 20/01/2008, pubblica a pag.35, un articolo di Ernesto Ferrero, direttore della Fiera del Libro di Torino. Parole sensate, in risposta a quei pochi esagitati che vorrebbero impedire la presenza di Israele alla Fiera del Libro del prossimo maggio a Torino. Pochi estremisti, isolati anche dalla sinistra che ragiona, che trovano alleati naturali nella estrema destra nostalgica dei passati regimi nazifascisti. Ci chiediamo però il motivo per il quale i giornali ospitino le loro nefande richieste, non sarebbero sufficienti due righe fondo basso in cronaca ? Invitiamo i nostri lettori a scrivere alla STAMPA ponendo questa domanda.
A proposito di un presunto appello di scrittori giordani a boicottare la Fiera del libro di Torino, vorrei fosse chiara una cosa. Quando si dice che un Paese sarà ospite alla manifestazione, si intende che vengono invitati qui i suoi scrittori, saggisti, storici, scienziati, poeti, musicisti e quant’altri, tutti coloro che concorrono a definire l’immagine della cultura di un Paese nelle sue varie componenti e sfumature. Sarà così anche per Israele che, come è noto, possiede una libera cultura, che ha dimostrato di saper essere indipendente da condizionamenti governativi. Questa cultura, da anni nota in tutto il mondo e apprezzata anche in Italia, si è sempre distinta per l’atteggiamento critico e per la disponibilità al dialogo e alla ricerca. Ancora l’altro giorno è apparso su La Stampa un articolo di Avraham Yehoshua che denunciava senza mezzi termini la pratica israeliana degli «avamposti» in Cisgiordania. Dovremmo zittire anche lui? In nome di quale principio? E con quale vantaggio per la parte palestinese? Mi sembra davvero singolare e paradossale che degli scrittori, siano essi giordani o altri, chiedano di negare la parola ad altri scrittori in una sede di libero confronto. Voglio credere che si tratti di un equivoco o di un malinteso, perché se così non fosse bisognerebbe concludere che questi sedicenti scrittori usurpano la qualifica. Se invece sono proprio degli scrittori, che vengano a Torino a dire la loro: a fermarli non sarà certo una Fiera che si è sempre distinta per la pluralità delle voci che ospita. Sono convinto che la vera letteratura, cioè l’attività cognitiva per eccellenza, non appartenga a questo o a quel Paese, a questa o a quella bandiera, ma sia sovranazionale: un patrimonio dell’umanità, per così dire. L’unica strada che ci resta, in un’epoca segnata dall’ingiustizia e dalla violenza, resta quella del confronto, del dialogo e della ricerca comune. Tutto quello che va contro questa esigenza primaria va semplicemente contro l’uomo, e concorre a preparare nuovi disastri.
Per scrivere alla Stampa, cliccare sulla e-amil sottostante.