Un filmato recuperato dall’esercito israeliano durante le operazioni nella Striscia di Gaza mostra sei ostaggi israeliani mentre cercano di accendere le candele della festa di Hanukkah in un tunnel con scarso ossigeno. I sei ostaggi sono Hersh Goldberg-Polin, 23 anni, Eden Yerushalmi, 24 anni, Ori Danino, 25 anni, Alex Lobanov, 32 anni, Carmel Gat, 40 anni, e Almog Sarusi, 27 anni. Il filmato risale al dicembre 2023. Otto mesi dopo, il 29 agosto 2024, all’approssimarsi delle Forze di Difesa israeliane al tunnel sotto il quartiere di Tel Sultan, a Rafah (Striscia di Gaza meridionale), tutti e sei gli ostaggi furono assassinati con un colpo alla testa dai terroristi palestinesi.
Gerusalemme città "neutra" la proposta di Abraham B. Yehoshua sul futuro della capitale d'Israele
Testata: Avvenire Data: 10 gennaio 2008 Pagina: 29 Autore: Lorenzo Fazzini Titolo: «Yehoshua: Gerusalemme città «neutra»»
Da AVVENIRE del10 gennaio 2008
U n silenzioso grido d’aiuto per salvare Gerusalemme rivolto da un ebreo ai cristiani. Con la convinzione che ci si trova davanti a «una città dal significato universale». Lo scrittore israeliano Abraham B. Yehoshua (di cui uscirà a breve il nuovo libro, Fuoco amico, per i tipi di Einaudi) affida alla rivista di viaggi Traveller un’appassionata riflessione sull’identità della Città Santa. Nel suo contributo – intitolato «La città che amo e odio» – l’autore de Il Signor Mani racconta il suo rapporto con il «cuore» dei tre monoteismi: una relazione anzitutto esistenziale – «nonostante non viva più a Gerusalemme da quarant’anni, ho legami forti e profondi con questa città» – e anche letteraria, visto che la Città vecchia e i quartieri sorti dopo la nascita di Israele nel 1948 fanno spesso capolino tra le pagine del romanziere oggi residente ad Haifa: «In ogni nuovo romanzo la mia città natale è protagonista di qualche episodio». Ma è su un piano diplomatico che l’intervento di Yehoshua merita una segnalazione, laddove propone una «soluzione politica » per la città sacra ad ebrei, cristiani e musulmani. Tale prospettiva pacificatrice chiama in causa in forma esplicita (con toni quasi ultimativi) il mondo cristiano. Eccola: per Yehoshua è necessario «dividere Gerusalemme in tre parti: una zona ebraica capitale d’Israele, una palestinese capitale della Palestina e (…) trasformare la Città Vecchia – cuore religioso – in una sorta di Vaticano. Ovvero in un’entità apolitica governata dai rappresentanti di cristiani, ebrei e musulmani, così che Gerusalemme possa essere di tutti». Yehoshua convoca il mondo cristiano come «intermediario» tra ebrei e palestinesi, musulmani e figli di Davide, in modo da salvare questo inestimabile scrigno della spiritualità umana: «Sono in collera con i cristiani: non prendono posizione, non si impegnano quanto sarebbe giusto per rivendicare la cura della Città Vecchia. I cristiani dovrebbero allearsi per dire a israeliani e palestinesi: vogliamo essere vostri partner per risolvere la questione di Gerusalemme, perché non possiamo permettere che finiate con il distruggerla». E se i cristiani prendessero questa iniziativa – «una svolta», la definisce Yehoshua – si potrebbe arrivare anche a una nuova en- tità giuridica per la Città Antica: «In quel perimetro sacro non dovrà mai sventolare una bandiera nazionale e i suoi residenti godranno di uno status internazionale. Questa per me è l’unica soluzione. Ma affinché si realizzi, i cristiani dovranno rivendicare con fermezza il diritto a esserne parte e non permettere a israeliani e palestinesi di litigare per ogni pietra». Così dicendo, Yehoshua riecheggia una posizione cattolica che fu già di Paolo VI quando nel 1969, scrivendo alla Conferenza panislamica di Rabat, affermava: «Pensiamo dunque che i rappresentanti delle tre religioni monoteistiche dovrebbero accordarsi per salvaguardare il carattere unico e sacro dei Luoghi santi e di Gerusalemme in particolare». Ancora Montini aggiungeva nel ’71: «A Noi sembra (…) che sia interesse – e quindi dovere di tutti – che questa Città dai destini unici e misteriosi sia protetta da uno statuto speciale, garantito da un presidio giuridico internazionale». E Giovanni Paolo II, ricevendo il ministro degli Esteri di Israele nel 1982, tratteggiava così la vocazione della Città Santa: «Sia resa un crocevia di pace e di incontro per i fedeli delle tre religioni – cristianesimo, ebraismo e islam». Tanto che nel 1994 i Patriarchi e capi cristiani di Terra Santa rilanciavano l’idea di «accordare a Gerusalemme uno statuto speciale, che le permetta di non essere vittima di leggi imposte come risultato di ostilità o guerre, ma di essere una città aperta che trascenda i conflitti politici».
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